Prima il ritiro della tessera sanitaria. Poi le limitazioni all’assicurazione sociale per coloro che hanno ottenuto la cittadinanza dopo il Real decreto del 24 aprile 2012. Adesso 350 euro in regalo per chi accetta di tornare nel suo Paese d’origine. A Madrid l’immigrazione clandestina è un problema da risolvere in qualsiasi modo. Perfino col denaro. L’iniziativa chiamata “programma di ritorno volontario”, e sperimentata l’anno scorso nei confronti di 246 immigrati, è già stata messa a verbale: la Moncloa ha stanziato 400mila euro per i prossimi due anni. Secondo fonti ministeriali l’idea è quella di arginare un fenomeno che preoccupa la Spagna soprattutto su due versanti caldi: le enclavi di Melilla e Ceuta. Proprio al confine con Ceuta, lo scorso 6 febbraio morirono 14 subshariani che avevano preso d’assalto la frontiera. Alcuni erano stati respinti in territorio marocchino. Altri invece, erano riusciti a raggiungere a nuoto il suolo iberico. E’ stato allora che la Guardia civil avrebbe sparato e lanciato lacrimogeni contro i migranti in mare, provocandone il panico e la morte.

Da allora il caso ha fatto notizia per settimane, con un duro botta e risposta tra il ministro spagnolo degli Interni Jorge Fernández Díaz e il commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmström, che ha messo in guardia la Spagna e ha minacciato sanzioni se le misure aggressive della Guardia civil, in violazione della legislazione europea, venissero confermate. Frattanto il ministro Fernández Díaz lo scorso 5 marzo si è recato a Ceuta, dove negli ultimi tempi si è verificata una crescente pressione migratoria. Per tutta risposta il governo spagnolo infatti ha già deciso di migliorare la valla (la barriera di separazione) con nuove misure: aggiungere altri 15 chilometri di filo spinato sia nella parte interna che esterna, costruire tre torri con videocamere termiche di vigilanza e rimuovere alcuni elementi tra le due barriere che aiutano gli immigranti a saltare. Per chi riesce a varcare i confini poi, il governo offre denaro sonante.

Il ministero dell’Interno ha spiegato che dare 350 euro agli immigrati “vuol dire metterli nelle condizioni di poter affrontare meglio la vita nei loro Paesi d’origine dove il reddito pro capite è bassissimo”. Tanto più che la nuova misura risulta al governo più economica rispetto ai costi per accogliere gli irregolari e rimandarli poi indietro su aerei o altri mezzi di trasporto. Díaz ha poi aggiunto che l’iniziativa è in linea con programmi simili di altri Paesi europei come Belgio, Svizzera e Olanda, e avviene in collaborazione con il Marocco. Ma il problema dei flussi che la Spagna e anche l’Italia affrontano ogni giorno, non verrà di certo risolto consegnando 350 euro a ogni immigrato irregolare. Ne è convito Xavier Ferrer Gallardo, professore all’Università autonoma di Barcellona: “Negli ultimi anni, l’Unione europea ha chiesto ai Paesi più esposti di proteggere le frontiere. Se il Marocco firmasse un accordo già da tempo sul tavolo delle trattative, avrà segnato una pietra miliare nella politica dei controlli dei flussi migratori”, spiega l’esperto di politiche migratorie. “Forse questo potrebbe prevenire future tragedie nella spiaggia di Tarajal. Ma è chiaro che se questa politica non è accompagnata da un’apertura legale all’Unione europea, e da una lotta veramente efficace contro la disuguaglianza globale, la fonte del problema rimane intatta. I flussi irregolari e la sofferenza non spariranno. Semplicemente troveranno altre strade”.

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