Fino a pochi mesi fa i due progetti finanziati dalla Provincia di Reggio Emilia per favorire l’integrazione scolastica dei ragazzi con disabilità erano considerati un fiore all’occhiello. Denominati Tutor e Tutor Dsa, infatti, affiancavano ai giovani portatori di handicap, iscritti alle scuole superiori di tutto il territorio reggiano, studenti universitari appositamente formati per aiutarli nelle attività scolastiche ed extrascolastiche, supplendo, almeno in parte, alla mancanza cronica di insegnanti di sostegno che affligge ormai da anni il sistema scolastico nazionale. Tuttavia, sia a causa della riforma Delrio, che ha trasformato le Provincie in enti di secondo livello (che però in Emilia Romagna, per via delle elezioni regionali e del cambio di giunta, sono ancora senza deleghe), sia in seguito ai tagli lineari che il governo ha imposto a Regioni, Provincie e Comuni, la copertura finanziaria per portare avanti i due progetti è venuta meno. Così, già a partire dall’anno scolastico in corso, Tutor e Tutor Dsa sono stati sospesi. E ora centinaia di ragazzi con disabilità rischiano di dover saltare un giorno di scuola.

“Siamo in difficoltà – racconta Sabrina Montanari di Fa.ce, Famiglie Celebrolesi, una delle associazioni reggiane che ha denunciato il problema attraverso la Gazzetta di Reggio – se i tutor in origine erano stati formati per seguire i ragazzi disabili iscritti alle superiori nella fascia pomeridiana, e quindi extrascolastica, quando le scuole si sono rese conto che gli insegnanti di sostegno non erano sufficienti hanno iniziato a introdurli anche la mattina, altrimenti gli studenti sarebbero dovuti uscire prima da scuola, o rimanere un giorno a casa. Ora, con la sospensione del progetto, questo è ciò che accadrà”.

Gli oltre 300 tutor formati dai due progetti finanziati dalla Provincia di Reggio Emilia con circa 200 mila euro l’anno, infatti, non sono insegnanti, pertanto non possono sostituire in toto i docenti di sostegno. Tuttavia, spiegano le mamme e i papà iscritte alle associazioni Fa.Ce e Gis, Genitori per l’inclusione sociale, “aiutavano”. “Ogni anno – racconta Marisa Buratti, vicepresidente di Fa.Ce – chi ha un figlio disabile deve fare i conti con l’incertezza: quante ore di sostegno avrà mio figlio a scuola? Per quanti giorni, quindi, potrà studiare? Tutto questo perché lo Stato non fa il suo dovere e continua atagliare fondi all’istruzione, trasformando il diritto allo studio in un privilegio. E sempre più spesso noi genitori ci troviamo costretti a bussare alla porta dei presidi dei singoli istituti per chiedere se c’è qualche insegnante che possa seguire i nostri figli”.

Ora che anche i tutor verranno meno, quindi il problema si aggrava. “Reggio Emilia – spiega Ilena Malavasi, assessore all’Istruzione della nuova Provincia – assieme a Modena è la provincia emiliano romagnola con la percentuale più alta di ragazzi disabili iscritti alle scuole superiori, e questo è un dato positivo, perché significa che continuano a studiare. Tuttavia la mancanza di organico di sostegno, a fronte di un aumento costante di studenti che ne avrebbero bisogno, sta generando una difficoltà grave”.

Dieci anni fa la Provincia aveva provato ad andare incontro alle esigenze di scuole e famiglie con il primo progetto Tutor, che coinvolgeva più di 200 studenti universitari, o neolaureati, e altrettanti ragazzi disabili, e successivamente, vista la carenza di insegnanti di sostegno, aveva deciso di implementarlo con Tutor Dsa, nato per supportare i ragazzi dislessici. “Quest’anno però, tra i tagli lineari che il governo ha imposto agli enti locali, la Provincia di Reggio, ad esempio, si è vista togliere 30 milioni di euro in tre anni, e l’incertezza determinata dalla riforma Delrio, è venuta a mancare la copertura finanziaria, e siamo stati costretti a sospendere tutte le spese non obbligatorie” racconta Malavasi. In pratica, la Provincia ha lasciato a bilancio solo le uscite necessarie a evitare il dissesto finanziario dell’ente. “Il resto è stato depennato – continua l’assessore – purtroppo siamo ridotti all’osso. Tanto che se la legge di stabilità dovesse imporre nuovi tagli al nostro ente non avremo nemmeno il denaro per pagare il riscaldamento nelle scuole”.

Difficile, quindi, dire se i progetti Tutor e Tutor Dsa saranno riattivati in futuro. “Stiamo tentando, con l’Università di Modena e Reggio, di capire se c’è una via alternativa che non incida sui bilanci dell’ente” spiega Malavasi. Intanto, però, le famiglie guardano a quest’anno scolastico con preoccupazione. “Studiare dovrebbe essere un diritto per tutti i ragazzi – sottolinea anche Elvira Meglioli, segretaria provinciale della Flc Cgil – a prescindere dalla loro condizione, ed è inaccettabile che nel 2014 in Italia ci sia ancora qualcuno che quel diritto se lo debba veder negato. Lo Stato si assuma le sue responsabilità”.