Quando ha letto le dichiarazioni di Claudio Descalzi su Repubblica, Luigi Bisignani non credeva ai suoi occhi. Tra le lacrime, l’amministratore delegato di Eni ha scaricato il suo predecessore e ha picchiato duro sul suo amico lobbysta.

Bisignani tra le sue tante colpe ora se ne aggiunge una nuova: ha fatto piangere Descalzi, per l’indagine sulla corruzione in Nigeria. Si sente in colpa? Sulla Nigeria le lacrime che Descalzi versa con Gad Lerner sono lacrime di coccodrillo di un uomo probabilmente sull’orlo di una crisi di nervi incapace di rivendicare quello che è stato un grande affare per l’Eni e nel quale io non ho compiuto nulla di non lecito.

Il Fatto ha criticato Descalzi per la sua disponibilità con lei nelle telefonate intercettate nel 2010. La rassicura sul possibile scavalcamento del mediatore Obi, amico di Dinardo, che è amico suo, nell’affare nigeriano e la aggiorna sulle trattative. Ora dichiara: “Non mi fa dormire la notte l’idea di venire associato a un Bisignani o agli altri trafficanti con cui non ho nulla a che spartire”. Lei che ne dice?
Non c’è dubbio è un bel voltafaccia. Umanamente mi dispiace molto per il rapporto che ho avuto con lui ma del resto il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, come diceva Manzoni, e alla prima prova ha dimostrato la sua inadeguatezza infangando inutilmente me che gli ho solo dimostrato amicizia. E soprattutto Scaroni a cui deve la carriera. In quel periodo ho ricevuto qualche sua telefonata per informarmi ma più probabilmente per blandirmi perché teneva molto a instaurare un rapporto con me. Sembrava addirittura lusingato di chiedermi consigli sulle vicende e le persone che gli interessavano.

Nelle telefonate Descalzi è talmente disponibile con lei che gli investigatori napoletani lo avevano scambiato per Scaroni.
Descalzi era il pupillo prediletto di Scaroni. Mi sembrano talmente incredibili le sue parole su me e più ancora su Scaroni che ho aspettato per tutta la giornata una smentita che non è arrivata alle incredibili dichiarazioni. Allora con grande dispiacere ribadisco come sono andate le cose: è vero che mi rivolsi a Scaroni quando Dinardo, un mio vecchio amico, mi segnalò questa opportunità proposta dal mediatore Obi. Scaroni girò la segnalazione a Descalzi, per anni a capo dell’Eni a Lagos. Descalzi fece fare l’istruttoria e decise di seguire la strada che gli avevo indicato del mediatore Obi. Una strada che poi ha abbandonato. Tutto qui. Bastava che dicesse questo. Senza parlare di “trafficanti”. Poi su tutto quello che è successo dopo, quando l’Eni ha concluso l’accordo con il Governo tagliando fuori Obi, io sono completamente estraneo.

Bisignani non faccia il modesto. Il tempo dirà se la spesa di un miliardo e 92 milioni di dollari per il blocco OPL245 sia stata sensata. Ma una cosa è certa: senza di lei quell’affare non si sarebbe mai fatto. Solo dopo la sua segnalazione l’Eni scrive una mail all’amico di Dinardo, Obi, per dire che è interessata a trattare.
Nella vicenda del pozzo 245, io ho avuto un ruolo iniziale di semplice segnalazione. Obi rappresentava una società di consulenza ben nota in Nigeria per aver partecipato alla privatizzazione delle telecomunicazioni e aveva un mandato dal venditore nigeriano. Non chiedeva nulla all’Eni. Dinardo non ha mai incontrato né Scaroni né Descalzi. Né io ho mai partecipato ad alcuna riunione e ad alcun incontro tra Obi e Descalzi.

Lei stesso ha ammesso però che, se l’affare fosse andato in porto, sarebbe arrivato per lei un riconoscimento economico da Dinardo, che a sua volta avrebbe avuto un riconoscimento da Obi. Giusto?
Avviene così in ogni affare, dalla vendita di un appartamento a quello di una banca. Ma non si arrivò neppure a parlarne. Nulla di strano. Per questo sono amareggiato dall’incredibile sfogo di Descalzi ma tranquillo perché dalle carte e dalle intercettazioni è evidente che sono quasi subito uscito di scena e non ho preso né preteso un euro. Ignoravo perfino la causa inglese che poi ha permesso a Dinardo di rientrare in partita. Invece Descalzi ha frequentato e stimava Obi che rappresentava in quel momento il venditore. I messaggi e i colloqui tra loro, per quel breve periodo prima che venisse messo da parte, erano diretti e non passavano certo da me che in quel periodo avevo guai personali ben più seri.

In questa storia c’è una stranezza: lei segnala l’affare. La trattativa parte con quel mediatore, Obi, poi qualcosa si rompe e l’Eni chiude direttamente con il Governo nigeriano. Non sarà che i suoi problemi giudiziari a Napoli con l’inchiesta P4 abbiano convinto l’Eni a far fuori Obi per evitare guai?
Lo sviluppo dell’inchiesta di Napoli è successivo. Scaroni è stato sentito a marzo 2011 e alla fine del 2010 l’affare era già saltato. Evidentemente il mediatore Obi non era gradito a Eni, alla Shell, e al governo nigeriano. Forse proprio per questo Eni e Shell hanno deciso di trattare direttamente con il governo nigeriano. Bisognerebbe che i protagonisti, a partire da Descalzi, lo spiegassero meglio.

Peccato che lei non possa più chiedergli spiegazioni al telefono. Descalzi non risponde più nemmeno a Scaroni.
La frase in cui dice che non risponde neppure al telefono a Scaroni oltre che non vera credo sia davvero una vergogna. Anzi ricordo bene l’ammirazio – ne incondizionata che aveva per Scaroni che considerava il petroliere più influente del mondo. Diceva che non solo era il suo padre professionale ma un uomo che gli era stato particolarmente vicino in alcune sue vicende personali. Io l’ho visto prono davanti al suo predecessore. C’è davvero da ricordare Andreotti quando diceva che la riconoscenza è il sentimento della vigilia. Strana la vita. Davvero brutta domenica. E la Lazio ha anche perso a Genova.

Da Il fatto quotidiano del 22 settembre 2014