Sono almeno 20 i palestinesi morti nella Striscia di Gaza nei dei nuovi raid israeliani, ripresi ieri dopo il lancio, denunciato dalle forze di Tel Aviv, di razzi contro lo Stato ebraico. Lo riferisce l’agenzia palestinese Maan. Sotto il fuoco israeliano sono morte la moglie e la figlia di Mohammed Deif, comandante militare del braccio armato del movimento, le Brigate Al Qassam, vero obiettivo dell’operazione. “L’occupazione israeliana ha usato il pretesto dei razzi lanciati da Gaza per colpire un personaggio di spicco di Hamas”, ha scritto su Facebook l’esponente del movimento Musa Abu Marzouq, riferendosi al comandante Deif. “La moglie e la figlia del grande leader sono state uccise”.

Decine di razzi su Israele
In Israele nella notte hanno continuato a suonare le sirene in diverse città, comprese Tel Aviv e Gerusalemme: le cifre fornite parlano di circa 50 razzi lanciati ieri dalla Striscia di Gaza e 20 oggi. Tra le vittime palestinesi, otto persone forse appartenenti alla stessa famiglia, uccise in mattinata in un raid israeliano sulla parte centrale della Striscia, come riporta la Bbc. In tutto i feriti, stando a fonti palestinesi, sarebbero circa 120. L’esercito israeliano è pronto a richiamare 2 mila riservisti, a seguito della violazione della tregua da parte di Hamas, riferisce il Times of Israel, precisando che all’apice dell’Operazione confine protettivo lo scorso mese, per cui è stata avviata anche un’incursione via terra, nella Striscia di Gaza, le forze di difesa israeliane hanno richiamato circa 86 mila riservisti.

Migliaia ai funerali della moglie di Deif
Migliaia di persone hanno partecipato a Gaza ai funerali della moglie e di un figlio di Mohammed Deif. I corpi della 27enne Widad e del piccolo Ali, di sette mesi, sono stati avvolti nelle bandiere verdi di Hamas. Un corteo funebre è partito da una moschea del campo rifugiati di Jabaliya, nel nord della Striscia. Stamani Hamas aveva chiesto agli abitanti della Striscia di Gaza di partecipare in massa ai funerali della moglie e del figlio di Deif. In precedenza responsabili di Hamas avevano riportato che oltre alla moglie di Deif nell’attacco era rimasta uccisa una figlia del comandante militare del braccio armato di Hamas.

Il leader delle Brigate Al Qassam è sfuggito al raid
Mohammed Deif è sfuggito al raid . Lo ha confermato implicitamente una nota diffusa dal portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. “L’occupazione pagherà per i suoi crimini contro i civili palestinesi e coloro che vivono vicino al confine con Gaza non torneranno a casa finché Mohammad Deif lo deciderà”, si legge nel comunicato che fa riferimento agli attacchi del braccio armato di Hamas contro le zone israeliane nei pressi dell’enclave palestinese. Il ministro dell’Interno israeliano, Gideon Saar, ha detto alla radio militare che Deif era un “obiettivo legittimo“. In passato l’ufficiale era sfuggito a numerosi tentativi di omicidio da parte dei servizi di sicurezza israeliani. Il governo dello Stato ebraico non ha commentato il raid, ma media locali hanno citato un ufficiale, rimasto anonimo, secondo cui l’obiettivo dell’attacco era proprio il leader di Hamas.

L’Onu condanna la rottura della tregua
Ieri Israele ha accusato i “terroristi” per la rottura della tregua. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato “nei termini più forti” la rottura della tregua e ha chiesto alle parti di arrivare a un accordo per un “cessate il fuoco duraturo” dopo che ieri sono di fatto saltati i colloqui indiretti al Cairo tra israeliani e palestinesi, con la mediazione egiziana. Dal Cairo Azzam al-Ahmad, esponente di Fatah e capo dei negoziatori palestinesi, ha detto che Israele non ha risposto all’ultima proposta di accordo avanzata dalla delegazione. Dall’avvio dell’operazione contro la Striscia, l’8 luglio scorso, i morti a Gaza sono almeno 2.028, mentre da parte israeliana, 64 soldati e tre civili sono rimasti uccisi. L’Egitto ha rivolto un appello a israeliani e palestinesi affinché tornino al tavolo negoziale mediato dal Cairo nei giorni scorsi e ha espresso “profondo rincrescimento” per la rottura della tregua nella Striscia di Gaza, dove da ieri è ripreso il conflitto. Lo si legge in una nota del ministero degli Esteri.