Prima di essere ucciso e gettato in un canalone, sarebbe stato violentato. E’ questo lo scempio compiuto su Andrea Loris StivalRaccontato dai nuovi elementi che, pian piano, ricostruiscono nei dettagli l’omicidio del bambino di 8 anni scomparso sabato (29 novembre) nei pressi della scuola elementare di Santa Croce di Camerina, in provincia di Ragusa, e il cui cadavere è stato scoperto in un canneto a 4 chilometri dall’istituto. Secondo l’autopsia, non ancora conclusa, il piccolo è stato strangolato, ed è morto per asfissia. L’assassino, ancora senza volto, lo ha ucciso nella mattinata di sabato, nel luogo del ritrovamento. Dopo aver probabilmente abusato di lui. Un elemento, quest’ultimo, che viene però smentito dal procuratore capo Carmelo Petralia: “Al momento risulta infondata la presenza di segni di violenza a scopo sessuale”, ha dichiarato il magistrato in conferenza stampa dopo un vertice in Procura con gli investigatori. Petralia ha sottolineato che “il bambino è stato gettato nel canalone da un’altezza di due metri, due metri e mezzo”. E questo spiegherebbe la ferita trovata sulla sua testa.

Le indagini – coordinate dal procuratore Marco Rota – proseguono “a 360 gradi”. Per ora non ci sono indagati, ma si stanno battendo “piste privilegiate“, hanno sottolineato gli inquirenti. Ancora però bisogna aspettare gli esiti finali dell’autopsia, eseguita dal dottor Giuseppe Iuvara, che terminerà oggi e potrà fornire nuovi dettagli. La polizia intanto ha sequestrato l’auto di Orazio Fidone, il cacciatore che ha trovato il corpo sabato intorno alle 16 e 55. Un sequestro dovuto dal fatto, dicono fonti investigative, “che l’auto del cacciatore era in zona e tutta l’area del ritrovamento è sotto sequestro”. E sulla quale “proseguono gli accertamenti”, ha aggiunto il procuratore Petralia.

Fidone ha spiegato di volere “collaborare alle indagini. Per questo ho messo la mia auto a disposizione degli investigatori. La mia intenzione è di chiarire tutto nel più breve tempo possibile”. E ha aggiunto di aver “cercato il bambino in quel posto perché pensavo che era una zona dove nessuno sarebbe andato. La mia disponibilità a collaborare è massima”. Smentito dagli investigatori il fatto che il padre del piccolo Loris, Davide Stival, abbia detto di sapere chi ha ucciso suo figlio e di volerlo ammazzare. “È assolutamente falso, non ha mai parlato dell’omicidio di suo figlio né ha mai detto di sapere chi è stato e di volerlo uccidere”.

La Squadra mobile, diretta da Nino Ciavola, e i carabinieri del tenente colonnello Sigismondo Fragassi, si muovono con cautela. Hanno ricostruito la giornata di sabato di tutte le persone vicine alla vittima. Sono partiti dal racconto della madre, Veronica, 25 anni, ancora sotto choc, che ha lasciato Andrea a una ventina di metri dall’ingresso della scuola Falcone-Borsellino, dove il piccolo frequentava la terza elementare. Sono le 8 e 45. Subito dopo Veronica è andata ad accompagnare all’asilo l’altro figlio di 4 anni. La versione è confermata da video di una telecamera di sicurezza di un panificio. Il padre, 29 anni, autotrasportatore, era invece vicino a Roma per lavoro.

La Mobile e i carabinieri hanno sequestrato una trentina di video di negozi, scuola e banche, per cercare di catturare qualche immagine di Andrea Loris. Per ora solo un’amica di famiglia, la cui testimonianza è ancora al vaglio dei detective, sembra averlo visto in giro per il paese, intorno alle 9, senza zaino. Un ‘ovetto’ colore blu, con la scritta Toy Story e le cinghie gialle che non si trova. Un altro tassello che ancora manca per ricostruire il buco nero di nove ore (dalle 8 e 45 alle 16 e 55) che ha inghiottito il ragazzino. Non c’è ancora nessuna certezza nemmeno sul percorso fatto dal piccolo per arrivare fino al luogo in cui il corpo è stato trovato, a Scoglitti, 4 chilometri distante dalla scuola elementare, in un canalone in cemento che parte dalla Fonte Paradiso in paese. Un tratto impervio, che – si dice – non avrebbe potuto percorrere da solo. Una convinzione, questa, confermata da chi conosceva Andrea. “Era diffidente – ha raccontato la sorella della nonna paterna – non si fidava degli estranei, non parlava con chi non conosceva perché era molto introverso ma anche molto ma molto intelligente”. E’ possibile, quindi, che sia arrivato lì, in quel canneto vicino a un mulino abbandonato, in compagnia di qualcuno di cui si fidava. Che poi lo ha ucciso.