La cura per le ambientazioni sonore e una visione evocativa fuori del comune, sono i primi tratti che spiccano durante l’ascolto di Integra, il nuovo disco del pianista e cantautore siciliano Ivan Segreto, che torna sulle scene dopo tre anni di silenzio. Un periodo che gli è servito per scrollarsi di dosso le tensioni, ma soprattutto le attenzioni: “Mi sono dedicato esclusivamente a me stesso – racconta il cantante –. Ho coltivato le mie passioni, fatto meditazione e ricerca e affinato la scrittura, cercando di spingerla oltre le mie abitudini, le mie consuetudini e i miei cliché. Integra è il frutto di questo lungo percorso”. Da venerdì 11 luglio il disco sarà disponibile in tutti i negozi: il nuovo lavoro si sviluppa in dieci brani originali dove, all’interno del tessuto musicale, Ivan Segreto, insieme con Daniele Camarda al basso, e Roberto Pistolesi alla batteria, accosta il jazz della scuola Canterbury all’elettronica e la contemporanea al rock. I testi delle canzoni invece hanno come obiettivo quello di rintracciare i segni distintivi del  percorso artistico dell’autore limitando il campo d’analisi al comun denominatore dell’immagine musicale, centro nevralgico dell’attività di Ivan Segreto.

Acclamato fin dai tempi del suo album d’esordio che ne aveva fatto uno dei personaggi più interessanti della musica italiana, tanto da ricevere le attenzioni del Maestro Franco Battiato, che un paio d’anni dopo l’ha invitato a condividere il palco del Festival di Sanremo, in questo album Segreto mostra l’ulteriore crescita artistica conquistata con sudore sul campo. Oggi possiede la capacità di essere al contempo introspettivo ed estroverso, grazie a un songwriting fascinoso ed eclettico, marchiato da quell’indolenza canora che molto ricorda il frontman dei Radiohead, Thom Yorke. Certo il paragone può apparire azzardato, ma il richiamo è talmente evidente che non ci si può non far caso, perché anche la musica rende a lui affine la band oxfordiana. Integra è un disco con una forte contaminazione di generi, dal free jazz all’elettronica, il risultato è un’opera elettro-acustica condita da suoni di plastica, legno, metallo e  sassi, “perché l’integrazione – spiega – è il senso profondo di quest’ultimo album, per il quale il processo compositivo ha assunto una vera e propria forma meditativa. L’obiettivo è distruggere la prospettiva duale, intesa come contrapposizione, sostituendola con concetti quale coesistenza e armonizzazione. La musica del resto, è un formidabile strumento di esplorazione e come conseguenza di integrazione”.