D’ora in poi l’otto per mille potrà essere destinato anche all’edilizia scolastica. Il consiglio dei ministri ha modificato la precedente normativa in materia di criteri e procedure per l’utilizzazione della quota devoluta alla diretta gestione statale. Da quest’anno barrando la casella “Stato” i fondi saranno destinati oltre alla fame nel mondo, alle calamità naturali, all’assistenza ai rifugiati e alla conservazione dei beni culturali anche ad una quinta tipologia approvata in via definitiva dal Governo: “Ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica”. Con queste modifiche si adegua a quanto previsto dalla legge di Stabilità per il 2014 che, dopo un emendamento del Movimento 5 stelle (a prima firma Francesco Cariello), all’articolo 1 ha innovato la disciplina della destinazione.

Un passo importante accolto con prudenza tuttavia dal mondo dell’associazionismo: “Ho interpellato – spiega Adriana Bizzari, coordinatrice del settore scuola di Cittadinanzattiva – la presidenza del Consiglio per avere maggiore chiarezza in merito alla decisione presa ma per ora le bocche sono tutte cucite. Vorremmo vedere il regolamento prima di esprimere un parere. Questa modifica potrà essere significativa e reale se il contribuente potrà in maniera volontaria esprimere la sua preferenza e scegliere se dare i fondi destinati allo Stato alla scuola o alla fame nel mondo”. Ad oggi la ripartizione della parte relativa alla gestione statale viene fatta dal Governo sulla base di richieste e progetti presentati dalle varie associazioni che devono seguire le disposizioni del regolamento approvato. Il governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito Internet, dove è possibile sia consultare l’elenco delle attività finanziate negli anni precedenti, sia candidarsi per ricevere finanziamenti ad attività che rientrino nelle categorie previste.

Un altro problema che ha sottolineato la Bizzarri è relativo alla certezza dell’utilizzo di quei soldi per l’edilizia scolastica: “Occorre trasparenza nei metodi di suddivisone di questi fondi, anche per scongiurare il rischio di dispersione di quanto donato dai cittadini in fondi indistinti legati a situazioni di emergenza”. Una situazione che si ripete da anni senza che i cittadini se ne accorgano: già nel 2004 si stabilì che della quota devoluta allo Stato 80 milioni di euro venissero trasferiti nelle spese ordinarie. Questa decisione suscitò polemiche, perché nel 2004 con parte dei fondi venne finanziata la missione militare in Iraq (Missione Antica Babilonia). Nel 2011 e nel 2012 il fondo venne persino azzerato tanto da suscitare lo sdegno del Centro Astalli per i rifugiati dei Gesuiti: “È ormai utilizzato come un piccolo ‘tesoretto’ nelle mani del governo di turno. Chiediamo che il Governo si attenga alla normativa in vigore, che vincola l’utilizzo ai precisi interventi per cui il fondo è destinato e che ripartisca in maniera stabile ed equa tra le diverse aree”.

Nel 2013 lo Stato ha intascato 170 milioni di euro ma ne ha spesi poco più di 400mila per opere umanitarie. In pratica appena lo 0,24% del totale. “Difficile pertanto capire per ora – specifica la Bizzarri – quanto potrebbe essere destinato alle scuole. In quest’ultimi mesi, con Legambiente e Libera, abbiamo più volte chiesto chiarezza. Siamo disposti a fare una campagna informativa presso i cittadini per sensibilizzare a questa nuova opportunità ma è necessario finalizzare i fondi a progetti precisi ed esplicitati”. Un’ultima questione da capire quando verrà pubblicato il regolamento è relativa al fondo edifici di culto. A settembre, quando il caso venne affrontato in commissione Bilancio a Montecitorio, il testo accanto alle scuole riportava anche il Fondo edifici di culto, ovvero soldi stanziati ad un ente dotato di personalità giuridica, che fa capo al ministero degli Interni, con lo scopo di preservare il patrimonio di chiese, conventi, castelli e cascine. Il governo ha motivato l’inserimento con il fatto che tra quegli edifici figurano anche alcune scuole. Secondo l’onorevole Davide Mattiello, che ha seguito la vicenda dall’inizio, “il riferimento al Fondo è rimasto, ma si è esplicitato che ci si riferisce agli edifici ad uso scolastico (1 su 700)” .