PopHoolista, da oggi in vendita e presentato in anteprima dal Fatto Quotidiano, è l’album più politico di Fedez, il venticinquenne rapper milanese fresco protagonista televisivo come nuovo giudice di XFactor. E visto che di politica, nei 20 brani del nuovo cd, si parla moltissimo, è lo stesso cantante, nel corso della presentazione in anteprima alla stampa, a inanellare una serie di prese di posizione che probabilmente faranno discutere, ma almeno hanno il merito della chiarezza.  

La prima notizia è che Fedez sta scrivendo una canzone apposta per l’evento che il Movimento 5 Stelle sta organizzando al Circo Massimo di Roma il 10, 11 e 12 ottobre: “Beppe Grillo mi aveva invitato, ma in quei giorni sarò in giro a promuovere il disco quindi non ho potuto accettare. Ma sto scrivendo un pezzo per loro”. Fedez grillino, dunque? Sì, ma senza eccessi: “Nella non scelta italiana, il Movimento 5 Stelle è la scelta migliore. E non vuol dire che io accetti acriticamente tutte le posizioni dei grillini: non credo alla scie chimiche, né al controllo della mente, ma un po’ di controinformazione non può che fare bene”. 

Le parole più dure, Fedez le riserva al presidente del Consiglio: “Non credo a Renzi, che aveva promesso di non andare al governo senza passare dal voto, che è contrario al finanziamento ai partiti e poi è foraggiato dalle banche, che qualche anno fa ha chiamato “chiromante” una oncologa che si batteva contro i termovalorizzatori”. E sull‘articolo 18 non ha dubbi: “Non va toccato. Punto”. 

Uno dei brani del nuovo disco che faranno più discutere è probabilmente Cardinal Chic, feroce presa in giro dei lussi e degli eccessi delle gerarchie ecclesiastiche. L’inizio è già un manifesto: “Hai mai pensato che scrivere al Papa su Twitter e non ricevere risposta è l’equivalente di pregare?”. E poi via, una rima dopo l’altra, tra attici e Ior, “a noi le ostie, a voi le ostriche”, “la vostra eucarestia è la nostra carestia”, fino ad arrivare a una delle ultime frasi della canzone, dedicata a uno dei sacerdoti più discussi della storia italiana: “Aspiranti don Verzé con la faccia come il culto, ipocrisia incastonata in collane e anelli d’oro pesante”. Possibile che nemmeno la rivoluzione di Bergoglio ti abbia colpito? lo stuzzicano i giornalisti. E lui, senza perdere la solita sincerità al limite di una ingenua incoscienza, ribatte deciso: “Sì, ma per me non è altro che una azzeccata mossa di marketing di una multinazionale qualsiasi”. E anche la Chiesa è sistemata. 

Resta da mettere in riga un’altra “istituzione” tutta italiana, la televisione, e il rapper lo fa nella divertentissima canzone Non c’è due senza trash, che nasce come trascinante lettera aperta a Barbara D’Urso fino a sfociare in una articolata critica ai meccanismi televisivi che macinano drammi e gossip, tragedie e futilità. E anche qui, basta il verso finale per racchiudere il Fedez-pensiero: “La tv spazzatura c’inquina. Barbara D’Urso tombola”.