È una questione che emerge periodicamente suscitando sempre accese polemiche. Era successo alcuni mesi fa in Italia con l’apertura di un’indagine conoscitiva da parte della Procura di Trani. È accaduto di nuovo nei giorni scorsi con la pubblicazione di un controverso studio americano sulla rivista “Translational Neurodegeneration” (leggi), a firma di Brian S. Hooker, ingegnere biochimico della Simpson University in California, ripreso dal sito della Cnn. Il tema è sempre lo stesso: la correlazione, mai dimostrata scientificamente, tra l’età di somministrazione del vaccino trivalente anti morbillo-parotite-rosolia e l’incidenza dell’autismo.

“La nuova ricerca – commenta Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano, è in realtà una rielaborazione di dati già esistenti, raccolti nel 2004 dai Centers for disease control and prevention (Cdc) Usa e pubblicati sulla rivista Pediatrics, che non ha un grande valore scientifico e non dimostra, se non in modo strumentale, alcuna correlazione statistica tra il vaccino e l’autismo”. Di parere opposto Eugenio Serravalle, pediatra e autore di libri molto critici sul tema dei vaccini, secondo il quale “la pubblicazione pone forti interrogativi su come sono condotte alcune analisi statistiche per avvalorare delle tesi predefinite”.

Opinioni discordanti, specchio delle controversie suscitate dallo studio. E alimentate dalla decisione della rivista di ritirare l’articolo per le “serie preoccupazioni riguardo la validità delle sue conclusioni, a causa di possibili conflitti d’interesse non dichiarati dell’autore e dei revisori”, come si legge in una nota dello stesso editore, il quale sottolinea che “la questione è attualmente sotto indagine”, dato che Hooker è consulente scientifico della Focus Autism Foundation. Nel frattempo la rivista invita i propri lettori “a trattare con cautela le conclusioni riportate dallo studio”. “Non mi sarei affatto scandalizzato – commenta Pregliasco – se l’indagine di Hooker non fosse stata ritirata, perché non aggiunge nulla di nuovo alle conoscenze esistenti”.

“C’è da chiedersi – afferma di contro Serravalle – come sia possibile che un articolo accettato da una rivista scientifica, previo esame della sua fondatezza da parte di esperti internazionali attraverso il cosiddetto meccanismo di revisione tra pari, il peer review, venga ritenuto improvvisamente privo di ogni scientificità e ritirato dalla rivista che lo ha accolto”.

Non è la prima volta che uno studio su vaccini e autismo viene prima pubblicato e poi ritirato. Era già accaduto in passato con la prestigiosa rivista medica “The Lancet”. La relazione tra il vaccino trivalente contro morbillo-parotite- rosolia e l’autismo era stata ipotizzata dal gastroenterologo Andrew Wakefield nel 1998. Nel suo studio il medico inglese sembrava avvalorare l’esistenza di anticorpi antimorbillo nell’intestino di bambini autistici. Le indagini che seguirono scoprirono, però, che l’autore aveva realizzato un falso scientifico deliberato, manipolando i dati e falsificandone le conclusioni. L’autore fu costretto ad ammettere di aver agito su pagamento di un avvocato che si occupava di richieste di risarcimento e, di conseguenza, lo studio fu ritirato e il medico radiato dall’Ordine.

Ma cosa afferma lo studio dei Cdc e in cosa consiste la revisione al centro del dibattito in questi giorni? Effettuato sui bambini nati tra il 1986 e il 1993 nella zona metropolitana di Atlanta, con l’obiettivo di valutare l’esistenza di una possibile correlazione tra l’età di somministrazione della prima dose del vaccino trivalente e il rischio di sviluppare una sindrome autistica, lo studio americano giunge alla conclusione che non esiste alcun nesso tra il vaccino e la patologia, né un aumento del rischio statisticamente significativo per un particolare gruppo etnico. Secondo la revisione operata da Hooker, invece, l’esclusione di un gruppo di dati, quelli sui bambini non dotati di un certificato di nascita della Georgia, avrebbe alterato i risultati della ricerca, a favore della tesi di una correlazione inesistente.

“Il lavoro di Hooker è un esempio d’indipendenza nei confronti di qualsiasi centro di potere sia economico che politico – sottolinea Serravalle – Si dice, in genere, che i dati parlano da soli, ma è proprio la voce dei semplici dati che spesso è contraffatta e alterata. L’autismo è in drammatico aumento, soprattutto nella forma regressiva. È stato stimato che il 62% dei bambini con la malattia manifestano una regressione tra i 6 e i 36 mesi di età, con maggior frequenza tra i 18 e i 24 mesi. L’età in cui si presenta la regressione – afferma il pediatra – coincide con quella in cui i bambini ricevono le vaccinazioni morbillo-parotite-rosolia”.

Diverso il parere del virologo milanese, secondo il quale “aggiungere ai dati dei Cdc una variabile, rappresentata dai certificati di nascita, permette di ricavare solo informazioni grossolane, perché manca un’approfondita analisi dei profili genetici. Lo stato dell’arte della ricerca sull’autismo – spiega Pregliasco – non consente ancora di sapere con esattezza cosa determina l’autismo, e questo può generare fraintendimenti”.