Viareggio sventola bandiera bianca e vota per il dissesto. Impossibile ripianare il buco da 53 milioni di euro più 187 di debiti che arrivano dai carrozzoni delle partecipate come aveva inizialmente proposto il sindaco renziano Leonardo Betti. Che, al termine delle votazioni – 15 sì della maggioranza e di Sel – ha rassegnato le dimissioni, mettendo le mani avanti: “Ho venti giorni per confermarle o meno”. Entro cinque giorni la deliberazione di dissesto sarà trasmessa al ministero dell’Interno. Intanto la città vera cade a pezzi. Dalle palme della passeggiata che, attaccate dal punteruolo, perdono le fronde, al Teatro Jenco, l’unico comunale, recentemente chiuso fino a data da destinarsi perché l’impianto antincendio non è a norma dal 2003. In tutto questo tempo nessuna giunta, tra destra e sinistra, ha mai trovato i fondi, si parla di 200mila euro circa, che servono per adeguarlo. E, in poche settimane di abbandono, il soffitto dell’atrio cade già a pezzi, mangiato dalla muffa. La stessa Gamc, galleria d’arte moderna e contemporanea, fiore all’occhiello della cultura a Viareggio, è sprovvista di scala antincendio, che pure risulta pagata secondo Il Tirreno. Per mettere a norma i palazzi della cultura viareggina, tra cui la Torre Matilde, unico monumento storico della città, Villa Paolina, Palazzo delle Muse e il Museo della Marineria, servirebbero 4 milioni e 750mila euro, che non ci sono. E così una dopo l’altra le sale di questi edifici chiudono alla cittadinanza.

Ma non è solo la cultura che viene meno. Ogni giovedì mattina una quarantina di famiglie bussa alla porta dell’associazione Araba Fenice per avere il pane. Siamo nel quartiere più povero della città, il Varignano, zona sud-est, dove l’emergenza sociale, scomparsa dall’agenda dell’attuale centro sinistra, è all’ordine del giorno. “Il panificio-laboratorio “Be’ mi tempi” ci regala intorno ai 20 chili di pane a volta, a seconda delle disponibilità. E sempre più persone vengono a prenderlo. L’amministrazione comunale? Conosce le nostre attività, dimostra interesse, ma non partecipa con azioni di supporto”, è la constatazione di Emma Viviani, assistente sociale e fondatrice di Araba Fenice, che, senza aiuti dal settore pubblico, ha messo a punto un “sociale al tempo della crisi”. “Impegniamo attivamente le persone ai margini in servizi utili alla comunità. Le nostre raccolte alimentari, iniziate nel 2003 anche nei supermercati, sono organizzate dagli stessi cittadini in difficoltà”, spiega. Nello stabile che ospita l’Araba Fenice – una ex scuola di avviamento professionale in disuso da anni – c’è un’aula in cui trovano riparo i senzatetto raccolti dalla Brigata Sociale Antisfratto. Persone di ogni età, famiglie intere, italiane e non, che si fermano per un po’ e poi ripartono, fagotti alla mano, nel migliore dei casi per raggiungere dei parenti.

Anche gli imprenditori sono al limite. E hanno formato un gruppo, Viareggio Annozero, al grido di “questo debito non è nostro”. Il nome parla da sé: si ricomincia daccapo. “Vogliamo un taglio con il passato e una svolta. Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali, dal punto di vista politico per noi non significano più nulla”, dichiara a ilfattoquotidiano.it uno dei fondatori, Giovanni Follati, 50 anni. Insieme a lui, altri tre imprenditori locali – impiegati nella ristorazione o nel turismo balneare – hanno dato vita a Viareggio Annozero: Giorgio D’Agati, Marco Vatteroni e Rodolfo Martinelli. “Siamo gente qualsiasi con i problemi della gente qualsiasi: tasse al massimo e niente o quasi in cambio”, continua Follati. Oltre 4mila iscritti sui social e due assemblee che hanno coinvolto ogni volta quasi 200 persone sono i primi riscontri del gruppo. Che non rimprovera l’attuale sindaco. “E’ uno di noi, non ce l’abbiamo con lui ma con le montagne di interessi che stanno dietro a questi uomini, che arrivano in municipio ingenui e innocenti e vengono travolti da intrecci di denaro e potere”. Viareggio Annozero di simpatie grilline? “Il M5S locale ci ha invitato a un meetup, ci hanno fatto decine di domande, cercando di capire. Ma noi non siamo un movimento, siamo un’idea, vorremmo che all’assemblea del 26 ottobre venissero tutti, siamo nati per unire, non per dividere. Vogliamo tutti la stessa cosa: chi è che vuole l’acqua sporca, i soldi tirati via, le pinete abbandonate, le strade sfatte? Il problema di base adesso è ricostruire Viareggio”.

Anche con l’intervento di un commissario prefettizio se servisse. “Non lo escludiamo a prescindere. Dipende dalla persona. Se è buono è buono, se fa dei danni fa dei danni”. Come intenderanno agire i viareggini di Annozero però non è chiaro. “Quelli che hanno messo mano al denaro pubblico negli ultimi anni devono essere rimessi tutti in discussione. Perché se non son colpevoli sono incapaci. Chiunque conta a Viareggio, non ci ha fatto del bene. Vogliamo che sia anche la città a spiegare come intende uscire da questa crisi. Se all’assemblea verrà mezza città, nascerà un senso di responsabilità da parte della politica. La città deve pagare e star zitta e basta? I sindaci ci hanno rappresentato davvero? A noi sembra di no”. Tra i viareggini c’è chi dice che non è colpa di nessuno, che gli amministratori hanno solo messo in bilancio previsioni di vendite che si sono rivelate troppo ottimistiche. “Il problema è dove sono i soldi, come sono stati usati, non certo per la città, altrimenti Viareggio sarebbe diversa: e invece tutto, dal Festival pucciniano al Carnevale, dalle strade alla pineta passando per il porto, è tutto distrutto a fronte di tasse altissime” conclude Follati.