Chiude il sito di Liberazione, l’organo di informazione di Rifondazione comunista e scoppia la polemica all’interno del partito. Da mercoledì 19 marzo stop dunque anche alle pubblicazioni online, dopo la chiusura dell’edizione cartacea avvenuta il primo gennaio 2012. I motivi dell’addio di una delle testate storiche della sinistra radicale italiana li spiega il segretario del Prc, Paolo Ferrero, sul sito del quotidiano online: “Oggi dobbiamo sciogliere questo legame con la chiusura di Liberazione perché il deficit del giornale rischia di soffocare il partito, che non ha i soldi per coprire ulteriormente i buchi di bilancio. Si tratta di una scelta obbligata: se non chiudessimo il giornale dovremo a breve chiudere anche il partito”.

Insomma, le casse di Rifondazione sono in rosso e per questo i dirigenti hanno deciso di “sacrificare” l’organo di informazione. Ma la scelta non piace al direttore editoriale Dino Greco, che nell’editoriale dal titolo “No, caro Paolo, così non va” critica la scelta di Ferrero e accusa: “Il partito, o più precisamente, il suo gruppo dirigente, non ha mai creduto in Liberazione”. Duro anche il direttore Romina Velchi: “Si chiedeva di mettere in campo un percorso che ci permettesse di guardare avanti (…) Invece, arriviamo ad un traguardo oltre il quale non c’è nulla, tranne la chiara volontà di chiudere Liberazione per salvare il partito”, scrive Velchi che conclude: Ai lettori, agli abbonati va il nostro ringraziamento: ci hanno sostenuto, gratificato, criticato, sollecitato. E le nostre scuse per non sapere “cosa dire”, per non sapere indicare se e quando saremo mai in grado di tornare ad essere la voce del Partito della Rifondazione comunista; la voce dei comunisti”.

Le disavventure economiche del quotidiano online hanno radici lontane. Dal novembre 2013 il sito era retto dal solo direttore responsabile e da un lavoratore poligrafico. Scrive la società Mrc: “Nonostante le azioni intraprese, non si sono raggiunti gli obiettivi necessari per il mantenimento e rilancio delle attività: occorrevano 3.000 abbonamenti (siamo a circa 1.200) e una liquidità che né Mrc Spa né il Prc possono garantire”. “Per evitare soluzioni traumatiche – continua la società -, è stato sottoscritto un accordo (che deve essere completato tra tutte le componenti coinvolte) con le parti sindacali per il ricorso agli ammortizzatori sociali di settore sulla base del riconoscimento della causale di cessazione di attività, attraverso il ricorso alla cigs a partire dal 19/3/2014 e per la durata di 24 mesi fino al 18/3/2016, per tutto il personale”.