Politici riprovevoli in Italia, purtroppo, non mancano. Ma bisogna davvero ritenere che l’Oscar del peggiore in assoluto appartenga a Mario Borghezio. Il vilipendio della memoria delle persone uccise e l’istigazione all’odio, specie razziale, costituiscono il suo linguaggio e argomento preferito. Da ultimo si è esibito in gratuiti insulti ai danni del giovane Davide Bifolco, il diciassette napoletano ucciso da un carabiniere durante un controllo. Un episodio che non fa certo onore all’Arma del generale Dalla Chiesa, di Salvo D’Acquisto e altri eroi nazionali, e che accosta il rione Traiano di Napoli ai peggiori ghetti razziali degli Stati Uniti. Un’uccisione ingiustificata di cui è rimasto vittima un giovane innocente che ha suscitato l’immenso dolore dei suoi familiari ed amici e la giusta collera dei giovani che, oltre a subire i colpi della crisi e della sua iniqua gestione governativa, rischiano la pelle per colpa di qualche tutore dell’ordine dal grilletto facile e drammaticamente non all’altezza dei suoi compiti.

A tale riguardo Borghezio ha avuto il coraggio, si fa per dire, di esternare quanto segue: Davide Bifolco era e resta un ‘teppista’ perché girava senza casco senza fermarsi all’alt dei carabinieri. Le mamme del rione Traiano che hanno protestato per la barbara uccisione e non vogliono che i loro figli possano risultare vittime di analoghe barbarie sono ‘indecorose’ e rappresentano l’Italia ‘di merda’. Per Napoli ci vogliono rastrellamenti, torture e generali e via delirando.

In altra occasione lo stesso Borghezio aveva sostenuto che alcune delle idee professate da Breivik, autore di una strage in Norvegia nel corso della quale massacrò settantasette giovani “colpevoli”, a suo folle giudizio, di volere una società multirazziale, erano condivisibili; perfino Calderoli si sentì obbligato a porgere le sue scuse al governo norvegese.

Non si tratta peraltro di personaggio da sottovalutare. Secondo un fine analista dell’estremismo di destra come Saverio Ferrari, l’individuo in questione rappresenta l’anello di congiunzione fra i gruppi neonazisti e neofascisti in cerca di proselitismo e notorietà e la Lega Nord postbossiana di Matteo Salvini che ha individuato il suo principale referente internazionale nel Front National di Marine Le Pen. Scrive Ferrari in un suo recente intervento come la Lega Nord, sotto la nuova gestione di Matteo Salvini, punti a un impianto di carattere nazionalistico e razzistico: “La svolta è consistita, in primo luogo, nel recupero pieno di tutti i temi di impianto razzista che avevano caratterizzato il partito al tempo del congresso di Assago. In quell’occasione, era il 2002, si assunsero ufficialmente da parte di Umberto Bossi tutti i tratti tipici di una formazione di estrema destra, dal rifiuto della “società multirazziale” alla “difesa della cristianità minacciata dall’invasione extracomunitaria”. La Padania, in quel contesto, quasi diveniva “una cittadella assediata”, un “ridotto” entro cui arroccarsi. In compenso ai migranti si addebitava la responsabilità di ogni male, dalla crescita della criminalità al dilagare delle droghe e della prostituzione, fino al diffondersi di malattie vecchie e nuove” (argomento sul quale si è peraltro recentemente esibito, ahinoi, anche un Beppe Grillo in evidente stato di esaurimento nervoso).

Figura chiave della svolta della Lega, base della nuova alleanza fra Lega Nord e i gruppi neonazisti come Casapound e Forza Nuova, è proprio Borghezio, eletto di recente al Parlamento europeo proprio grazie all’appoggio di gruppi del genere. In particolare di Casa Pound cui deve la sua elezione nella circoscrizione Centro Italia con più di cinquemila preferenze.

Si tratta di individuo che in un Paese che si rispetti sarebbe oggetto del disprezzo e dell’ostracismo generale. Invece da noi è europarlamentare e alcune trasmissioni radiotelevisive, segnatamente La Zanzara, lo fanno costantemente oggetto di generosi inviti. Probabilmente perché miglior interprete e titolato esponente dei peggiori istinti e delle pulsioni antisociali che dovrebbero essere messe per sempre al bando da un’Italia che non voglia affogare nell’elemento da lui impropriamente richiamato.