Quando un’idea si fa commestibile, nascono iniziative succulente. È il caso di iniziative come ad esempio quelle legate alla filosofia Slow Food, ma per la prima volta il cibo diventa un elemento di identità culturale per una città intera: Bologna. Si chiama Bologna City of Food, progetto che nasce per coordinare tutte le iniziative territoriali sul cibo sia promuovendone alcune in modo diretto, sia proponendosi come collettore di tutte le ricerche, gli spazi, le esperienze, gli eventi scientifico-culturali-commerciali legati ai temi dell’alimentazioneche avvengono nell’area metropolitana della città delle Due Torri. Insomma, si tratta di aggregare alle tante qualità di Bologna anche il gagliardetto di “città del cibo”. Un’idea che guarda con interesse alle tematiche del prossimo Expo 2015 a Milano.

«Quest’iniziativa nasce dalla necessità per la città di Bologna di definire la propria identità», spiega Roberto Grandi, docente all’Università di Bologna e coordinatore del city branding della città di Bologna. Si tratta di uno dei promotori dell’iniziativa che spiega quindi la genesi di Bologna City of Food: «Abbiamo fatto un percorso di analisi tra materiali cartacei e on-line di oltre ventimila testi che parlano della città: si sono identificate alcune caratteristiche che emergono agli stranieri e ai visitatori. Bologna è uno spazio metropolitano che si nasconde ma che è real, vero, in contrapposizione alle città turistiche, ed è una città che non ti obbliga a percorsi turistici canonici. E tra gli aspetti più rilevanti c’è anche l’identità con il cibo». Una considerazione che viene dalla tradizione, come spiega Grandi. «Bologna è considerata una città attenta non solo alla qualità del cibo ma anche dell’agroalimentare. Da 900 anni vengono qui persone che portano le proprie tradizioni culinarie: tanto che all’università di Bologna ci sono più di 350 ricercatori che fanno lavori sugli aspetti “laterali” del cibo (salute, cultura, sostenibilità, etc.) ed è la quarta università in Europa e prima in Italia per numero di bandi vinti sul tema del food: ma queste cose la gente spesso le ignora e sarebbe invece opportuno segnalargliele». Come farlo è la scommessa di Bologna City of Food.

«Questo progetto si propone di essere una cornice legata a iniziative sparse per la città che riguardano soprattutto il cibo ma anche molti temi vicini: penso alla sostenibilità, al non spreco, alle iniziative sulla didattica e sull’alimentazione corretta. A Bologna ci sono molti luoghi naturali dedicati alla tradizione agroalimentare o innovativi come i mercati cittadini e gli orti urbani». Due realtà che potrebbero comunicare meglio ed essere sinergiche. «Offriremo innanzitutto un palinsesto di tutte le iniziative su queste tematiche per cercare di farne sistema: faremo conoscere anche le ricerche scientifiche e gli aspetti culturali legati al food».

City of Food è un’iniziativa finanziata dal Comune di Bologna, dall’Università, dalla Camera di Commercio, dalla Fondazione Golinelli e la Fondazione Almalaureae e dalla Fiera di Bologna. Ora si cercano partner privati. «Se devo pensare a modelli simili al nostro – prosegue Grandi – cioè città che hanno messo a sistema le proprie iniziative legate al mondo agroalimentare, mi viene in mente Londra che ha fatto grandi cose sul food e una carta, la London Food Strategy, che incrocia i temi di salute, ambiente, economia e cultura con il cibo. E lo hanno fatto gli inglesi pur non avendo grandi tradizioni agroalimentari. Sulla sostenibilità poi ci sono altre città che guardano all’impronta ecologica (foot print) dell’alimentazione e su questo fanno didattica: esempi come San Francisco».

Uno dei prossimi appuntamenti consigliati da questa nuova iniziativa e rivolto a tutti è Scienza in piazza. «Si tratta di un’occasione che quest’anno ha il sottotitolo di “Food Immersion” – conclude il professore bolognese – in programma dal 28 marzo al 13 aprile. Sono cento eventi, mostre, spettacoli, incontri e degustazioni in 40 luoghi distribuiti nella città e in periferia: obiettivo unire lo spettacolo alla scienza e alla cultura sul tema del cibo». E i più coraggiosi potranno anche sgranocchiare insetti, cibo orientale considerato come uno degli alimenti del futuro. Tutti gli altri dovranno accontentarsi di primizie canoniche come il dolce culatello o di uno dei prodotti autoctoni bolognesi più identitari: la mortadella.

di Gianluca Schinaia

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