Come sta il nostro cinema? Se qualcuno buttasse un occhio in sala in questi giorni, la diagnosi sarebbe impietosa: malissimo. Lo scorso weekend è stato il peggiore dell’anno: 1.760.143 euro l’incasso totale al botteghino, con una flessione del 45% rispetto all’analogo fine settimana del 2013, già tutt’altro che lusinghiero. Siccità in sala, e Mondiali, caldo e “tutti al mare!” non spiegano questa miseria, perché il problema è a monte: “Oramai la stagione cinematografica – dice Andrea Occhipinti di Lucky Red – dura da ottobre a marzo, nel resto dell’anno non c’è quasi nulla”.

Eppure, potrebbe andare diversamente, e l’exploit di Maleficent con Angelina Jolie lo attesta senza tema di smentita: uscito il 28 maggio, dopo sei settimane di programmazione sfiora i 13 milioni di euro e ha scippato la vetta degli incassi 2014 al nostrano Un boss in salotto uscito il 1° gennaio. Insomma, il prodotto paga e si fa pagare, d’estate come d’inverno, ma quando latita… Provocazione , da aprile a settembre che facciamo delle italiche sale: bingo, sale da lettura climatizzate, ostelli della terza età? Lo stesso Occhipinti, tuttavia, sconfessa allarmi a mezzo stampa sullo stato dell’arte, e invita al campo lungo sull’ultima annata cinematografica: “Un’annata eccezionale”, secondo il Rapporto 2013. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo con la Direzione Generale Cinema del MiBACT.

Ma è davvero così? La quota di mercato del cinema italiano risale al 30% dal 25% del 2013, ma senza i 51,3 milioni di euro incassati da Sole a catinelle con Checco Zalone che risultato avremmo avuto? Puntualmente snobbato dai premi, è il salvatore della patria, ma un Checco multimilionario fa primavera? Il botteghino complessivo del 2013 è stato di 618.353.030 euro, superiore ai 609 del 2012, ma nettamente inferiore ai 661 del 2011 e ai 734 del 2010: vale a dire, senza quei 50 milioni di Sole a catinelle avremmo pianto miseria. Eccezione che invalida la regola, Checco ha drogato il comparto, addirittura raddoppiando l’incasso del top player del 2012, quel Benvenuti al Nord che totalizzò 24.645.462 euro.

Se non ridiamo, altri lo fanno per noi: gli Stati Uniti guadagnano ulteriori fette di mercato passando dal 48.46% del 2011, per il 53,21 del 2012, al 53,72% del 2013. Direte, ma noi abbiamo vinto l’Oscar! Vero, e La grande bellezza di Paolo Sorrentino se l’è cavata egregiamente anche in sala, ma i prestigiosi riconoscimenti internazionali come si riverberano sul box office? Le meraviglie di Alice Rohrwacher, ottimo film, s’è aggiudicato il Grand Prix a Cannes, ma dopo sette settimane di programmazione arriva appena a sfiorare il milione e, rivendica Domenica Dinoia della FICE, “senza le nostre sale cittadine e d’essai chi l’avrebbe messo in cartellone?”.

Se l’alfabetizzazione cinematografica, scolare in primis, rimane una chimera, viceversa, c’è un troppo che stroppia: le opere prime, passate dalle 364 del 2012 alle 453 del 2013. Qui ce la giochiamo, con i nostrani debutti levitati dai 127 del 2012 ai 161 dell’anno scorso, ma è un dato univocamente positivo? Tutt’altro: “La distribuzione delle opere prime e seconde è un grido di dolore”, lamenta l’ad di Cinecittà Luce Roberto Cicutto, con Occhipinti – “Produrne meno e mettere risorse per distribuirle, perché così sono sprecate, invisibili” – e l’ad di Medusa Giampaolo Letta – “Servono criteri più stringenti per selezionarle” – a rincarare la dose. Crollati gli investimenti (da 493,1 a 357,6 milioni), in via d’estinzione le monosale (dalle 713 del 2006 alle 530 del 2013), in contrazione il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), il sole del nostro cinema è a catinelle, eppur ci si bagna.