La profezia si è avverata. Dopo anni di Formula Uno della noia in cui si sosteneva che la tecnologia stava sorpassando il lato umano della competizione, il nuovo regolamento della stagione 2014 che comincia questo fine settimana in Australia certifica che a contare sarà solo la macchina. Per capire se sarà un passo avanti o un passo indietro bisognerà aspettare qualche gran gran premio, di sicuro il crollo vertiginoso dell’audience televisiva a livello globale e i costi non più sostenibili imponevano drastici cambiamenti. L’anno “della rivoluzione”, l’anno della “F1 della tecnologia” comincerà tra l’altro a Melbourne, uno dei circuiti più difficili su cui competere con i nuovi motori, tanto che tra i paddock serpeggia già l’incertezza su quante macchine riusciranno a concludere la corsa. Lewis Hamilton ha conquistato la pole position del Gran Premio di Australia, l’inglese della Mercedes ha concluso le qualifiche ufficiali con il tempo di 1:44.231. Secondo tempo per Daniel Ricciardo (Red Bull), terzo Rosberg (Mercedes) e quarto Magnussen (McLaren). Quinta la Ferrari di Fernando Alonso. Il campione del mondo uscente Sebastian Vettel con la sua Red Bull sarà costretto a partire dalla tredicesima posizione: non è riuscito ad accedere Q3. Sarà preceduto dall’altro ferrarista Kimi Raikkonen a causa di un errore in curva in Q2 che gli ha fatto perdere il controllo dell’auto. 

MOTORI

Mai come quest’anno è stato rivoluzionato il cuore pulsante delle macchine. A farla da padrone sarà una centralina che gestirà le relazioni tra i due motori elettrici con il motore termico e il turbo. Anche perché il limite di 100 kg di benzina (125 litri circa) imporrà una gestione oculata della batteria caricata dai motori elettrici, alimentati dall’energia della macchina e dai gas di scarico, che andrà caricata e scaricata al momento giusto. Ovviamente non potrà essere il pilota, impegnato a tenere la macchina in pista, cercare le traiettorie giuste ed elaborare strategie di gara, a poter decidere tutto questo: accelerazioni e rallentamenti, quel movimento sul pedale che è il fulcro della guida sportiva, spesso non dipenderanno più da lui. Tutto questa innovazione servirà per la sperimentazione dei motori ibridi che le grandi case automobilistiche impegnate nel circus tradurranno poi nelle auto che andranno sul mercato per la gente comune. Una Formula Uno che diventa quindi sempre più laboratorio tecnologico e commerciale per il mercato dell’auto.

PILOTI
Per la prima volta dai tempi di Schumacher, quando la Ferrari cominciò ad affiancare alla prima guida solo comparse, al volante della rossa si presentano due prime punte già iridate: Alonso e il rientrante Raikkonen, che il suo mondiale lo vinse proprio alla guida della Ferrari. Indosseranno sul musetto della macchina rispettivamente il 14 e il 7, che la numerazione personale dei piloti è una delle altre novità della stagione. Opposta la scelta della Red Bull, che dopo anni di doppio centravanti al fianco del quattro volte campione del mondo Vettel (numero 1) fa sedere il giovane australiano di origine italiane Ricciardo (numero 3), ex collaudatore del team. La Mercedes mantiene la coppia Hamilton (44) – Rosberg (6), due stili di guida opposti funzionali allo sviluppo della machina e alla corsa. Perso Raikkonen la Lotus affianca a Grosjean (8) il venezuelano Maldonando (13), uno che supplisce ai difetti in pista portando in dote i soldi del petrolio di casa, mentre la McLaren avrà Button (22) e l’esordiente Magnussen (20).

TELEVISIONE
La caduta tendenziale dell’audience televisiva globale della Formula Uno è impressionante: dai 600 milioni di spettatori del 2008 si è arrivati ai 500 del 2012, fino al crollo verticale dei 450 milioni nel 2013. Eppure Bernie Ecclestone riesce sempre a farsi aumentare i diritti tv, una mossa che i network di tutto il mondo saranno prima o poi costrette a pagare, e tanto. Come i 50 milioni che Sky versa per trasmettere tutti i 19 Gran Premi in diretta sul satellite con il solito canale mosaico interattivo e la moltitudine di giornalisti e tecnici inviati sul luogo. Un investimento quello di Sky sui motori, da quest’anno anche la MotoGp è trasmessa dal marchio di Murdoch, che è probabilmente costato la Champions League, il bello del calcio che dal 2015 emigrerà su Mediaset. Un investimento sensato? Calcolando che la Rai paga meno di 20 milioni l’anno per 9 dirette e dieci differite, a guardare i numeri che offre Il Velino sembra proprio di no. Nel 2013 con la F1 Sky ha fatto una media di 730 mila spettatori con un audience del 4%, la Rai 5 milioni con media del 30%. La gara per eccellenza, il Gp di Monaco in diretta e in esclusiva su Sky, è stata visto da 1,5 milioni di spettatori con uno share del 8%, mentre la Rai ha ne ha avuti 1,8 milioni e il 12% per una differita di basso livello come il Gp dell’India.

ALTRE NOVITA’
Tra l’altro, quello di Delhi è uno dei due circuiti estromessi quest’anno dal calendario insieme al Gp della Corea del Sud. Al loro posto il ritorno dello storico e rinnovato circuito Osterreichring di Spielberg e il nuovissimo circuito cittadino post-olimpico di Sochi, la cittadina sul Mar Nero che ha appena ospitato le Olimpiadi Invernali. Oltre alle novità per i piloti e i motori, ci sono modifiche regolamentari tra cui la sosta obbligatoria sulla piazzola di 5 secondi per le infrazioni minori. La svolta più importante è però che nell’ultimo Gran Premio della stagione, quello del 22 novembre ad Abu Dhabi, per la prima volta nella storia ci sarà il raddoppio dei punti conquistati. Un modo per tenere aperto il campionato fino all’ultima gara, con il rischio però che squadre e piloti possano spingere meno negli ultimi circuiti proprio per tenersi tutto lo scontro decisivo. Come nel caso dei motori e delle altre novità, per vedere se questa rivoluzione totale della Formula Uno funzionerà o meno bisognerà aspettare di sentire il rombo dei motori.

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Modificato da redazione web alle 9.30