L’8 marzo, festa della donna, un tal giudice di sorveglianza ci fa un regalo. Dato che Silvio Berlusconi si è comportato bene viene liberato dall’obbligo di badare agli anziani e può tornare nel mondo dei giovani uomini e, soprattutto, in quello delle giovani donne mostrando i benefici effetti della “rieducazione”. A lui tocca una liberazione anticipata di 45 giorni, giusto perché il mondo sentiva un gran bisogno delle sue conferenze a reti unificate sulla cattiveria dei magistrati “comunisti” o sui progetti per gli “italiani” svelati a Porta a Porta.

Proprio l’altro giorno io e un’altra amica, a dire il vero, ci chiedevamo quando avremmo di nuovo potuto godere delle fiction trash che lo vedevano, talvolta, protagonista. Ad aspettare in fila la sua liberazione ci saranno, forse, uno stuolo di belle ragazze bisognose di una sistemazione nel mondo dello spettacolo e appresso a loro, di conseguenza, vedremo anche alcune della vecchia Se Non Ora Quando che dopo l’affido in prova ai servizi sociali di Berlusconi non hanno più avuto nulla da dire. Nessuna manifestazione da fare contro il sessismo delle sue battute, sulla presunta relazione sesso/potere, l’indispensabile corsa al soccorso della ex moglie del cavaliere, tutta casa, famiglia e mantenimento, che per un attimo qualcuna ha considerato, perfino, l’ispirazione massima del femminismo.

D’altronde in quel periodo, tra i tanti miracoli che Berlusconi ha fatto, c’era quello di risuscitare uno spirito pseudo femminista perfino nelle cattoliche timorate di Dio o nelle donne di destra che erano unite alle altre di sinistra in una battaglia moralista senza fine. Massimo obiettivo era quello di sconfiggere le veline delle tivù berlusconiane perché il corpo delle donne doveva essere riportato all’epoca in cui Raffaella Carrà veniva minacciata di sanzioni perché mostrava l’ombelico nel suo programma Rai.

Io temo fortemente il ritorno sulle scene di Berlusconi, non solo per il fatto che mi ricorda come al mondo vi siano sempre due pesi e due misure, i ricchi a scontare pena con il volontariato presso coetanei, e i poveri a prendere legnate durante la prigionia o morti suicidi perché non possono pagare le tasse. Fossero veramente molto comunisti, questi magistrati, per quanto io non ami la galera in generale, forse svuoterebbero le carceri di povera gente e le riempirebbero di ricconi che ci chiedono voti per programmi politici che non comprendono mai le esigenze delle persone precarie.

Temo la sua liberazione per le conseguenze e gli effetti che lui ha sulla vita culturale del Paese, lo temo perché spero che a nessuno venga più in mente di pensare che Rosi Bindi è femminista e spero che le vecchie Snoq non ricomincino a fare la morale alle escort che, con rispetto parlando, fanno solo il proprio mestiere. Spero non si ricominci a parlare della corruzione delle donne e non si rimetta in moto lo stesso meccanismo che istiga misoginia. Di tutte le cose vissute negli anni scorsi, dal punto di vista femminista, quel che non rimpiango è appunto l’atteggiamento intollerante contro le donne che sono state definite “zoccole”, o le offese alle ministre, solo perché belle e scelte dal cavaliere, la divisione tra donne perbene e donne per male, quella forma di restaurazione culturale che in qualche modo ha riguardato tutte noi.

Non tutte le donne andavano alle feste di Berlusconi ma tutte le donne hanno subito una serie infinita di veti morali, un lamento didattico che è sfociato in un femminismo sessuofobo e pieno di pregiudizi contro le donne che guadagnano soldi o favori anche grazie alla propria avvenenza. Quel che non rimpiango, perciò, è il fatto che quando si parla di un uomo, giudicandolo per l’etica dei comportamenti e per l’assenza di sobrietà dovuta ad un alto rappresentante delle istituzioni, infine, non si sa come né perché, si finisce per insultare le donne.

L’8 marzo, allora, facciamo che con il ritorno in libertà di Berlusconi torni anche un po’ di buon senso, con la consapevolezza che il sessismo è trasversale a una società in cui l’alternativa è tra le donne di destra e quelle di sinistra, piazzate sempre nelle istituzioni per lavare con un po’ di rosa il grigio delle azioni di governo. E’ avvenuto con i passati governi e avviene anche ora. Facciamo che il suo ritorno sia considerato per quello che è: la prova che in Italia il garantismo, auspicabile sempre, viene applicato solo in alcune occasioni. Forse non c’entra nulla, ma, secondo voi faccio male a pensare a Stefano Cucchi?