A Reggio Emilia è guerra aperta nel Pd tra il vicesindaco Ugo Ferrari e l’ex assessore alla Sicurezza Franco Corradini, cacciato dalla giunta dopo le primarie del centrosinistra. L’ex delegato ha presentato ricorso al Tar di Parma contro la decisione, che tra i motivi annoverava il venir meno del rapporto di fiducia con la squadra alla guida del Comune, ma soprattutto l’atteggiamento tenuto da Corradini durante la campagna elettorale, come i suoi attacchi all’ex sindaco, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio. Corradini infatti aveva criticato le scelte portate avanti dalla sua giunta come il parcheggio di piazza Vittoria, e in un’intervista aveva puntato il dito sulla nomina a dirigente del Comune di Massimo Magnani, lontano cugino di Delrio. A pesare poi erano stati i problemi emersi nel seggio elettorale riservato agli stranieri, che aveva portato in un primo momento il Comitato di garanzia ad annullare i voti, risultati in maggioranza a favore di Corradini. 

Nell’era post Delrio però sono proprio le accuse alla sua linea ad avere fatto la differenza nel conflitto tutto interno al Pd. Da tempo Corradini, ex capogruppo Ds nel primo mandato del sottosegretario alla guida della città emiliana e poi suo assessore dal 2007, era nell’occhio del ciclone per le sue posizioni “antirenziane” e in tanti nel partito vedevano in lui, da decine di anni in politica, il simbolo di una vecchia generazione da rottamare. Le critiche di Corradini alle scelte di Delrio poi erano uscite proprio in concomitanza dell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sugli appalti affidati dall’ex sindaco emiliano a una ditta del cugino. Pochi giorni dopo, il 5 marzo, l’assessore ha pagato il conto per tutto con la sua espulsione dal Comune. “Un ordine che sicuramente arriva da Roma – spiega Corradini a ilfattoquotidiano.it – Probabilmente mi ritengono responsabile di tutte le accuse indirizzate al sottosegretario, ma io mi sono limitato a rispondere alla domanda di un giornalista”.

Il partito a Reggio Emilia però è allineato con le posizioni della giunta e dopo la sua esclusione, nessuno ha chiesto un confronto per discutere della sua situazione. Anche la maggioranza Pd in consiglio comunale ha appoggiato in blocco la destituzione del delegato alla Sicurezza. “Nessuno mi ha chiamato, a parte il segretario cittadino, che però non ha messo sul tavolo un confronto” racconta Corradini, che parla di un Pd in una fase di grande incertezza. “La verità – dice – è che dopo la partenza di Delrio, si è manifestata la debolezza politica del partito: sono emerse opinioni politiche differenti e invece di discutere e riunirsi, come si dovrebbe fare a fine mandato, ci si è divisi. Un limite del Pd e del suo segretario provinciale Andrea Costa”. Il ricorso al Tar è stato presentato il 13 marzo, con la richiesta di un decreto urgente per sospendere il provvedimento di Ferrari in attesa dell’udienza, che però è già stata respinta dal giudice.

Il Tribunale amministrativo ora dovrà entrare nel merito della vicenda il 27 marzo. Secondo il legale Guglielmo Saporito, la scelta di rimuovere Corradini dall’incarico non tiene conto del suo merito amministrativo, visto che come assessore aveva numerosi progetti in corso con un budget solo per il 2014 di un milione di euro, di cui quasi 824mila provenienti da contributi regionali o europei reperiti dallo stesso ex delegato. Per quanto riguarda le accuse di assenteismo, si precisa che Corradini ha avuto gravi problemi di salute e ha subito un intervento a fine dicembre che gli ha impedito di prendere parte alle riunioni di giunta. Inoltre, essendo un candidato alle primarie del centrosinistra, le sue assenze sarebbero state pensate anche per non influire con i risultati delle consultazioni. “Se l’assessore Corradini avesse operato in giunta – si legge nell’atto – sarebbe stato facile collegare un eventuale suo successo allo status di assessore”.

Il ricorso però mette anche in discussione l’effettivo potere di Ferrari di prendere la decisione. L’incarico di assessore infatti è stato conferito a Corradini dall’allora sindaco Delrio, che poi, dopo essere stato nominato ministro il 30 aprile 2013, aveva lasciato i suoi poteri da sindaco vicario a Ferrari, sostituendolo al vicesindaco Filomena De Sciscio. Ma a quel tempo Delrio era già incompatibile come sindaco, perciò secondo il legale, non poteva fare questo cambio di squadra. Quindi, la revoca dell’incarico di Corradini rappresenterebbe un “illegittimo uso del potere da parte del vicario Ferrari” e la competenza spetterebbe invece alla De Sciscio. “A me non interessa fare l’assessore a vita – ha concluso Corradini – voglio solo che si discuta di questa scelta all’interno del partito, che ci sia almeno un confronto. Ho lavorato per anni e questo mi va riconosciuto”.