Viareggio, 60mila abitanti e un buco da 53 milioni di euro (più 187 di debiti). La “capitale” della Versilia ha evitato il commissariamento per un pelo: il sindaco Leonardo Betti (Pd) ha trovato i 13 voti per approvare il bilancio consuntivo del 2013, in un consiglio comunale mai così diviso. “Viareggio anno zero” ha detto il primo cittadino. Non è un caso se l’assessore al Bilancio Lorenzo Bertoli ha fatto appello allo spirito di sacrificio richiamando il 1945. “Come nel Dopoguerra dobbiamo lavorare tutti assieme a non far crollare la città”. Una situazione prodotta da un sistema, quello delle società partecipate, malato e marcio, come già aveva messo nero su bianco una relazione del ministero che ora qualcuno spera possa essere spazzato via da queste giornate di libeccio. Altrimenti il rischio non è solo il crac (con ricadute su dipendenti e servizi), ma anche la perdita di simboli come il Carnevale, mai così vicino alla chiusura.

Il buco nero delle partecipate 
Ad affossare Viareggio un sistema di partecipate, 16 in tutto, che negli ultimi anni ha prodotto perdite anche quando doveva far cassa, fotografando una situazione ormai generalizzata come ha spiegato il commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli. La cifra è mostruosa: 359 milioni di euro di debiti, di cui 187 a carico del Comune.  E’ il caso della Viareggio Patrimonio, a capitale interamente pubblico, nata per riscuotere i tributi: oggi ha un disavanzo di 14 milioni di euro e non ha versato al Comune 27,1 milioni di euro, mentre 70 dipendenti sono senza stipendio. Della galassia di partecipate, l’amministrazione ha messo in liquidazione la Viareggio Versilia Congressi e la Clap, azienda dei trasporti. Ma non basta. 

Sono tante le società nelle quali il Comune ha quote che, nel migliore dei casi, non fanno il loro lavoro. Come Sea risorse, del Comune al 34,43 per cento, che per contratto deve curare il verde. Ma è sotto gli occhi di tutti: l’erba a Viareggio cresce in modo selvaggio o ingiallisce al sole. Anche nei luoghi-vetrina come il viale a mare o il cavalcavia che porta ai campeggi di Torre del Lago, frazione sud della città. Il ritornello è lo stesso: non ci sono soldi. E così, in piazza Mazzini, cuore di Viareggio, a luglio l’amministrazione ha rivestito a costo zero le aiuole con un tappeto di erba sintetica donato da privati. Finora chi ha controllato i “carrozzoni”? Solo il 5 agosto di quest’anno il Comune ha creato la cosiddetta “Struttura di governance sugli organismi partecipati”, vale a dire un organo di controllo. Tra i suoi compiti, quello di ottenere report periodici sullo stato di attuazione del contratto di servizio. 

Bilanci truccati
Ma a portare Viareggio al disastro ci sono stati anche i bilanci “corretti” con entrate irreali. Il risultato? Un disavanzo taciuto che è esploso all’improvviso come un bubbone, quando a fare i conti in tasca al Comune è arrivato il ministero dell’Economia e delle Finanze. Nella sua relazione (148 pagine) dell’aprile scorso il dirigente dei Servizi ispettivi centrali Luciano Cimbolini ha esaminato i conti dal 2009 al 2013: cinque anni in cui la città ha conosciuto un’amministrazione di centrodestra, guidata da Luca Lunardini, poi un commissariamento con il prefetto Domenico Mannino e l’attuale giunta di Leonardo Betti, 38 anni, renziano, sindaco dal 2013.

La relazione del Mef parlava di premi ai dirigenti per progetti mai fatti, aumenti salariali a pioggia per tutti i dipendenti pubblici, una previsione di vendite di aree e di immobili cittadini, per un totale di 55,2 milioni di euro: operazioni mai realizzate. Per dirla con le parole dell’ispettore, c’è stato un “eccessivo e irrealistico affidamento su alienazioni patrimoniali e relative plusvalenze” utilizzato per arrivare a un “fittizio equilibrio di bilancio“.

“Per ripianare il buco serviranno 10 anni”
Il prossimo appuntamento è tra 10 giorni, quando il consiglio comunale dovrà votare sul dissesto. La prospettiva politica è quella di un rimpasto di giunta, già paventato dal sindaco Betti nei giorni scorsi, con l’introduzione di elementi provenienti anche da fuori ma di elevata e riconosciuta professionalità. Non sarebbe il primo caso: già a febbraio Betti aveva silurato tre assessori. In 10 anni, secondo il sindaco, sarà possibile ripianare il buco, se si continuerà il blocco delle consulenze esterne e la liquidazione delle partecipate. Ma ad avere l’ultima parola sul progetto di ripianificazione sarà la Corte dei Conti, che dovrà valutarne la fattibilità.

Carnevale e mare: le “due anime” di Viareggio uccise dall’incuria
Viareggio è il Carnevale. Ma il Carnevale rischia di saltare perché non ci sono soldi e i carristi aspettano dal Comune ancora quelli del 2014, per l’esattezza un milione e 167mila euro. Tante le defezioni all’interno della Fondazione Carnevale: nelle ultime settimane Tiziano Nicoletti ha lasciato l’ufficio di presidenza, Luca Bonuccelli e Francesca Chiarini il consiglio di indirizzo, Lorenzo Mazza il consiglio d’amministraizone e pure il presidente della Fondazione, Stefano Pasquinucci, ha rimesso il mandato nelle mani del sindaco, che però lo ha confermato. Entro il 30 settembre la Fondazione deve chiudere il bilancio consuntivo dell’anno in corso, rischiando il fallimento. 

Viareggio è il mare: quello del divieto di balneazione, che, in piena stagione turistica, ha impedito i tuffi in oltre 60 stabilimenti per contaminazione fecale. Non si è investito nei depuratori e nel contrasto agli allacci abusivi e il risultato è un mare che, lo dicono le analisi dell’Arpat, ha legami con le fogne. Viareggio è messa così male che non ha neppure i soldi per mettere i cestini della spazzatura nel suo salotto buono. E così a luglio il sindaco ha inaugurato, come se fossero delle grandi opere, 4 secchi dell’immondizia (donati da uno studio di design) in piazza Shelley, punto storico della città, dove, nel 1822, i viareggini rinvenirono il corpo del poeta inglese naufragato. La piazza si trova a due passi dalla villa di Paolina Bonaparte e dai palazzi Liberty del viale a mare, che raccontano di un’epoca diversa, che decisamente non c’è più.