La crisi tra Russia e Ucraina getta un’ombra sul già difficile vertice europeo in corso a Bruxelles. Il governo italiano si propone come paciere e incassa una vittoria sul fronte delle sanzioni contro Mosca, che ha sempre guardato con sfavore considerati gli interessi economici in gioco. Renzi, che nella notte tra giovedì e venerdì ha incontrato il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha guidato il fronte dei Paesi contrari alla richiesta di Usa e Germania di imporre nuove limitazioni ai rapporti commerciali bilaterali. E, per ora, i leader dell’Unione hanno deciso di rimandare ogni decisione a lunedì, chiedendo però al governo russo e ai separatisti dell’est dell’Ucraina il rispetto di alcune condizioni. Ma non si può certo parlare di distensione: al contrario, la firma dello “storico” accordo di associazione e libero scambio tra Kiev e Bruxelles ha suscitato l’immediata reazione del Cremlino, che ha promesso “serie conseguenze”. Minaccia che non lascia per nulla indifferenti i capi di Stato e di governo dell’Unione, tanto che nella bozza dell’accordo che stanno discutendo in queste ore compare l’invito ad “aumentare lo stoccaggio di gas prima dell’inverno” per prepararsi all’eventualità di un’interruzione delle forniture.

L’ultima scintilla andata ad alimentare il conflitto in corso tra Kiev e Mosca – a causa del quale secondo l’alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati 100mila ucraini sono fuggiti in Russia quest’anno e altri 54mila sono sfollati interni – è l’intesa sottoscritta da Poroshenko, insieme a quelli di Georgia e Repubblica di Moldova, e dai leader dei 28. Una “pietra miliare nella storia delle nostre relazioni e per l’Europa nel suo insieme”, secondo il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Mentre Poroshenko si è spinto a dire che questo per l’Ucraina è forse il “giorno più importante” da quando ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991. Il Cremlino però non ha preso bene l’ulteriore passo di Kiev fuori dalla sfera di influenza russa. Il vice ministro degli Esteri della Russia, Grigory Karasin, ha subito dichiarato che “le conseguenze di questo passo saranno gravi”. E il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha fatto sapere che Mosca risponderà “non appena ci saranno conseguenze negative per l’economia” russa. In passato la Russia ha imposto restrizioni commerciali ai vicini in risposta alle mosse politiche o economiche giudicate sfavorevoli al Cremlino.

La nuova pietra dello scandalo arriva a dieci giorni dalla decisione di Mosca di chiudere i rubinetti del metano in direzione Kiev, rifiutandosi di farle ancora credito dopo la scadenza dell’ultimatum sul pagamento dei debiti pregressi. Scelta accompagnata da un chiaro avvertimento alla Commissione Ue da parte di Gazprom: il colosso energetico russo ha informato Bruxelles di “possibili interruzioni” delle forniture. Di qui quel passaggio nella bozza del documento finale dei leader Ue, in cui tra le raccomandazioni sul completamento del mercato energetico europeo e gli investimenti in infrastrutture come i gasdotti si legge anche: “Potenziate gli stoccaggi”. Perché l’estate passa in fretta e il contesto non permette di arrivare verso la stagione fredda con i serbatoi scarichi. 

Tanto più che l’ultima parola su una possibile escalation delle sanzioni europee non è ancora detta. Venerdì i leader hanno deciso di concedere tre giorni di tempo al governo russo e ai separatisti dell’est per adottare passi che migliorino la situazione. In particolare il Consiglio europeo chiede di raggiungere un accordo su un meccanismo di verifica, monitorato dall’Ocse, per il cessate il fuoco e per il controllo efficace della frontiera. Dovranno poi essere restituiti alle autorità ucraine tre posti di blocco di frontiera, Izvarino, Dolzhanskiy e Krasnopartizansk. Tutti gli ostaggi, tra cui tutti gli osservatori dell’Ocse, dovranno essere rilasciati. L’ultimo punto è l’avvio di negoziati “sostanziali” sull’attuazione del piano di pace di Poroshenko. Il 30 giugno il Consiglio “valuterà la situazione e, ove richiesto, adotterà le decisioni necessarie”. Comprese, eventualmente, “ulteriori significative misure restrittive”.