I dipendenti dell’Antitrust sono in agitazione per la prima volta dalla nascita dell’authority, 24 anni fa. Francastella Branca, referente nazionale Authorities di Fiba Cisl, scrive in un comunicato che il personale è “fortemente preoccupato per l’autoreferenzialità dell’Autorità” presieduta da Giovanni Pitruzzella e per “l’instabilità generata negli ultimi da tre anni da un numero imprecisato di modifiche dell’organizzazione interna, instabilità che si è aggravata dalle decisioni assunte negli ultimi tempi”. Secondo il sindacato, “piuttosto che continuare a cambiare gli assetti interni e i posti delle caselle di coordinamento per motivi contingenti i cui obiettivi non appaiono mai chiari è arrivato il momento di ragionare sulla necessità di una effettiva separazione di responsabilità: l’Autorità deve assicurare alle imprese e ai consumatori la sua terzietà rispetto all’attività istruttoria che compete invece alla struttura tecnica“. Di qui la decisione del personale di astenersi da prestazioni lavorative “oltre il normale orario di lavoro”e in particolare “oltre le ore 16″ “quanto meno dal 15 al 19 dicembre”.

“La sequenza dei fatti e la confusione si commentano da soli”, si legge nella nota. “Un concorso per 6 posti da dirigente bandito alla vigilia del decreto Madia, dichiarato inopportuno dalle organizzazioni sindacali anche a causa dei criteri adottati e per l’assenza di una ricognizione delle esigenze organizzative; la successiva riduzione dei posti dirigenziali nel settore istruttorio di tutela del consumatore; il mantenimento però di un numero di unità organizzative superiore a quello dei dirigenti in pianta organica nei settori no core; la revoca di tutti gli incarichi dirigenziali e paradirigenziali conferiti sia a dirigenti che a funzionari; il conferimento di alcuni incarichi a dirigenti per un anno e un interpello ai funzionari per coprire nuovamente funzioni dirigenziali ma senza indicazione degli uffici e dei criteri della selezione. E in aggiunta l’Autorità vorrebbe pure istituire capi area e forse la figura della delega dirigenziale vicaria“. In più “dopo aver assunto a chiamata diretta come lavoratore dipendente un portavoce pensionato per 90mila euro l’anno, si appresta a lasciare a casa due impiegate con contratto a termine che insieme costano di meno”. Il riferimento è al giornalista Giovanni Valentini, ex direttore de L’Espresso e vicedirettore di Repubblica, che ha preso servizio come portavoce a fine novembre.

A tutto questo si aggiunge una sforbiciata agli straordinari. Il personale “non ritiene”, conclude il comunicato, “che siano queste le condizioni migliori per assicurare al Paese un esercizio efficiente della missione istituzionale e delle speciali responsabilità che incombono su una istituzione come l’Antitrust, a maggior ragione in questo periodo di crisi”.

La Fiba Cisl chiede infine al Parlamento di occuparsi della questione, “non solo e non tanto” abbassando “le retribuzioni del personale (che non pesano un euro sul bilancio statale e sul debito pubblico)” ma affrontando il nodo “delle sedi, dell’unificazione dei concorsi” e “del tentativo in atto di far sparire dall’ordinamento nazionale le Autorità indipendenti e le Commissioni di garanzia, anche quelle necessarie nell’ambito comunitario, equiparandole agli enti nazionali di ricerca”.

L’Antitrust ha risposto a stretto giro che “lo stato di agitazione deriva dalla rigorosa applicazione di tutte le norme in materia di spending review adottate negli ultimi anni, e in particolare dal decreto legge del ministro Madia, per la riduzione dei costi nell’amministrazione pubblica”. “In relazione a tale ultimo provvedimento, l’Agcm è stata la prima ad adottare fin dal primo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto le riduzioni nel trattamento economico del personale previste”, si legge nella nota. E “il fatto che l’Autorità non sia finanziata direttamente dallo Stato, bensì dalle imprese in forza della legge in vigore, non rileva ai fini dell’esigenza di non ridimensionare i costi in un periodo di crisi economica come questo”. “Tutte le altre decisioni organizzative – precisa infine l’Authority – sono state assunte nel rigoroso rispetto delle disposizioni di legge vigenti e nell’ottica di assicurare ulteriori risparmi. Anche la decisione di introdurre la figura professionale di un portavoce, con un contratto a tempo determinato, si è tradotta in un risparmio complessivo di 88mila euro all’anno: questa assunzione non ha peraltro nulla a che fare con la scadenza naturale dei contratti a termine di due impiegate”.