Tre arresti, 52 indagati tra cui un funzionario della Farnesina e 27 imprenditori, quasi tutti di Potenza e operanti nel settore agricolo, 445 pakistani fatti entrare a pagamento in Italia dal 2009 ad oggi e un giro d’affari illecito da 5,8 milioni di euro. Sono i numeri dell’operazione della Squadra Mobile di Piacenza, messa in atto in collaborazione con le questure di Lodi, Brescia, Verona, Mantova, Prato, Rieti, Potenza e Foggia e coordinata dallo Sco della Polizia di Stato, che ha permesso di scoprire un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Tra questi c’è anche un funzionario della Farnesina che lavorava a Islamabad. L’uomo ha terminato il suo incarico nella capitale pakistana nell’agosto 2010, è accusato di corruzione e associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con l’aggravante dell’internazionalità. Secondo gli inquirenti, il dipendente del Ministero degli Esteri, avrebbe avuto il compito di accelerare le pratiche per i visti di ingresso in Italia per i cittadini pakistani interessati dalle finte assunzioni che venivano organizzate da un’organizzazione guidata da loro connazionali. Grazie all’intervento del funzionario le procedure sarebbero state velocizzate, facendone ridurre l’attesa dai circa 40 giorni abituali ad una sola settimana. Dalle indagini è emerso che l’uomo avrebbe incassato 3 mila euro ogni 10 pratiche accelerate. Nei guai è finita anche la moglie del funzionario, esterna al ministero degli Esteri, che stando in Italia avrebbe incassato le presunte tangenti versate al marito, tenendo i contatti con i pakistani che, da Piacenza, gestivano l’intero giro d’affari illecito. 

Complessivamente sono 17 le misure di custodia cautelare in carcere chieste dal Pm di Bologna, di cui 5 concesse dal Gip. Di questi 5, due soggetti si trovano attualmente in Pakistan, mentre altri 3 sono stati arrestati. Si tratta di un 50enne potentino, imprenditore tessile, incensurato, che secondo le indagini aveva il compito di reclutare, tra Potenza e Verona, gli imprenditori compiacenti che dovevano firmare le false assunzioni. In manette anche un 36enne pakistano e un connazionale 38enne che si occupavano di individuare le persone da introdurre in Italia e di gestirne l’arrivo, all’aeroporto Malpensa, quindi il trasferimento nei Paesi europei, tra cui Francia e Spagna, che erano le principali destinazioni finali degli immigrati. Dei 52 indagati, tra italiani e pakistani, 17 sono quelli accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, mentre gli altri sono ritenuti di fatto fiancheggiatori dell’organizzazione. Secondo gli investigatori della Polizia, per ogni finta assunzione (soprattutto contratti stagionali nel comparto agricolo) agli imprenditori compiacenti veniva versata una somma di circa 5 mila euro. Agli immigrati che aderivano al giro illecito per arrivare in Italia, invece, venivano chieste somme fino a 18 mila euro.

L’indagine, durata circa 3 anni e avviata grazie ad un input investigativo proveniente dalla Francia, ha portato anche a decine di perquisizioni. Tra il materiale sequestrato ci sono visti, passaporti falsi, ma anche un veicolo, un ristorante situato a Piacenza ed un kalashnikov trovato a Rieti in possesso di uno degli italiani indagati. Enorme la mole di intercettazioni telefoniche e di accertamenti sui bonifici e pagamenti che transitavano dal Pakistan all’Italia, alimentando quello che era un vero e proprio traffico di esseri umani. Presentando i dettagli dell’operazione in conferenza stampa sotto le Due Torri, il Procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso ha parlato di un “fenomeno inquietante e significativo che va seguito con grande attenzione”. L’inchiesta che ha avuto il suo cuore a Piacenza, ha permesso di scoprire anche un filone paralello che avrebbe invece come centro logistico Verona e che sta procedendo dunque nella città veneta.