Allarme a Cannes: è arrivato Quentin Tarantino. L’occasione della sua presenza sulla Croisette è un doppio anniversario: il ventennale di Pulp Fiction – qui Palma d’oro e proiettato stasera al Cinéma de la Plage in 35mm – e il cinquantenario di Per un pugno di dollari restaurato a cura della Cineteca di Bologna e Unidis Jolly Film, che sarà il film di chiusura del 67° Festival di Cannes, domani sera dopo la cerimonia di premiazione.

Tarantino ne sarà il presentatore, scelto alla luce della sua totale devozione al cinema di Sergio Leone. Come al solito, il regista americano è un fiume di parole, ed è emozionante ed impagabile sentirlo parlare di cinema, ciò che dà senso della sua esistenza: “Io divoro film voracemente ogni giorno, li studio in continuazione, è la mia università quotidiana e mi laureerò solo il giorno della mia morte”. Parole definitive, ma lontano dal melodramma perché Quentin è un vero showman. Su Sergio Leone si esprime come davanti ad una divinità: “Leone (che pronuncia col tradizionale e affettuoso ‘lioni’) ha inventato il cinema di genere action, che è proprio nato con Un pugno di dollari. Per questo non potevo mancare, è come il compleanno di un membro della mia famiglia, l’anniversario di una rivoluzione. Basta vedere quanto anche le nuove generazioni si animano davanti ai suoi film, ed a quelli dell’altro mio grande maestro Sergio Corbucci, perché li considerano cinema modernissimo”.

Entusiasmi a parte, Tarantino di ovvie origini italiane si dichiara da sempre “italiano” anche artisticamente: “Il mio Dna mi spinge ad apprezzare e forse ad adottare nel mio cinema quella grandiosità operistica tipica del cinema italiano”. Narcisisticamente Tarantino ama anche il proprio di cinema, guardandolo (dunque ri-guardandosi) ogni volta che ne ha occasione, “quando passa in tv uno dei miei film lo devo vedere, punto e stop. E non c’è nulla che cambierei dei miei film, perché da sempre la mia filosofia di filmmaking è fare del cinema che mi piace vedere, altrimenti non farei questo mestiere”.

Egocentrico e sempre sopra le righe, si dichiara lusingato delle aspettative che i suoi fan nutrono ogni volta che sta per uscire un suo film: “Non mi sento sotto pressione da queste attese, anzi io voglio che la gente si aspetti tanto da me, perché è quanto accade ai cineasti che si considerano dei “grandi” e per questo per me è un complimento. Anche io ero così, quando ad esempio attendevo un film di Brian De Palma: andavo al primo spettacolo del primo giorno e lo rivedevo lo stesso giorno a mezzanotte, cioè all’ultimo”. Pensieri ed espressioni degne di un fanatico-ossessivo queste, a cui Quentin – che possiede immense collezioni di stampe in 35mm e 16mm nonché vhs, dvd…e una sala di proiezione in casa sua – comunque ci ha abituati. Il vero nodo, oggi, semmai si chiama digitale. “È un’opportunità per i giovani, è la democrazia del cinema, però è anche la sua morte, in un certo senso per chi ama come me la pellicola. Spero solo che la prossima generazione – perché quella di oggi è ‘fottuta’ – torni ad avere un rapporto romantico con i film nonostante il digitale”.

Rispetto alla propria “adorata” filmografia del passato e del futuro, Tarantino sbriciola qualche notizia. La prima. “Potrei aggiungere a Django Unchained i 90 minuti lasciati fuori e farne un’opera di 4 ore divisa in 4 capitoli da un’ora ciascuno”. La seconda. “Sto finendo la seconda stesura della sceneggiatura di The Hateful Eight”, il possibile futuro film il cui furto dello script tanto l’aveva fatto incazzare mesi fa. “Mi sono calmato a questo proposito, ma non so che ne farò, forse un film, forse una piéce teatrale, forse un romanzo.. vedremo”.

Di certo se diventerà un film avrà una colonna sonora non originale, come in ogni sua produzione. “Lo sapete, odio l’idea di commissionare a un musicista la colonna sonora per i miei film.. non prenderei neppure Ennio Morricone, al quale ho debitamente pagato i diritti per l’uso della sua musica nei miei lavori..”. E la chiusura della sua affollata conferenza stampa non poteva andare che all’importanza di Cannes e a quanto la Palma d’oro abbia cambiato la sua vita. “È stato il trofeo più prestigioso della mia vita professionale. Perché è il premio che ti permette di entrare nella Storia del cinema. Grazie Cannes!”.