“Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni“. È quanto ha sottolineato Papa Francesco in una nuova intervista concessa al fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, in un dialogo tra credenti e non credenti, come ha sottolineato il giornalista. Bergoglio ha messo ancora una volta il dito nella piaga della “lebbra della pedofilia nella Chiesa“, contro la quale sta attuando la linea della tolleranza zero, sottolineando che è “gravissimo che il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali”. E sempre riguardo la piaga della pedofilia, Bergoglio aggiunge che “Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”. E sull’inchino della statua della Madonna delle Grazie al boss Giuseppe Mazzagatti, avvenuto a Oppido Mamertina dopo la sua scomunica ai mafiosi, Francesco ha assicurato: “Tutto questo sta cambiando e cambierà. La nostra denuncia delle mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante”.

Apertura importante e per certi aspetti inedita da parte del Papa sul celibato dei sacerdoti. “Forse lei non sa – ha spiegato Bergoglio a Scalfari – che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò”. Non a caso Francesco ha citato l’esempio della Chiesa orientale per valutare un cambiamento nella dottrina che riguarda il celibato sacerdotale. Proprio l’esempio concreto che viene dall’Oriente sarà al centro della discussione del Sinodo dei vescovi che si terrà a ottobre in Vaticano per valutare l’altra apertura significativa, e molto attesa all’interno della Chiesa, ovvero quella verso i divorziati risposati.

“La corruzione di un fanciullo – ha affermato il Papa – è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie”. E in un altro passaggio ha sottolineato che “l’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente. Questa situazione è frequente nelle famiglie, praticata da parenti, nonni, zii, amici di famiglia. Spesso gli altri membri della famiglia ne sono consapevoli ma non intervengono, irretiti da interessi o da altre forme di corruzione”.

E qui Francesco ha indicato anche la “la diffusione delle droghe” nelle nuove generazioni. “La Chiesa – ha sottolineato il Papa – lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa. Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede”.

Sulla pedofilia Papa Francesco sta compiendo atti inediti e abbastanza significativi con punizioni esemplari. Bergoglio, infatti, ha rimandato nella sua diocesi di Taranto il numero due della nunziatura apostolica in Italia, monsignor Luca Lorusso, che ha difese l’ex prete romano Patrizio Poggi condannato in secondo grado per pedofilia e che sostenne le sue accuse, risultate totalmente infondate, contro nove ecclesiastici romani che si sarebbero macchiati dello stesso reato. Francesco, inoltre, ha obbligato don Mauro Inzoli, punto di riferimento di Comunione e liberazione in Lombardia, indagato per pedofilia, a ritirarsi a vita privata senza poter più celebrare Messa pubblicamente e amministrare i sacramenti. Un provvedimento di poco inferiore a quello emanato per l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana Jozef Wesolowski, condannato in primo grado per abusi sessuali su minori dall’ex Sant’Uffizio alla dimissione dallo stato clericale.

Non a caso come primo provvedimento assunto insieme al suo consiglio di cardinali, il cosiddetto “C9”, Francesco ha istituito la Pontificia commissione per la tutela dei minori, coordinata dal cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley, nella quale c’è anche una vittima degli abusi, l’irlandese Marie Collins. E proprio alle vittime il Papa ha voluto chiedere perdono, il 7 luglio scorso, nella Messa che ha celebrato per loro nella cappella di Casa Santa Marta, definendo la pedofilia “un culto sacrilego”. Sulla mafia, Francesco ha confessato di “non conoscere a fondo il problema. So purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze”.

Il Papa si è soffermato anche sul valore della religione, ovviamente in modo totalmente distorto, nelle organizzazioni criminali. “La maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le mogli, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locali sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”. E, infine, un mea culpa importante per le omissioni di alcuni preti verso le organizzazioni criminali. “Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla“.

Tuttavia, dopo la pubblicazione dell’intervista su Repubblica, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha tenuto a precisare, con una nota ufficiale, che “come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo ‘fra virgolette’ le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tanto meno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore. Se quindi si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, – precisa ancora il portavoce vaticano – occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente ‘intervista’ apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa”.

Lombardi focalizza in particolare la sua attenzione su “due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei ‘cardinali’, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, ‘le soluzioni le troverò’. Nell’articolo pubblicato – precisa ancora Lombardi – queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma, curiosamente, le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura. Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?”

Twitter: @FrancescoGrana