Sono di oltre 260mila euro le spese che Regione Lombardia ha affrontato per consulenze e collaborazioni mai avvenute, secondo gli accertamenti dei finanzieri del Comando generale di Milano. Operazioni “fantasma” tra il 2008 e il 2011, per cui la procura di Milano sta indagando tre ex assessori delle scorse giunte Formigoni e sette ex consiglieri regionali. L’accusa è quella di falso e truffa ai danni dello Stato. Secondo gli accertamenti i dieci indagati, alcuni dei quali già coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi regionali, avrebbero presentato false attestazioni di collaborazioni e consulenze mai eseguite o non rispondenti alle prestazioni previste dai contratti.

I tre ex assessori delle giunte Formigoni coinvolti sono Giulio Boscagli, cognato di Formigoni, Mario Scotti e Domenico Zambetti (ex assessore alla casa, già arrestato nell’ottobre 2012, con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta), mentre tra i sette ex consiglieri, sia esponenti dell’allora maggioranza di centrodestra – Paolo Valentini (Pdl), Giuseppe Angelo Gianmario (Pdl), Gianluca Rinaldin (Pdl), Massimo Gianluca Guarischi (già a processo per un presunto giro di tangenti nella sanità lombarda), Daniel Luca Ferrazzi (lista Maroni) – sia gli ex consiglieri del Pd Luca Gaffuri (coinvolto anche nell’inchiesta sui rimborsi “pazzi” del Pirellone) e Carlo Porcari. Dei sette consiglieri indagati, Gaffuri e Ferrazzi sono ancora in carica. La notifica dell’avviso di conclusione indagini è firmata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio.

Secondo i pm, il meccanismo era uguale per tutti gli indagati, che tra il 2008 e il 2012 stipulavano contratti di collaborazione pagati da Regione Lombardia. Peccato che le attività, continuano i pm, “non erano mai eseguite nei termini e nelle finalità descritte” ma erano “finalizzate a soddisfare scopi diversi ed estranei” da quanto dichiarato. In altre parole, stando alle indagini, collaboratori occasionali e consulenti venivano assunti per svolgere determinate attività, e si occupavano invece di altre mansioni per conto dei consiglieri. Un contratto a un collaboratore di Boscagli, per esempio, per “l’assistenza alle attività del gruppo relativamente a materie attinenti l’area territoriale” è costato alla Regione 22mila euro. Meno di un terzo di quel che ha fatto spendere Zambetti, che ha pagato un collaboratore 67mila euro per “supportare l’assessore con lo studio e l’analisi dei provvedimenti trattati nelle otto commissioni consiliari” e “curare rapporti con le amministrazioni centrali e gli enti locali”. Gaffuri, consigliere ancora in carica, ha invece dato 35mila euro ad un collaboratore per uno “studio dell’effetto immigrazione sul mercato del lavoro nella provincia di Como”. Di quasi 20mila euro, invece, il compenso dato da Guarischi per “il supporto alle attività del suo staff di assistenza”.

Nell’ambito della stessa inchiesta, a marzo la Procura di Milano ha notificato avvisi di conclusione delle indagini a nove assessori e 55 consiglieri della Regione Lombardia (sempre delle scorse giunte Formigoni) indagati per peculato e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sulle spese “pazze” poi rimborsate dal Pirellone. Secondo l’inchiesta, i soldi pubblici che sono stati spesi illecitamente ammontano a 3,4 milioni di euro. Tra gli indagati per i rimborsi del Pirellone ci sono Renzo Bossi, il figlio del senatur, e Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. E poi Davide Boni, ex presidente del Consiglio Regionale, Massimo Ponzoni, Franco Nicoli Cristiani, Monica Rizzi, Romano Colozzi, Massimo Buscemi, Stefano Galli e Giulio Boscagli per la maggioranza. Per l’opposizione invece ci sono Chiara Cremonesi, Luca Gaffuri, Carlo Spreafico ed Elisabetta Fatuzzo.