Serie di raid e arresti della polizia turca in alcune redazioni di media d’opposizione. Nella mattinata di domenica, gli agenti hanno eseguito in tutto il Paese 24 arresti prevalentemente di giornalisti ritenuti dal presidente, Recep Tayyip Erdogan, degli oppositori che “cospirano per la sua caduta“. Un blitz che riporta d’attualità il tema della libertà di espressione nel Paese della mezzaluna durante la guida del nuovo presidente della repubblica turca e premier dal 2002 al 2014.

L’unità antiterrorismo della polizia turca ha fatto irruzione nella sede del quotidiano in lingua inglese Zaman e negli studi della tv Samanyolu, considerate vicine alle posizioni dell’ex alleato e, adesso, nemico giurato dell’ex premier: Fetullah Gulen. L’obiettivo della polizia, scrive Zaman, era quello di prelevare il direttore del quotidiano, Ekrem Dumanlı, ma avrebbe dovuto desistere grazie “all’oppisizione della redazione”. I poliziotti, si legge sul sito del quotidiano, hanno fatto irruzione nel palazzo del quotidiano, a Yenibosna, un quartiere di Istanbul, grazie anche alla cooperazione della sicurezza. I manifestanti contro l’azione di repressione del dissenso, però, hanno fatto blocco dentro l’edificio gridando “la stampa libera non può essere zittita” e non hanno permesso agli agenti di portare via il direttore. Un arresto che, però, è stato solo rimandato, perché nel pomeriggio le forze dell’ordine hanno raggiunto il direttore di Zaman che, così diventa il 24esimo fermato della giornata.

Lo slogan dei manifestanti che hanno bloccato l’ingresso della polizia nella sede del quotidiano è stato usato proprio da Dumanlı durante un suo discorso, quando si era diffusa la notizia che la polizia stesse programmando dei blitz: “La persona da portare in carcere è qui – aveva dichiarato, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters – Sono seduto nel mio ufficio e li invito ad arrestarmi”. Sui social network, in particolare su Twitter, circolava già nei giorni scorsi la notizia dell’azione degli agenti turchi, anche se il numero degli arresti ipotizzato era molto più alto: 400 obiettivi, tra cui 150 giornalisti vicini a Fetullah Gulen. Tra loro, oltre a Dumanlı, ci sono Bülent Keneş (Zaman), il general manager di Samanyolu TVHidayet Karaca e i giornalisti Emre UsluMehmet BaransuNuh Gönültaş.

Secondo i primi report dei media turchi, tra gli arrestati ci sarebbero anche due ex vertici della polizia. Una vera e propria retata in linea con le decisioni che hanno contraddistinto i mandati dell’ex premier che, dal 2002, ha dato il via a una lotta contro il dissenso interno. Nei 12 anni in cui è stato alla guida del governo, Erdogan ha condotto una serie di espropri di molti canali tv, radio e quotidiani che hanno avuto problemi finanziari e che, per poterli ripagare, sono passati in mano a familiari di membri del governo o personaggi molto vicini alla famiglia Erdogan. Inoltre, ha portato a termine una vera e propria pulizia tra i vertici delle forze di polizia e della magistratura, rimpiazzando chi era considerato servo dell’influenza gulenista, il famoso “Stato parallelo” da cui Erdogan dice di volersi liberare, con altri vicini alle posizioni governative. Senza dimenticare i più recenti provvedimenti che bandirono, temporaneamente, alcuni social network come Twitter e Youtube perché mezzi di diffusione del dissenso durante le proteste di Gezi Park e piazza Taksim.