“Nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali?”. La domanda punta dritto ai veri contenuti di Expo, al di là del messaggio che rappresenta il tema dell’esposizione, ovvero “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il collettivo CostituzioneBeniComuni, promosso tra gli altri da Vittorio Agnoletto, e il gruppo del consiglio comunale di Milano Sinistra per Pisapia hanno scelto l’interrogativo come titolo di un convegno che si terrà il 7 febbraio a Milano, appuntamento a cui aderiscono anche l’associazione “Adesso basta” e il comitato milanese “AcquaPubblica”. Apriti cielo, perché quello stesso giorno il presidente del Consiglio Matteo Renzi sarà nel capoluogo lombardo all’Hangar Bicocca per lanciare la discussione sulla Carta di Milano, un protocollo mondiale sul cibo che per il ministro Maurizio Martina sarà la “principale eredità di Expo”. Da una parte l’evento ufficiale, l’Expo delle idee, una specie di Leopolda sull’alimentazione in cui 500 esperti si confronteranno divisi in 40 tavoli, previsto anche un videomessaggio del Papa su diritto al cibo e tutela della Terra. Dall’altra parte il contro evento, programmato da tempo nella sede del comune e ora finito in contemporanea con l’arrivo di Renzi. Una coincidenza sufficiente a scatenare la polemica. Il segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati ha chiesto di spostare il convegno in una location meno istituzionale. “Improponibile – ha risposto il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo. “Il convegno mira a riproporre i contenuti dell’evento, dall’acqua come bene primario dell’umanità al diritto dei popoli al cibo”. Tanto più che “di contenuti – fa notare Agnoletto – finora non si è mai parlato”. Per riportarli al centro del dibattito gli organizzatori dell’incontro di Palazzo Marino hanno scritto una lettera aperta al premier, in cui si ribadisce la domanda di fondo: Expo serve a nutrire il pianeta o le multinazionali?

“La regia del protocollo mondiale sul cibo – si legge nel documento – è stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition, una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta”. Discorso analogo anche per Nestlè, che attraverso la controllata San Pellegrino sarà partner dell’esposizione: “Il presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla”. L’elenco delle grandi aziende scelte per collaborare con Expo potrebbe andare avanti e, secondo i firmatari della lettera, rappresenta una contraddizione di fondo: l’esposizione “è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta. Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone?”.

Un’altra contraddizione c’è poi nel miliardo di affamati e nel miliardo di obesi che – secondo gli organizzatori del convegno – esistono proprio a causa del cibo “globalizzato o spazzatura”, prodotto dalle multinazionali che “detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo”. Tutte questioni di cui Expo non parla, come non parla di diritto all’acqua potabile e di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla: l’esposizione – questa l’accusa – si rivolge alle fasce di popolazione ricca dell’occidente, non ai contadini privati della terra e dell’acqua con pratiche come il land e water grabbing, ovvero la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o a una multinazionale. Di qui l’idea di organizzare l’incontro di Palazzo Marino, a cui parteciperanno anche Moni Ovadia e Susan George, attivista e scienziata del Transnational Institute, che terrà un discorso sul rapporto “contro natura” tra cibo e finanza, in un mondo dove si costruiscono derivati anche sulle produzioni di cereali.

A Renzi e agli organizzatori di Expo viene rivolto un appello: che il protocollo mondiale sul cibo ponga al centro “la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali”. La lettera si conclude poi con una serie di istanze: “Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli ogm (…), chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un protocollo mondiale dell’acqua (…), chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua”. Fino alla questione irrisolta del post Expo: “Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità”.

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