Quello che è capitato a Tommaso Cerno – giornalista che stimo per la sua lucidità e che, anche se lui non lo ricorderà, ho conosciuto personalmente ad una trasmissione della Rai in cui si parlava di omofobia – è una delle tante pagine della storia dell’odio contro le persone Lgbt. Ed è giusto non solo denunciare, come lui giustamente ha fatto, ma anche creare di conseguenza quella rete di solidarietà funzionale a far capire che se sei famoso è scandaloso attaccare un gay, ma se non sei nessuno è abbastanza comune che ti si dia del frocio. Per cui, bravo Cerno, e siamo tutti con te.

C’è però una parentesi, in questa storia, che assume i connotati del paradosso. Scorrendo la mia tweetlist trovo l’ennesimo piagnisteo dell’organizzazione omofoba “Voglio la mamma”, in cui attraverso i soliti tristi mezzucci degni di personalità politiche abbastanza esili, si strumentalizza il caso in questione per far parlare di sé: Adinolfi, già presunta vittima di indicibili censure su Facebook, sarebbe pure bersaglio di insulti di vario tipo per le sue “idee” e nessuno a difenderlo. E chissà come mai. 

 

Forse perché ha scritto recentemente che andrà in guerra contro le civil partnership, o perché nel suo libro cita testi in cui si patologizza l’omosessualità o ancora perché ha più volte esternato contro il principio di uguaglianza giuridica tra gay community e maggioranza eterosessuale? E per chi non lo sapesse, nonostante queste posizioni, Adinolfi non è affiliato a Forza Nuova o Fratelli d’Italia e non milita nel Nuovo Centrodestra di Alfano. È stato parlamentare del Pd, invece. Poi passato a Scelta Civica e di fede renziana. Ma questi sono appunto dettagli. Ritornando al paradosso di cui sopra, a rispondere all’urlo di dolore di cui nessuno evidentemente si era accorto, arriva proprio Cerno, che scrive: «Io sono solidale e amico di Mario e difenderò sempre la libertà di opinione». 

 

Adesso, personalmente avrei serie difficoltà ad essere amico di chi fa una battaglia ideologica per trasformarmi in un cittadino di serie B, ma questo è sicuramente un mio limite. Mi si dovrebbe spiegare, tuttavia, cosa c’entra la libertà di opinione con l’omofobia di certi individui. E su questo vorrei spiegarmi ancora meglio: nessuno può impedire a certa gente di pronunciare frasi che vanno da “il matrimonio è solo quello tra uomo e donna” a “i froci mi fanno schifo” e via discorrendo. Quindi la libertà di esprimere questi concetti è garantita e nessuno la mette in discussione. Il problema è che non sono opinioni, ma più semplicemente incitazioni all’odio e rinforzi dello stigma sociale: se immaginiamo la frase “il matrimonio è solo quello tra un cattolico e una cattolica” capiremo da soli l’enormità dell’enunciato. E se Cerno deve essere, giustamente, il destinatario di una solidarietà collettiva contro un insulto odioso, ha anche la responsabilità di dire all'”amichetto” Adinolfi che sì, la vicinanza umana è qualcosa che fa sempre bene, ma come la mettiamo con tutto il resto? Con l’avallo delle terapie riparative, i proclami di guerra, il dileggio o le frasi odiose contro l’omogenitorialità?

Perché, caro Tommaso, e spero mi perdonerà il tono confidenziale, se alla fine arriva un cretino a invitarla a cena con una tavola imbandita di cappi è perché all’origine di questi estremi c’è chi fa discorsi come quelli portati avanti da gente che lei reputa amica. E alla quale riconosce non tanto la facoltà di poter proferire qualsivoglia boiata – per quello c’è appunto la Costituzione – quanto lo status culturale di essere portatori di “pensiero”. E che pensiero è mai quell’insieme di pregiudizi che induce, in estrema sintesi, a scrivere frasi come “finocchio di merda”? Perché poi, a un certo punto, bisognerà pure decidere: se tutto questo è libera espressione, qualcun altro troverà tollerabile anche tutto il resto. Per una logica consequenziale. E se istituzionalizziamo come ingrediente filosofico le idee di chi ci vuole inferiori per (assenza di) legge, alla fine certi sforzi per creare rete sociale e combattere “insulti odiosi” verranno vanificati da un deficit di credibilità. E questo è un rischio che, a parer mio, andrebbe evitato ad ogni costo. Anche quello di dispiacere a un amico. Ammesso che sia veramente tale chi opera alacremente affinché si possa continuare a dare impunemente del frocio a chiunque, famoso o meno che sia.