Tito Boeri, presidente designato dell’Inps, potrebbe incontrare ostacoli nel percorso verso l’insediamento al vertice dell’istituto pensionistico. La sua nomina, annunciata a sorpresa da Matteo Renzi subito dopo il Consiglio dei ministri della sera di Natale, aveva stupito tutti – a cominciare dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti – ma nessuno aveva avuto da ridire sui requisiti del professore di economia del Lavoro alla Bocconi per la guida dell’ente. Alla Camera però, come riporta il Corriere della Sera, diversi schieramenti hanno sollevato dubbi sulle sue effettive capacità di gestire l’ente di previdenza.

Il primo a sollevare la questione a Montecitorio, in commissione Lavoro (che ha parere non vincolante in materia), è stato Sergio Pizzolante di Area Popolare. Il deputato, d’accordo con il presidente Cesare Damiano (Pd), ha chiesto chiarimenti al governo, osservando che Boeri non avrebbe “una specifica capacità manageriale e una qualificata esperienza nell’esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell’ente”. Dello stesso avviso Renata Polverini, di Forza Italia, vice presidente della commissione, che ha depositato una richiesta per audire lo stesso Boeri e verificare se sia in possesso dei requisiti previsti dal decreto legge 78 del 2010, gli stessi elencati dal collega Pizzolante. “Tutti conosciamo il curriculum accademico di Boeri e nessuno ne mette in dubbio l’autorevolezza”, ha precisato l’ex presidente della regione Lazio, che però ha ribadito che serve chiarezza.

“Anche altri gruppi sono d’accordo sull’audizione“, ha dichiarato Damiano. L’ex ministro del Lavoro ha quindi annunciato che Boeri risponderà in commissione, probabilmente, l’ultima settimana di gennaio. Dopo aver chiesto la disponibilità dell’economista milanese e aver avvisato Poletti, che pare non sapesse nulla dell’intenzione di Renzi di nominarlo all’Inps e dava per scontata la conferma di Tiziano Treu, nominato da soli due mesi commissario straordinario dell’istituto. E adesso, chiosa il quotidiano di via Solferino, toccherà proprio al ministro rimediare alla fretta di Renzi, che ha spiazzato la maggioranza e lo stesso governo.