Era tutta la vita che volevo girare un western e non potevo non farlo all’italiana, il genere che adoro. Se dovessi lanciare il cappello nella pioggia, ecco io lo farei nello stile dello spaghetti western”.

Che Quentin Tarantino per il suo nuovo film, nelle sale dal 17 gennaio, volesse guardare al cinema italiano di serie B lo si capiva già dal titolo (ancora una volta dopo che Bastardi senza gloria, in originale, riprendeva il titolo internazionale del nostro film di guerra Quel maledetto treno blindato). Il suo Django Unchained infatti mescola il Django di Sergio Corbucci, uno dei più grandi successi internazionali del western nostrano (generò almeno 40 sequel, ufficiali o meno), e Hercules Unchained, il peplum di Pietro Francisci. Ma è solo un titolo, il film in realtà è 100% Tarantino.

La novità è che per la prima volta nel suo cinema dinamico, ironico e di gran divertimento un personaggio, il dottor Schultz interpretato da Christoph Waltz, il perfido nazista di Bastardi senza gloria, matura un ideale per il quale sarebbe anche pronto a morire, senza che ci sia un diretto coinvolgimento. La vendetta, questa volta, non è solo un affare personale.

Non si può comunque parlare di remake. Il Django di Tarantino non è un pistolero che gira per il west portandosi appresso una bara contenente una mitragliatrice (come il personaggio di Franco Nero) ma uno schiavo di colore nel Texas del 1858, incatenato e venduto separatamente dalla moglie come punizione per aver cercato di fuggire insieme dalla piantagione. Viene liberato da un cacciatore di taglie perché è uno dei pochi a poter riconoscere di cui lui è in cerca. Fatto il proprio dovere, però, Django si trasforma in una macchina da vendetta con l’unico obiettivo di trovare e liberare la propria donna dagli schiavisti.

Di italiano che c’è in questo film di vendetta? “Ci sono l’epica, il surrealismo e la musica!”, racconta Tarantino all’incontro con la stampa a Roma in cui siede al fianco di Franco Nero, che nel film ha un affettuoso cammeo. La colonna sonora infatti mescola brani dei grandi spaghetti western (c’è il tema di Trinità, quello di Django e molto altro) con un brano di Ennio Morricone cantato da Elisa e qualcosa di moderno. Per Franco Nero un tuffo nel passato: “Ogni tanto sul set Quentin metteva la musica di Django mentre giravamo [come era prassi di Sergio Leone, ndr]. Era bello”.

Prima gli ebrei e ora gli schiavi, negli ultimi due film Tarantino rilegge la storia mettendosi dalla parte degli oppressi, dandogli la possibilità di misurarsi in iperboliche vendette contro gli oppressori. E ora cosa? “Sto scrivendo un libro di critica su Sergio Corbucci” . E per il cinema? Si dice abbia in progetto un film sullo sbarco in Normandia visto dalla parte delle truppe di colore. “Sì, è un’idea, ma non c’è nulla di concreto, non so nemmeno se sarà il mio prossimo film. E’ la storia di questi soldati di colore che arrivarono in Normandia il giorno dopo lo sbarco, dovevano ripulire la spiaggia dai corpi. I prigionieri tedeschi scavavano le fosse e loro li buttavano dentro. Alcuni armati di fucile si assicuravano che i prigionieri non scappassero ma gli americani si fidavano talmente poco degli afroamericani che a loro insaputa gli davano solo fucili senza proiettili. E non era l’800 ma gli anni ‘40”.

Col razzismo in America non si scherza, Tarantino e il suo cast (in gran parte di colore) lo sanno bene. Già Spike Lee ha attaccato il film per il suo approccio giocoso al tema: “Ci avrebbero sparato comunque, lo sapevamo” gli ha risposto oggi il protagonista Jamie Foxx, “ma almeno prima andassero a vedere il film!”. Mentre più austero e navigato è il parere di Samuel L. Jackson, compagno di Tarantino quasi fin dagli esordi e qui presente con un ruolo minore ma straordinario: “Abbiamo una sola responsabilità ed è verso il pubblico afroamericano, il cinema gli ha mentito troppo a lungo e se avessimo finto anche noi se ne sarebbero accorti subito. Tutti. Io, da spettatore, non lo avrei mai tollerato”. Ma la più preparata è Kerry Washington, star di Scandal e qui moglie in attesa di liberazione di Django, insospettabilmente ferrata sullo sport italiano: “Il razzismo è un problema non solo in americano, basta vedere cosa è successo qui da voi con il Milan [un’amichevole giocata dalla squadra è stata interrotta perchè un giocatore di colore è stato pesantemente fischiato, ndr]”.

In serata Quentin e il cast sono attesi ad una prima ad inviti in cui ci sarà il fior fiore dello spaghetti western italiano, riunito per lui che già è eccitato all’idea: “Già quando venni per Bastardi senza gloria fu incredibile, tutti i miei miti riuniti. Dietro di me era seduta Gloria Guida. E vedevo Sergio Martino, Umberto Lenzi e Lamberto Bava insieme, uno accanto all’altro con Barbara Bouchet e Edwige Fenech. Stasera sarà anche meglio, un party con gli dei”.

di Gabriele Niola

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