Il pubblico italiano ha scoperto la meritocrazia solo di recente e la ritiene una novità, anche se concorsi, esami, valutazioni si sono sempre fatti in questo come in qualunque altro paese. Come tutti i parvenu, molti italiani sembrano ritenere che la meritocrazia sia la salvezza del paese e debba essere applicata con rigore assoluto: premi a chi è bravo, fuori chi non merita! Tutti gli eccessi conducono a errori, ma criticare oggi i principi del merito equivale nell’opinione pubblica a difendere la raccomandazione e la disonestà. Chiariamo che la disonestà nei concorsi è un reato e che la responsabilità penale è individuale: deve essere accertata da un giudice per ogni singolo imputato e non può essere generalizzata alla classe dei dipendenti pubblici (da Brunetta in poi il bersaglio preferito dei “meritocrati”).

E’ evidente che, laddove è possibile, il reclutamento debba privilegiare criteri di merito individuale: il problema si pone nel riconoscere i casi in cui questo approccio non è possibile. Di solito un discrimine importante sta nel rapporto tra il fabbisogno e la base di selezione. Se ad esempio dovessimo selezionare il Comandante in Capo di un esercito avremmo un fabbisogno di una persona e una base di selezione di molte centinaia di ufficiali superiori, una buona condizione per applicare i criteri del merito individuale (ammesso che sia facile distinguere chi merita da chi non merita; ma questo è un altro problema). Se invece abbiamo bisogno di un chirurgo (un esempio frequentemente proposto), il problema del reclutamento cambia aspetto.

Un chirurgo mi può servire in qualunque momento del giorno e della notte: ad esempio per un incidente d’auto, o per un’appendicite acuta. Per avere “un” chirurgo quando mi serve, ho bisogno di un Pronto Soccorso attivo 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, con annessa una Chirurgia d’Urgenza e tutte le strutture di servizio relative. Saranno previsti turni e guardie, e ogni area del territorio nazionale deve essere coperta (l’incidente d’auto mi può capitare sotto casa o a mille chilometri di distanza). In pratica, per avere “un” chirurgo quando mi serve devo reclutare ogni anno nel Servizio Sanitario Nazionale molte migliaia di medici: il ruolo del chirurgo o del medico non assomiglia a quello del Comandante in Capo dell’esercito, ma a quello del soldato, che lavora di persona anziché comandare. Una stima del fabbisogno di medici e chirurghi è la seguente: nei paesi avanzati sono in servizio tra 3 e 4 medici/chirurghi per ogni mille abitanti; in Italia, con 55 milioni di abitanti, sono  in servizio oltre 190.000 medici e chirurghi. Assumendo una vita lavorativa media di 35 anni, il ricambio necessario per l’Italia è di circa 5.500 medici e chirurghi all’anno.

Non è possibile pensare di reclutare ogni anno i “migliori” 5.500 medici e chirurghi per la semplice ragione che non c’è base di selezione: il sistema formativo universitario del paese è in grado a malapena di coprire il fabbisogno. I medici e chirurghi che si laureano in Italia ci servono tutti, fino all’ultimo. D’altra parte il nostro obiettivo non può essere quello di aumentare la produzione di laureati, per poi scartarne la maggioranza in procedure selettive meritocratiche: nessun paese può permettersi un costo del genere, né può permettersi di scartare laureati formati (che ne faremmo? Disoccupati di lusso?). Il nostro obiettivo deve invece essere quello di formare al meglio i nostri studenti in modo da garantire che anche il peggiore dei nostri laureati sia un professionista adeguato e valido.

La qualità del Servizio si valuta sulle sue prestazioni medie e sulle sue prestazioni peggiori, non sulle eccellenze. La selezione meritocratica in questo caso va fatta all’ingresso, con il numero programmato e il concorso di ammissione all’università, per due ragioni: limitare i costi di formazione (ogni studente usa risorse e costa allo stato), e consentire a chi non è entrato di cercare una diversa collocazione professionale senza sprecare il suo tempo per diventare futura base di selezione (e di scarto) in una competizione meritocratica tardiva. So bene che molti non saranno d’accordo con questo ragionamento, e vorranno ad ogni costo il chirurgo “migliore”: non c’è problema, fate come Berlusconi che per una cardiochirurgia si fece ricoverare in Texas. La meritocrazia costa, basta pagarla.