Gli scontri a Istanbul tra i manifestanti che protestavano contro la presunta responsabilità del governo nella strage della miniera di Soma e le forze anti-sommossa hanno provocato la morte di due persone. La prima vittima è un giovane di 30 anni, ucciso da un proiettile sparato da un agente, che l’ha colpito direttamente alla testa. L’uomo, morto sul colpo, non era un manifestante, si trovava nella zona della  solo per partecipare a un funerale. Un’altra persona è stata ferita gravemente ed è morta dopo alcune ore in ospedale. Gli scontri sono poi continuati per buona parte della notte, facendo diversi feriti. A Istanbul la tensione resta alta: nel tardo pomeriggio, infatti, sono previsti i funerali della prima vittima degli incidenti.

Anche se non si assisteva a una repressione così violenta dai tempi della protesta a Gezi Park, il premier turco Erdogan è subito intervenuto a difendere gli agenti: “Non resteremo in silenzio davanti a questi venditori di sangue che usano (il disastro nella miniera ndr) come una scusa per spaccare, distruggere e commettere omicidi. Vi aspettate che la polizia stia ferma a guardare? Sono stupito della loro pazienza“, ha affermato durante una riunione del suo partito.

Oltre alle pistole, gli agenti hanno anche fatto uso di lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma per disperdere un piccolo gruppo di poche decine di studenti, che volevano anche ricordare il quattordicenne Berkin Elvan ferito alla testa dalla polizia durante le proteste di Gezi Park e morto in marzo dopo otto mesi di coma. Erdogan si è scagliato anche contro le frequenti commemorazioni del ragazzo: “Che cosa?” ha detto, citato da Hurriyet online, “volevano una cerimonia per commemorare Berkin Elvan? Dobbiamo fare una cerimonia per ogni morto? E’ morto, punto e basta”.