Matteo Renzi ha intenzione di mettere la scuola al centro del programma di ripresa del Paese. È stato uno dei passaggi chiave del suo discorso di fiducia alle Camere, in cui ha annunciato anche un piano per l’edilizia scolastica. Intanto, però, in alcune scuole italiane gli ennesimi tagli ai fondi d’istituto mettono a repentaglio gli stessi corsi didattici. Succede, ad esempio, a Songavazzo, un piccolo paese di montagna in provincia di Bergamo. Un Comune che conta meno di mille abitanti, e che negli ultimi anni ha dovuto fare i salti mortali per incrementare il numero di studenti della propria scuola dell’infanzia, per evitare la soppressione. Missione compiuta grazie agli sforzi del preside e dell’assessore all’istruzione locale, che hanno arricchito l’offerta formativa con alcuni corsi di eccellenza e portato il numero di iscritti da 37 nel 2009 a 51 nel 2013, record di sempre nella storia dell’istituto.

Negli ultimi giorni, però, sulla scuola elementare di Songavazzo si è abbattuta la scure dei tagli ai fondi d’istituto: dal Ministero è arrivata la notizia del dimezzamento delle risorse per l’anno scolastico 2013/2014. E il preside si è visto costretto a comunicare agli studenti l’interruzione forzata dei corsi d’inglese, causa l’impossibilità di continuare a pagare i docenti. A raccontare la vicenda al fattoquotidiano.it è Stefano Salvoldelli, assessore all’istruzione del Comune: “L’estate scorsa il dirigente scolastico, il professor Belingheri, aveva chiesto al Miur un’indicazione orientativa del budget di cui avrebbe potuto disporre. Non avendo ricevuto risposta aveva fatto una stima molto prudente e si era regolato di conseguenza. Ma era davvero impossibile pensare ad una riduzione così netta: siamo passati da 45mila a 23mila euro, praticamente la metà. E così ci siamo trovati di fronte all’obbligo di interrompere i corsi a metà anno. Una cosa mai successa prima”.

I tagli che colpiscono l’istituto di Songavazzo (come tutte le altre scuole italiane) non sono in realtà una decisione dell’ultimo governo Letta, ma solo un’applicazione del decreto legge Tremonti del 2010: il risultato è una riduzione complessiva di 44 milioni di euro dei fondi per il Miglioramento dell’offerta formativa nel 2013/2014. Con quest’ulteriore decurtazione, però, il budget a disposizione dei dirigenti scolastici in alcuni casi si riduce al di sotto della soglia di sussistenza. “Cinque anni fa – spiega l’assessore –avevamo 85mila euro, ora siamo scesi a 20mila. Al di là della nostra situazione specifica, sono numeri che dimostrano quanto conti poco l’istruzione in Italia”.

La reazione nel paesino bergamasco è stata prima di sdegno, poi di ribellione: i corsi di avviamento all’inglese per bambini fra i 5-6 anni (come anche quello di musicoterapia per alunni disabili) non moriranno. Merito di alcuni docenti, che hanno dato la propria disponibilità a proseguire l’insegnamento anche senza retribuzione, e di un gruppo di volontari che coprirà il resto delle ore. Almeno fino a giugno, dunque, l’offerta formativa è garantita. “Resta però l’umiliazione di essere rimasti senza soldi a metà anno”, conclude Savoldelli. “Abbiamo trovato una soluzione ma è solo temporanea: l’istruzione non può essere affidata al volontariato. La scuola pubblica non è la Croce rossa. E non sappiamo cosa succederà l’anno prossimo”. Anche a queste domande dovrà dare una risposta il governo Renzi, se davvero vuole rilanciare la scuola italiana.

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