Il disegno di legge sul reddito di cittadinanza sarà discusso in Parlamento. La proposta del Movimento 5 stelle arriverà in Senato e l’obiettivo è quello di trovare più sostegno possibile in Aula, dal Partito democratico a Sinistra ecologia e libertà, per non farlo naufragare dopo la prima votazione. “Vogliono farlo con un decreto legge del governo?”, commenta Luigi Di Maio nella conferenza stampa di presentazione del testo, “basta che si faccia. Il presidente Giorgio Napolitano faccia un appello alle Camere. Solo così possiamo liberare gli italiani dalla minaccia di voto di scambio degli 80 euro di Renzi“. Di Maio nega però che il disegno di legge possa essere oggetto di trattativa con il governo su riforme o elezione al Quirinale: “Se mi chiedono di barattare questa misura con l’omicidio della democrazia, allora il reddito di cittadinanza non è nemmeno più necessario”. 

In una delle prime uscite pubbliche di uno dei membri del direttorio M5s, Di Maio respinge le polemiche su dissidenti e fuoriusciti (“Non è vero che chi va a Parma all’incontro che farà il sindaco Pizzarotti domenica 7 dicembre sarà espulso”) e annuncia che prossimamente sarà organizzato un raduno di amministratori e rappresentati del territorio. Ma soprattutto cerca di riportare l’attenzione su altri temi, dopo una settimana di espulsioni e lotte interne.

Così i 5 stelle cercano di ripartire da quello che era il primo punto del loro programma elettorale: il reddito di cittadinanza. Il testo è stato discusso per quasi un anno da un gruppo di senatori e deputati M5s e poi messo a disposizione dei commenti dei cittadini iscritti al Movimento sul portale online Lex. Ora dopo alcuni mesi è stato calendarizzato dai capigruppo a Palazzo Madama. “E’ stata una dura battaglia”, commenta Alberto Airola, “ma ci siamo riusciti. So che anche Sel ha un disegno di legge simile, noi speriamo che le altre forze politiche siano realmente interessate al tema e non solo a parole nei programmi”.

Il vicepresidente della Camera manda così un messaggio al capo dello Stato: “Siamo alla vigilia delle dimissioni del presidente della Repubblica: lo abbiamo visto monitare e mandare messaggi alle Camere. L’ultimo riguardava la questione dell’indulto. Come ultimo atto del suo mandato faccia una cosa per essere ricordato: mandi un messaggio alle Camere e chieda di approvare il reddito di cittadinanza”. E aggiunge: “Con gli 80 euro abbiamo avuto un presidente del consiglio che ha fatto voto di scambio, con 780 euro noi liberiamo gli italiani da questo. Il voto di scambio si nutre di disperazione, noi così liberiamo gli italiani”. 

Il progetto generale è fornire 780 euro a chi ha reddito zero ed è senza lavoro. E circa 400 euro ai pensionati. Ad illustrare la proposta di legge sono Nunzia Catalfo e Daniele Pesco. “E’ una misura attiva, non passiva”, dice Catalfo. “Non è un ammortizzatore sociale passivo, ma vuole aiutare all’inserimento nella società. Esiste nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. Speriamo di essere gli ultimi ma di farlo per bene. E speriamo soprattutto che le altre forze politiche intendano fare qualcosa di concreto per aiutare gli italiani”. “Siamo molto contenti”, dice Pesco, uno dei deputati che solo qualche giorno fa aveva annunciato le sue dimissioni dopo la nascita del “direttorio” e che ora invece si dice più tranquillo, “perché le coperture hanno avuto il via libera degli uffici di Camera e Senato. In totale servono circa 17 miliardi. E pensiamo di recuperarli con varie misure. Intanto l’aumento della tassazione sul gioco d’azzardo (600 milioni); poi l’aumento delle tasse alle grandi imprese del petrolio e del gas (1,2 miliardi); la riduzione dei costi della pubblica amministrazione e dei costi della politica (1,1 miliardi); il risparmio spese per acquisto di beni e servizi e forniture di prodotti (4,5 miliardi)”. I 5 stelle propongono di recuperare altri fondi dalle imposte sulle grandi ricchezze (da 2 a 4 miliardi); dal taglio alle pensioni d’oro e dal divieto di pensioni cumulative (740 milioni); dai tagli all’editoria (60 milioni); dal taglio alle spese militari (3,5 miliardi). Infine 8 per mille: 600 milioni; quota 2 per mille: 45 milioni e riduzione sgravi fiscali per banche e assicurazioni: 580 milioni.