Quasi 900mila domande, di cui solo il 33% – 297mila – approvate. Una svolta sociale o una semplice partita di giro? Quel che è certo è che il governo greco, con una misura che ricorda il bonus di 80 euro varato da Matteo Renzi, distribuirà oltre 520 milioni di euro di “dividendo sociale” alle fasce più deboli della popolazione azzoppata dal memorandum della troika. Già entro la prossima settimana, secondo fonti del ministero delle Finanze di Atene, saranno disponibili i primi 172 milioni da destinare a chi denuncia un reddito inferiore ai 6.500 euro annui. E questa – insieme alla necessità di fare richiesta – è la prima differenza sostanziale rispetto alla misura che scatterà in Italia a fine mese: come è noto, a trovare gli 80 euro in più nella busta paga saranno i dipendenti con redditi tra gli 8 e i 26mila euro, mentre sono esclusi i cosiddetti incapienti e i disoccupati. In Grecia, al contrario, sarà data la possibilità di presentare domanda anche a chi nell’ultimo anno è stato senza lavoro. Già il prossimo venerdì saranno accreditati i primi bonus per 75mila militari, che avranno diritto a 500 euro annui a fronte di uno stipendio mensile di 1.500. Per gli altri ci vorrà invece l’ok definitivo da parte della segreteria generale delle Entrate pubbliche, che farà controlli incrociati per valutare l’attendibilità delle domande presentate. Pare infatti che abbiano fatto richiesta dell’indennità anche soggetti che, pur con redditi molto bassi, hanno importanti depositi bancari. L’ammontare del “dividendo” per i privati cittadini è ancora da definire, perché dipenderà dal numero di richieste considerate ricevibili. 

Il provvedimento, comunque, è strategico alla luce della decisione presa dall’Eurogruppo di valutare la riduzione del debito ellenico, perché il Paese riconquisti pieno accesso al mercato. Al tempo stesso però non si ferma l’escalation delle tasse: l’Autorità per l’energia ha abbassato i costi fissi per l’elettricità domestica, ma ha aumentato fino al 5,4% il corrispettivo del consumo. Su anche la tassazione sugli autoveicoli. E sul bollo delle auto l’Aci ellenica denuncia un “buco” da 400 milioni di euro, mentre sono attualmente in circolazione 250mila veicoli senza il tagliando assicurativo. Fino a oggi circa 200mila proprietari hanno riconsegnato la propria targa, anche a causa dell’aumento dei pedaggi autostradali. Oggi per percorrere 200 chilometri di autostrada dal centro del paese fino ad Atene si pagano 25 euro di pedaggio, tra andata e ritorno.

Ma la sterzata sociale del governo – che i canali televisivi celebrano come svolta, definendola “boccata di ossigeno per le fasce deboli” (pensionati minimi da 350 euro, disoccupati, disabili) – si presta facilmente a un’altra lettura. Non pochi analisti bollano la decisione come una mossa disperata per non perdere ulteriore terreno in vista delle imminenti elezioni europee e amministrative. Intanto si è aperta ufficialmente una guerra di sondaggi: quelli diffusi dai media danno praticamente alla pari il partito conservatore del premier Antonis Samaras, Nea Dimokratia, e il Syriza di Alexis Tsipras, mentre quelli ufficiosi danno in vantaggio di quattro punti il giovane leader greco, reduce da un tour elettorale in Sicilia autofinanziato e ospite ieri sera di Ballarò. Il tutto mentre la maggioranza composta da conservatori e socialisti del Pasok ha un solo seggio in più rispetto alle opposizioni e il premier Saramas, pur di evitare elezioni anticipate che sembrano probabili nel caso in cui il Syriza ottenesse un buon risultato il 25 maggio, propone una riforma costituzionale in senso presidenziale. 

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