PierGiorgio Gawronski ha dedicato l’ultimo suo blog, Le cause del declino a una critica puntuale dell’ultimo mio, Mafia capitale, Expo, Mose, Olimpiadi: un paese senza vergogna. Lo ringrazio per l’attenzione e per i complimenti che mi fa; vorrei rispondere a qualcuna delle sue osservazioni.

A proposito dei tedeschi, non mi sono spiegata bene. Non ho affatto elogiato le loro vere o supposte virtù: ho semplicemente osservato un fatto, i tedeschi ci disprezzano; e ho formulato una domanda: quali elementi nel nostro comportamento provocano il loro disprezzo? E’ una metodologia antropologica, si chiama etnocentrismo critico e suggerisce che la vera conoscenza reciproca tra due gruppi umani diversi si costruisce con la riflessione sistematica sulle reazioni che ciascun gruppo provoca nell’altro. Sicché la domanda che ho posto era semmai monca di una parte: bisogna chiedersi anche cos’è che nei comportamenti dei tedeschi provoca in noi italiani quella curiosa reazione di odio-ammirazione-timore che ‘da sempre’ caratterizza i nostri rapporti con loro.

Mi pare che non si addica affatto alle mie tesi l’accusa di moralismo. Direi piuttosto che tento di fare l’analisi funzionale di un sistema politico. I sistemi di governo fondati su una concezione proprietaria e personalistica dello Stato, all’interno del quale l’allocazione delle risorse era decisa dal il re o chi per lui, secondo criteri arbitrari e particolaristici, hanno retto l’Europa all’incirca per un millennio; e a modo loro hanno funzionato. A mio giudizio quello che non funziona oggi è la convivenza tra un sistema particolaristico e personalistico e uno universalistico fondato sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. E non funziona perché mentre tutti sanno che “la legge è uguale pe’ tutti,” sanno anche che “chi have denari se ne futti” (Proverbio diffuso nell’Italia meridionale a partire dall’Unità) Quando si predica e addirittura si pretende di imporre per legge l’universalismo egualitario e poi di fatto le risorse si distribuiscono secondo criteri particolaristici (familismo, clientelismo, cosca) è chiaro che la delegittimazione è massima sotto il cielo (antipolitica!). Ma “cacciarli via” è difficile, bisogna pur sopravvivere e poiché il sistema particolaristico sembra funzionare meglio di quello universalistico, converrà al singolo cittadino inserirsi in qualche cordata. Non senza aver maturato la convinzione che l’unica cosa da fare è farsi i fatti propri.

Risultato: ineguaglianza strutturale delle opportunità, inaffidabilità dei criteri di selezione e sul piano della morale, cinismo e arrivismo. Con alcune ricadute sul Paese: scarsa governabilità della spesa pubblica, abbassamento del livello medio di efficienza a causa dei criteri di selezione del personale, uso strumentale delle istituzioni anzi, infeudamento delle stesse. Si capisce bene perché questo Paese è meno in grado di altri di fronteggiare la crisi.

Con tutto ciò, non ritengo affatto che tutto questo non possa cambiare. L’ostacolo maggiore, secondo me, non sta tanto nel radicamento del particolarismo nella tradizione culturale italiana Sta nel fatto che continuano ad essere all’opera potenti fattori culturali di riproduzione e di incremento della etica particolaristica. Il primo fattore è la presenza del cattolicesimo, con la sua educazione alla eterodirezione, alla deresponsabilizzazione, con il gioco ipocrita del pentimento e dell’assoluzione, con l’alibi della carità. Il secondo fattore è l’influenza del capitalismo e in particolare del capitalismo della globalizzazione, che legittima a ogni scala, mondiale e locale ogni tipo di comportamento vessatorio e predatorio purché produca utili; infine, terzo fattore è la qualità mediocrissima della classe dirigente italiana che dopo anni di selezione sulla base dei rapporti di fedeltà e acquiescenza al capo, annovera non pochi soggetti di assai modesto livello intellettuale e morale.

Quanto al fatto che gli italiani all’estero si comportano bene e invece anche gli altri si comportano male: i comportamenti umani non sono sempre e solo razionali; il conformismo è un istinto che è servito e ancora serve alla specie per sopravvivere; ma anche la trasgressione è un bisogno e una risorsa. Si tratta di come ciascun gruppo li socializza.

Il discorso si è fatto molto lungo. Spero che sia comprensibile. Chiudo con due domande. Quali sono gli incentivi adeguati? E, posto che le istituzioni non si riproducono e tanto meno cambiano per partenogenesi, quali sono i soggetti sociali che potrebbero farsi carico del cambiamento istituzionale?