In un’ampia sala del palazzo fa il suo ingresso una signora dall’incedere piuttosto goffo e impacciato. Calza scarpe con tacchi alti, di certo inadatti al suo equilibrio e inciampa in una sedia. “Ma che ci fa ’sta poltroncina proprio qui? – commenta – Per dio, non c’è la luce in ’sta camera?”.

All’istante si leva una voce che la rassicura: “Non si arrabbi, signora, Dio c’è e fa sempre luce! Ora gliela accendo io”. E all’istante ecco la luce in tutto il salone. È un giovane parroco che ha fatto scattare l’illuminaria.

“Grazie, eminenza”

“Ma che dice signora, ahahah! mi ha preso per un cardinale?”

“Beh, siamo pari, lei mi ha preso per una signora…”

“Perché, non è una signora forse?”

“Scherziamo? – dice la donna – Poco fa mi sono trovata riflessa in uno specchio e mi sono scambiata per una baldracca…”

“Oh, no madonna, non direi… D’altra parte, scusi se mi permetto, ma cimentarsi in giochi d’equilibrista su un paio di scarpe coi tacchi di quella misura, per quanto agile, signora…”

“E dagli con ’sta signora… vuol mettersi in testa che io sono una baldracca? Voglio dire… Possibile che tu non mi abbia riconosciuto? Io sono Silvio…”

Silvio chi? Berlusconi forse?

“Eh sì…”

“Non mi dire… E che ci fai nei panni di una baldracca… voglio dire travestito da donna?”

“Ma non mi avevi riconosciuto?”

“Eh no”

“Sono tanto orrenda?”

“Se è per questo anche come uomo…”

“Come?”

“Stavo scherzando! Ma perché ti sei conciato in questa maniera?”

“Ma scusa, non ci eravamo accordati tre o quattro giorni fa che per il prossimo incontro segreto sulle riforme ci saremmo mascherati in due personaggi irriconoscibili?”

“Già, hai ragione, e il tutto per evitare di dar nell’occhio, solo che così tu, cara signora, stai dando nello stomaco, più che nell’occhio…”

“Ecco, adesso mi vieni a dire che sono orrenda, vero?”

“No, orrenda no… soltanto fai un po’ schifo… Non fare quella faccia, sto sempre scherzando. Piuttosto, anche tu non mi hai riconosciuto subito, così camuffato da parroco!”

“Forse perché, in verità mi sembrava un travestimento un po’ troppo banale… che tu sia un pretino, anzi un ebetino, lo sappiamo tutti, ahahahah!”

“La vogliamo smettere con questi sfottò e parlare serio?”

“Sì, ha ragione padre…”

“Già mi è un po’ difficile apparire serio tutte le volte che ci incontriamo per ’sta manfrina”

“Perché? Ti sembra una buffonata quella di accordarsi per le leggi, i programmi, eccetera?”

“Beh, ecco, a parte che questo tormentone di farci le regole per nostro conto, di nascosto, e non svelare a nessuno di che abbiamo concordato, a lungo andare comincia a diventare un gioco sporco insopportabile anche per chi ci sostiene, e rischia di esplodere con un gran boato”

“Ah, ma stai facendo anche tu il menagramo, un gufaccio orrendo, un rosicone, uno sciacallo… che ti prende?”

“Beh, diciamo che da qualche giorno mi sento un po’ in crisi…”

“In crisi di che, perché?”

“Vedi, ultimamente mi è capitato di incontrarmi con dei ragazzi del mio partito…”

“Il Partito democratico?”

“Sì, non ne ho un altro, almeno per adesso… E sentivo che quasi tutti questi giovani mi erano ostili. Poi li ho provocati, costringendoli a dire quello che avevano sullo stomaco e questi, sfacciatamente, mi hanno dichiarato che la politica che io sto impostando e svolgendo è una schifezza ed un tradimento totale di quello che è stata la nostra storia, a partire dal tempo di Berlinguer, alle lotte per il lavoro e il progresso sociale… E soprattutto il fatto che io continui ad intrallazzare con te”

“Con me?”

“Sì. Uno mi ha detto: ‘È questa mancanza di dignità e di senso della lealtà civile che ci indigna’. Hai capito? I miei ragazzi, quelli che dovranno prendere in mano il partito appena sarà il momento, non si limitano a contestarmi nella forma, ma addirittura hanno in uggia, anzi provano orrore per tutta la politica che stiamo realizzando”

“Non mi dire… io credevo che tu fossi riuscito a convincerli, come ho fatto io del resto, che questa era la via unica da seguire se volevamo mantenere il potere, e anche la speranza di rimontare dal disastro sociale e politico di cui siamo stati anche colpevoli, a suo tempo…”

“No, no, forse non mi sono spiegato. Questi ragazzi, uno dietro l’altro, come se si fossero accordati tutti in coro, hanno cominciato a farmi le pulci su tutto il comportamento mio e della squadra di governo che ho messo in campo” 

“E che cosa ti hanno contestato? Sentiamo”

“Prima di tutto, come mi sono comportato con Letta e il suo governo. Mi hanno fatto perfino il verso, imitando le mie parole: ‘Stai sereno, caro Letta, io non ti farò le scarpe, ma piuttosto il culetto’. Sto scherzando, non è proprio così, ma quasi… E poi hanno recitato una pantomima in cui io e i miei tirapiedi abbiamo buttato fuori dalla finestra Letta e tutto il suo governicchio, facendo pure lo sghignazzo con pernacchio”

“Ma che spudorati!”

“E poi hanno fatto la pantomima anche di te, che all’istante ti sei trovato in ginocchio, fottuto, condannato come un ladro da quattro soldi, con sulla testa altri processi che, se andranno in porto, ti ridurranno ad un calzino puzzolente buttato nella pattumiera. ‘Ma niente paura! – urla uno dei più scalmanati fra i ragazzi – abbiamo l’aggiustatutto, il Renzi indomito che risorge anche i cadaveri più frollati!’”

“Ma sei sicuro che questo impunito spudorato sia proprio del tuo partito? – sbotta Silvio, sempre nei panni della vecchia signora – Non sarà piuttosto un infiltrato del Movimento 5 stelle?”

“L’ho avuto anch’io il dubbio, ma è pulito, è il figlio di un mio amico banchiere”

“Scusami, mi dimenticavo che anche voi avete amicizie nelle banche”

“Eh sì, giocoforza. ‘Come dice del poter la santa legge, se non hai una banca che ti sorregge sei come un pallone gonfio di scoregge’”

“Ahahah! Questa non la sapevo! Bisogna che la racconti alla Merkel la prossima volta che la incontro, forse riesco a farla ridere!”

“E poi non ti dico della buriana che hanno messo in campo rifacendo l’alleluja della tua assoluzione! Addirittura, a soggetto, hanno cantato per quell’evento una canzone: ‘Oh che bello è veder rinato il ladrone che davamo per spacciato, convinti che le sue stesse infamità l’avessero sballato. E poi che spasso scoprire i suoi seguaci che, come tanti San Pietro, fingono di non averlo mai conosciuto né ora né addietro. Ecco che all’istante, con l’assoluzione, tornano tutti dal vecchio padrone, ricevendo la stessa porzione di privilegi, prebende e poltrone’”

“No! Hanno cantato e mimato una porcata del genere?”

“Sì, e io me la sono dovuta ingoiare tutta senza nemmeno avere la forza di insultarli. Pensavo che avrei di certo rischiato di esser preso a calci”

“Ma no! Si sa che i giovani ogni tanto danno i numeri. Ma importante, in questo caso, è dar loro ragione, battersi il petto urlando: ‘Grazie, mi avete aperto gli occhi e anche la mente, sono un puzzone maledetto, aiutatemi a ritrovare la via della chiarezza e dell’onestà!’” 

“Ecco – esplode Renzi sempre in veste da pretino – è proprio lì, sul discorso dell’onestà e della moralità che mi hanno attaccato con una durezza da sconvolgermi. Capisci? Ero disperato alle lacrime. ‘Ma come – mi dicevo – noi, alla maniera dell’antica Dc, abbiamo capito che è proprio dai giovani che bisogna ripartire, dando loro non una speranza generica, ma la certezza del fare per chi soffre ed è in estrema difficoltà, e abbiamo fatto di tutto per creare dei nostri seguaci usi a promettere e non mantenere, fare programmi dove ripetiamo, alla maniera del mai dimenticato Mario Monti: ‘Noi vogliamo che si giunga a equanimità nel costringere tutti i cittadini, soprattutto i grassi abbienti, spudorati evasori per miliardi, a restituire i loro tesori accumulati con trufferie e manovre di bassa lega’”

“Ecco – esclama quasi festante la signora Berlusca sollevandosi le false tette in gesto di vittoria – è proprio a questo linguaggio e modo di fare promesse che io personalmente mi sono subito posto in totale opposizione! Quando si promette qualcosa di straordinario che in cuor nostro siamo già decisi a non mantenere, bisogna saperla sceneggiare la menzogna, non basta usare un tono di voce modesto ed elegante, si deve mettere in capo, come facevo io, addirittura un notaio firma-firma , nella persona di quel brav’uomo di Bruno Vespa, sempre disposto a servirti e leccarti mani, piedi e quant’altro abbisogni. Senz’altro sempre pronto come il Nescafè”

“Scusa, sbaglio o stai dicendomi che sono un incapace, che non so mentire e promettere con sufficiente credibilità?

“Eh beh, sì, un po’ è così. Non hai il mio coraggio”

“Ma per dio, se sono stato addirittura sfottuto a sangue per tutte le mie dichiarazioni smentite il giorno stesso e proposte in altra forma più accettabile per poi, velocissimo, di nuovo smentirle. ‘Non vi imporrò nessun sacrificio’ e il giorno dopo TAM una mazzata in capo, naturalmente, soltanto ai non abbienti. ‘Basta con gli esodati! Bisogna rimborsare ogni soldo!’ e sono lì ancora che aspettano ’sti coglioni, manco una lira hanno avuto di rimborso. ‘Con gli 80 euro in tasca a migliaia di poveri cristi risolleveremo l’economia’ e invece PAMFETE l’economia va a picco. E poi con questa strage di bambini in Palestina, io subito ho levato la voce e ho detto: ‘È una cosa indegna! Anche se Israele è un alleato, tanto che gli vendiamo le nostre armi, carri armati e velivoli, a prezzo buono, interverremo con decisione!’. E dove siamo intervenuti, non abbiamo fatto una piega, loro bombardano sui bimbi e noi, scucci scucci, ci sotterriamo comeanimalucci!”

“E questo – pontifica Berlusconi – succede quando si agisce da inetti, all’improvvisa, senza appoggio degli alleati! Perché non mi hai interpellato? Io avrei avuto altre idee”

“Ma che altre idee? Tu stai andando avanti da ormai vent’anni seguendo parola per parola il programma dettato da Gelli con la P2, e a che risultato sei arrivato?” “Perché, tu non hai seguito forse a tua volta il programma di Gelli?” “Sì, ho fatto finta di volerlo seguire, ma mi son ben guardato dal metterlo in atto, non sono mica un gonzo!”

“Ah, perché, io che l’ho seguito da sempre sono un gonzo?”

“Beh, se vuoi che dica coram populo che sei il più grande statista della storia d’Italia… io ne ho dette tante di frottole che posso anche gratificarti di ’sta vergognosa menzogna!”

“Eccolo qui che viene avanti il giovanetto sortito dalla scuola della Dc! Prima sbraita che mai farà accordi con il qui sottoscritto Berlusconi, poi però, al momento buono: ‘Che ci posso fare, non abbiamo altre soluzioni, viva Berlusconi, il potere innanzitutto’. Poi segue il maestro, di nascosto facciamo le nostre proposte, copiando dal testo del Venerabile Gelli, ma con discrezione, sempre pronti, se ci fanno il mazzo, a ritornare presto all’attacco, indignati per tanto vergognosa insinuazione: ‘Noi piduisti? Ma è una menzogna, un insulto alla nostra religione!’. Ma domani siamo già pentiti e torniamo sui nostri passi”.

Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2014