Il sogno americano, questa volta, parla italiano. E lo fa con due giovani attori italiani, Danilo Ottaviani, nato a Torino 24 anni fa, e Francesco Meola, milanese, di 29 anni. La loro specialità? Recitare un menu di brani e poesie italiani nei ristoranti newyorchesi di Little Italy, con il nome d’arte di Cristoforo e Amerigo, liberamente ispirato a quello dei due celebri esploratori: “Lo abbiamo scelto per gioco – raccontano a ilfattoquotidiano.it – poi abbiamo scoperto che vogliamo raccoglierne anche lo spirito”.

Entrambi sono cresciuti coltivando il sogno del teatro; Francesco, dopo una laurea in Lettere Moderne, si è diplomato come attore all’Accademia dei Filodrammatici di Milano e ha cominciato a girare i palchi di tutta Italia. Danilo deve invece la sua formazione al Teatro Stabile di Torino, ma, come racconta, “dopo quell’esperienza mi sono ritrovato un po’ nel nulla e ho cominciato a fare di tutto: un musical, qualche doppiaggio e il commesso per mantenermi”. E allora perché non tentare la fortuna altrove? “L’idea di andare in America, il paese delle opportunità, mi ha spinto a lasciare l’Italia – continua Danilo – qui lavorando sodo è possibile realizzare qualsiasi progetto”.

A New York, dopo tre mesi passati a fare il cameriere in un ristorante, “ho capito che continuando a vivere senza recitare sarei impazzito – ricorda – così ho deciso di preparare un repertorio di pezzi e di proporlo per strada a Little Italy, il posto perfetto per un attore italiano. Forse è stato quello il momento in cui ho capito quanto amo questo mestiere”. L’incontro tra i due ha fatto il resto: “Non appena ci siamo conosciuti ho capito che Danilo aveva avuto un’ottima idea – racconta Francesco – il suo progetto doveva essere portato fino in fondo, ma con una nuova veste. Da lì è nato il menu di Cristoforo e Amerigo, due attori girovaghi che offrono piatti particolari per clienti affamati di cibo e intrattenimento made in Italy”.

Gran parte del loro successo lo attribuiscono al vasto repertorio italiano: “A seconda delle richieste che riceviamo recitiamo in italiano o in inglese, ma siamo grati alla nostra cultura, che ci permette di mettere in scena poesie, canzoni e scene comiche che funzionano e incantano tutti i tipi di spettatori”, spiegano. Tra i pezzi più richiesti c’è ‘a Livella di Totò e i versi di Dante, ma il pubblico apprezza anche le poesie di Rodolfo Valentino. Il primo passo è proporsi ai locali: “Ormai i manager dei vari ristoranti ci conoscono bene e ci lasciano recitare di fronte ai clienti perché rappresentiamo una grande attrattiva”, spiegano. Per una performance di due ore Francesco e Danilo arrivano a guadagnare anche 200 dollari: “Sul nostro menù è riportato il prezzo di ogni poesia, ma molto spesso la generosità del pubblico ci premia”. Questo progetto è già stato collaudato anche in Italia e in altri paesi europei, sempre con ottimi risultati: “Rispetto agli altri gruppi che recitano poesie ai tavoli, noi abbiamo deciso di vestirci da italiani immigrati degli anni Trenta e il nostro repertorio tocca soprattutto tematiche connesse al nostro Paese”, spiega Francesco.

Anche per lui la decisione di partire per New York ha coinciso con la voglia di cambiare orizzonti: “Sentivo il bisogno di allontanarmi dall’Italia e dalla sua stagnazione. Per questo nel 2012 ho deciso di fare una prima esperienza qui: un semestre al Lee Strasberg Institute, la scuola che ha formato Al Pacino e Robert De Niro – racconta – in questo modo ho messo alla prova nuove tecniche e mi sono confrontato con una realtà artistica sempre in fermento”. Con New York, d’altronde, è stato amore a prima vista: “E’ una città fantastica, il posto migliore per formarsi e maturare. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo”. L’Italia è lontana, ma Danilo e Francesco cercano di tenersi sempre aggiornati su quanto succede nel nostro Paese: “Quando leggo i giornali italiani mi deprimo e penso che in molte cose siamo ancora provinciali. Non posso credere che in Italia ci siano ancora così tanti episodi di corruzione, razzismo e disonestà – ammette Francesco – anche negli Stati Uniti ci sono, ma non a questi livelli”.

Le differenze culturali tra i due paesi, infatti, non mancano: “Qui adorano gli italiani, ma l’approccio nei confronti della vita di tutti i giorni è radicalmente diverso – spiega Danilo – da noi si lavora per vivere, i newyorchesi invece vivono la loro occupazione come una passione. Ma non sanno cosa significhi godersi la vita, che è la nostra specialità”. Qualche volta, infatti, la nostalgia dell’Italia ha la meglio su entrambi: “Sedermi a tavola con la mia famiglia e i miei amici è una sensazione impagabile che New York non è in grado di darmi” ammette Francesco. Anche Danilo la pensa così, ma per ora il futuro è nella Grande Mela: “L’Italia mi manca moltissimo, ma qui sto diventando adulto e riesco a vedere i risultati dei miei sforzi. Il mio sogno è lavorare in giro per il mondo e tornare in Italia solo per la famiglia e le vacanze”. E i progetti da portare a termine non mancano; i due giovani esploratori, infatti, hanno un sogno nel cassetto: “Il prossimo anno vorremmo fare un tour dell’East Coast per toccare tutte le Little Italy delle città americane – spiegano – d’altronde siamo solo all’inizio del nostro viaggio”. E del sogno americano.