Se c’è stato uno spreco di soldi pubblici e una cattiva gestione degli appalti legati al Piano carceri dovrà essere la magistratura a dirlo. Quello che è certo è che i nuovi padiglioni di 6 carceri (su 16 coinvolte) presentano già evidenti criticità strutturali. Infiltrazioni, infissi pericolanti, strutture arrugginite per non parlare di interruzioni dei lavori in seguito a contenziosi: tutto ciò mentre ancora si cercano risposte da dare all’emergenza sovraffollamento, alla dignità dei detenuti e al lavoro delle guardie penitenziarie sempre più costrette a lavorare in condizioni difficili. Il Parlamento è stato chiamato a intervenire anche per un messaggio alle Camere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (con annesse polemiche su eventuali atti di clemenza come amnistia e indulto).

A parlare di criticità e anomalie nel Piano carceri da 468 milioni di euro è stato il magistrato Alfonso Sabella, in passato ai vertici del Dipartimento amministrazione penitenziaria e ora al ministero nella veste di vicecapo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria. Nel mirino anche le gare d’appalto e i “ribassi palesemente fuori mercato”. Dall’Ufficio del commissario straordinario del governo per le infrastrutture carcerarie si parla però di “incomprensibile asserzione” che non troverebbe riscontro “né negli atti di gara né nelle verifiche delle offerte anomale”. Il dossier dell’ex pm antimafia è comunque sul tavolo della Procura di Roma che ha deciso di aprire un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato o indicazioni di indagati. Secondo Sabella il Piano nasconderebbe inoltre “un’appropriazione indebita” perché spaccerebbe propri gli interventi in realtà effettuati dal Dap e dal ministero delle infrastrutture.

Il dossier tira in ballo gli interventi sui nuovi padiglioni di Catanzaro, Modena, Terni, Livorno, Santa Maria Capua Vetere e Nuoro (il Piano carceri prevede “lavori di completamento di nuovi padiglioni” in 16 penitenziari). A Santa Maria Capua Vetere tuttavia non sembrano esserci problemi: “Il padiglione è stato inaugurato nei mesi scorsi – afferma Adriana Tocco, garante dei detenuti della Campania – non l’ho ancora visitato ma al momento non ho avuto notizie di criticità strutturali”. Il nuovo padiglione del carcere di Modena, inaugurato a inizio 2013, ha invece subito presentato criticità: “Disfunzioni incomprensibili per una struttura nuova” ha sottolineato Desi Bruno, Garante per i diritti dei detenuti dell’Emilia Romagna. Il malfunzionamento dell’impianto idraulico non ha ad esempio fornito per diverso tempo l’acqua calda. Anche il sindacato Sinappe nei mesi scorsi ha sottolineato più volte le criticità della struttura: dito puntato soprattutto contro la fatiscenza degli infissi, i cardini delle inferriate e il sistema d’apertura dei cancelli. La situazione attuale? “Le problematiche sono parzialmente risolte” afferma Bruno. L’associazione Antigone ha infine evidenziato come la struttura presenti già “segni della cattiva qualità dei materiali impegnati per la sua costruzione”.

Le cose non vanno affatto meglio nella casa circondariale di Nuoro. “I lavori, iniziati circa 3 anni fa, si sono interrotti nel settembre 2013 per un contenzioso tra il Dap e l’impresa esecutrice” spiega Gianfranco Oppo, Garante dei detenuti del Comune sardo. A quanto si capisce il contenzioso dovrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 milioni di euro. La struttura fino a ora realizzata “è una sorta di guscio vuoto in cui mancano infissi e impianti”. La sensazione è che per il completamento dell’opera “si vada alle calende greche”. Eppure ce ne sarebbe un gran bisogno di questo padiglione: “Nelle celle attuali si trovano contemporaneamente anche cinque ergastolani”. A Livorno i lavori per il nuovo padiglione da 180 posti sono iniziati circa otto anni fa: la struttura non è ancora pronta per entrare in funzione. Marco Solimano, Garante per i diritti dei detenuti di Livorno, parla di “infiltrazioni, ingranaggi già arrugginiti e ascensori fuori uso“. Poi aggiunge: “Sono sbigottito, il padiglione sarebbe dovuto entrare in funzione già due anni fa e ancora non si sa quando sarà operativo”. Per quanto riguarda Catanzaro il sindacato Uilpa era venuto a conoscenza di “ripetuti allagamenti anche presso il nuovo padiglione non ancora in funzione”. Spreco di soldi pubblici? A rispondere sarà la magistratura.