E’ di nuovo scontro sulla responsabilità civile dei magistrati. In Commissione giustizia del Senato si è presentato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha annunciato – in un primo momento solo a voce, e solo qualche ora più tardi depositando i testi – tre “risoluzioni” del governo che sono stati accolti in aula come una marcia indietro pro magistrati rispetto al ddl finora portato avanti dalla maggioranza e già approvato nei primi articoli. Tanto che il relatore di maggioranza, Enrico Buemi del Psi, ha polemicamente evocato possibili dimissioni, mentre Forza Italia insorge con  Lucio Malan, secondo il quale la nuova formulazione lascia libere le toghe “di fare tutto quello che vogliono”. Oggi il testo avrebbe dovuto ricevere l’ok definitivo della Commissione per poi passare in aula.  “Stiamo riprendendo” il testo “per la coda” ha ammesso Orlando. Il lavoro “è abbastanza complicato ed è importante il ruolo di ricucitura che avrà il relatore”, lo stesso Buemi che ha minacciato di abbandonare il suo ruolo. “Tutto questo lo dobbiamo far rapidamente visto che è in itinere una procedura di infrazione. Lavoreremo in modo aperto e serrato”. Orlando rivendica la linearità dell’azione del governo: “Non voglio polemizzare con Buemi, ma il ddl del governo è pubblico dal 29 agosto: se si voleva tenerne conto, c’era il tempo e il modo di farlo”. In realtà i testi di legge sono stati presentati settimane dopo l’annuncio in consiglio dei ministri del 29.

Di fatto, attualmente giacciono in commissione due testi che riformano la responsabilità civile dei magistrati: quallo di maggioranza (Buemi), quello del governo (uscito dal cdm del 29 agosto) e le “risoluzioni” presentate oggi che puntano a iniettare nel primo – ormai già in votazione – elementi nel secondo. Se non bastasse, oggi si è votato sulla responsabilità civile dei magistrati anche alla Camera, ma rispetto a tutt’altra legge: l’aula ha respinto – a scrutinio segreto – l’emendamento della Lega alla legge europea 2013 bis. L’emendamento era lo stesso passato a giugno – a Montecitorio – contro il parere di maggioranza e governo. I favorevoli sono stati 126 e i contrari 365. Nel corso della prima lettura alla Camera l’emendamento era passato invece con 187 sì e 180 no.

Gli emendamenti annunciati da Orlando eliminano innanzitutto “l’obbligo per il giudice di motivare sentenze difformi dai pronunciamenti a sezioni unite della Cassazione“, spiega Buemi a ilfattoquotidiano.it. Il secondo “allarga i casi di colpa grave a carico del magistrato in modo così ampio da diventare inapplicabile”, continua Buemi, cosa che finisce per controbilanciare la cancallazione del filtro della ammissibilità stabilita dalla Corte di appello sull’istanza del richiedente del risarcimento. Il terzo entra nel merito del quantum: la rivalsa dello Stato sul magistrato condannato può arrivare al massimo a “un mezzo della retribuzione netta percepita al momento del fatto”, spiega ancora il relatore, attraverso la trattenuta di un quinto dello stipendio. Nessun intervento, diversamente da quanto trapelato in un primo momento, sul tipo di responsabilità: che resta indiretta, come previsto dal testo attualmente in discussione in commissione giustizia. Vale a dire che in caso di ricorso vincente di un cittadino, sarà lo Stato a risarcire, salvo poi rivalersi almeno in parte sul giudice colpevole. 

Buemi si è detto pronto alle dimissioni: “Il relatore è espressione della maggioranza, naturalmente deve tenere conto delle posizioni del governo, ma non è detto che rimanga come relatore…”. Secondo Buemi, l’intervento del governo sarebbe dettato dalle preoccupazioni espresse più volte dall’Associazione nazionale magistrati: “Non mi pare che ci sia un’innovazione effettiva -afferma il relatore – e capisco la necessità di tenere conto delle aspettative dell’Anm”. Ma, aggiunge, “nel momento in cui il Senato si autoriforma, si intaccano diritti acquisiti, si mettono in discussione competenze affermate, deve far riflettere che ci sia solo un’area non sottoposta alla riforma perchè ha una sua capacità di condizionare la politica”.

A maggior ragione insorge Forza Italia. “Il ministro ha appena annunciato la presentazione di un emendamento che di fatto autorizza le toghe a fare tutto ciò che vogliono”, è la sintesi del senatore Lucio Malan. Orlando, secondo i forzisti, “rimette l’intero testo in discussione e peggiora la situazione rispetto a quella attuale”. Gli emendamenti annunciati, spiega “escludono totalmente dalla responsabilità civile ogni valutazione del fatto e delle prove e anche la valutazione delle norme”. Secondo Malan, con queste proposte, “non ci sarà più alcun margine alla responsabilità civile dei magistrati”. 

Il presidente della Commissione Francesco Nitto Palma, anche lui forzista, chiama in causa il premier: “Il presidente Renzi ha detto più volte che chi sbaglia paga, ma con gli emendamenti del governo c’è una retrocessione rispetto alla legge Vassalli in ordine alla responsabilità civile dei magistrati”. Secondo Nitto Palma, negli emendamenti annunciati da Orlando “vi è una diminuzione della casistica sia sotto il profilo della colpa grave sia sotto taluni aspetti tecnici come le motivazioni”, spiega. “L’ unica cosa in più che c’è rispetto alla legge Vassalli, oltre all’abolizione del filtro che era già stata fatta in commissione, è che i magistrati che oggi pagano, indipendentemente dall’entità del risarcimento, un terzo dello stipendio netto all’epoca del fatto, circa 20mila euro, adesso grazie a questi emendamenti del Governo ne pagheranno 25mila”.  

Al di là del merito, l’intervento del governo è l’ennesimo passo di un cammino tormentato. Nelle ultime settimane, a iter del testo Buemi già avviato, il governo ha presentato in Senato un suo ddl, che però non è stato sostituito a quello a firma Buemi. Secondo il regolamento, infatti, non c’è nessuna possibilità di tornare indietro dopo che 5 articoli del testo Buemi erano già stati approvati. Di conseguenza, il ddl del governo avrebbe potuto essere assorbito solo per gli articoli successivi. E’ questo “l’ostacolo regolamentare”, ha affermato il ministro Orlando, che ha costretto il governo a “prendere il testo per la coda”. All’esecutivo resta anche la possibilità di far uscire il testo senza scossoni dal Senato per poi presentare modifiche alla Camera. 

LE “RISOLUZIONI” DEL GOVERNO

Ecco i testi degli emendamenti del governo diffusi dalle agenzie di stampa.

1. Nessuna responsabilità per i magistrati dall’attività di interpretazione di norme di diritto. La proposta di modifica, presentata in un primo momento come riformulazione all’emendamento del relatore all’articolo 2 del ddl, prevede che “nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dare luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove”.

2. Colpa grave la violazione della legge e del diritto europeo. “Costituisce colpa grave la violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea ovvero il travisamento del fatto o delle prove”. È quanto prevede uno degli emendamenti al ddl responsabilità civile dei magistrati, presentato oggi da governo. “Ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste la violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea si tiene conto, in particolare, del grado di chiarezza e precisione delle norme violate, dell’inescusabilità e della gravità dell’inosservanza”. In caso di violazione manifesta del diritto Ue “si deve tener conto della posizione adottata eventualmente da un’istituzione dell’Unione europea, nonché dalla mancata osservazione dell’obbligo di rinvio pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. 

3. Obbligo di rivalsa del governo sul magistrato entro tre anni.  Il presidente del consiglio entro 3 anni dal risarcimento “avvenuto sulla base di titolo giudiziale o di titolo stragiudiziale, ha l’obbligo di esercitare l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato nel caso di diniego di giustizia, ovvero nei casi in cui la violazione manifesta della legge e del diritto dell’Unione europea ovvero il travisamento del fatto o delle prove, sono stati determintati da dolo o negligenza inescusabile”. È quanto prevede uno degli emendamenti al ddl responsabilità civile dei magistrati, presentato oggi da governo. Con l’emendamento viene previsto che in nessun caso “la transazione è opponibile al magistrato nel giudizio di rivalsa o nel giudizio disciplinare”. E ancora: “I giudici popolari rispondono soltanto in caso di dolo. I cittadini estranei alla magistratura che concorrono a formare o formano organi giudiziari collegiali rispondono in caso di dolo o negligenza inescusabile per trasvisamento del fatto o delle prove”. La misura della rivalsa” nei confronti dei magistrati “non può superare una somma pari alla metà di una annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta”.