Ora è una lotta politica, con il Labour che accusa il partito conservatore al governo in coalizione con quello liberaldemocratico: “Qui non fate altro che incoraggiare l’incertezza”, dice ora l’opposizione di fronte alla notizia del piano – rivelato grazie alla diffusione di una lettera privata di un sottosegretario – di togliere gli aiuti di disoccupazione a tutti coloro che rifiuteranno gli “zero hour contract”, i contratti “a zero ore”, senza un minimo garantito di tempo lavorativo e di paga. Secondo gli ultimi dati dell’ufficio nazionale di statistica britannico, oltre un milione e 400mila persone al momento operano con questo tipo di impiego. Lavoro “precario” e atipico a tutti gli effetti, così verrebbe chiamato in Italia, anche se nel Regno Unito non esiste veramente il concetto di precarietà. Il piano rivelato dalla stampa britannica – prima di tutti è arrivato il Guardian – è semplice: bloccare il pagamento dei benefit, gli aiuti di stato, per tre mesi al primo rifiuto senza giusto motivo e per sei mesi al secondo rifiuto. Così centinaia di migliaia di disoccupati britannici saranno di fronte a un bivio: accettare lavori senza tutela alcuna oppure non prendere nemmeno il sussidio di disoccupazione.

La lettera di Esther McVey, sottosegretario al lavoro, indirizzata alla parlamentare laburista Sheila Gilmore – che chiedeva al governo chiarimenti sulle “voci di corridoio” che da tempo riferivano di questo progetto – ha scatenato un putiferio. Il partito laburista va all’attacco. Rachel Reeves, ministro ombra per il lavoro e le pensioni, ha chiesto al governo di essere più chiaro, poiché le ultime rivelazioni a mezzo stampa contraddicono tutte le principali dichiarazioni precedenti degli esponenti dell’esecutivo. Anche il primo ministro David Cameron lo scorso martedì, incalzato dai giornalisti, ha dato il suo sigillo al piano per mezzo del suo portavoce, definendolo “una cosa buona. Pensiamo sia una cosa giusta, le persone dovranno prendere le opportunità che verranno loro offerte”. Poco importa se con questi contratti, soprattutto nelle grandi città metropolitane come Londra, molti giovani – e meno giovani – siano alle mercé dei datori di lavoro (uno su dieci nel Regno Unito usa questi contratti), dovendo accettare orari di impiego lunghissimi a pena, in caso di rifiuto o di eccessive richieste, di vedersi ridotto l’impegno settimanale a poche ore giusto per non essere licenziati. Capita ogni giorno a Londra e le storie sono tante e pur in un paese dove non esiste il concetto la precarietà è sempre più presente. Fra le giustificazioni del governo, la necessità di tagliare la spesa pubblica e di ridurre il fardello sui job centre, ovvero i centri per l’impiego, dove le file sono lunghissime già dalle otto del mattino. Il Labour ha ribattuto: “L’esecutivo dovrebbe fare molto di più per ridurre e combattere lo sfruttamento di lavoratori sotto questo contratto, invece che incoraggiare l’aumento di questi contratti”.

Sempre secondo l’ufficio nazionale di statistica, il settore dell’ospitalità, ristorazione e turismo è quello che vede il più alto numero di contratti a zero ore. Praticamente il settore al quale si rivolgono le migliaia di giovani che ogni giorno arrivano a Londra da tutta Europa e da tutto il mondo per trovare un’occupazione e per cambiare vita. La stima dell’ambasciata italiana a Londra è che ogni due giorni arrivi un aereo pieno di giovani immigrati dal Belpaese. E che oltre mezzo milione di nostri connazionali ormai viva e lavori nel Regno Unito. Molti di questi sono impiegati a Londra con contratti a zero ore, magari dopo aver lasciato lavori precari in Italia nella speranza di un miglioramento della propria condizione.