Si sgretola la galassia del potere di Viktor Yanukovich. In Ucraina i ministri sono “spariti”, il presidente ha tentato la fuga in Russia e i dimostranti anti-governativi hanno fatto irruzione nella sua residenza (guarda la fotogallery). E dopo tre anni di carcere la pasionaria della Rivoluzione arancione Yulia Timoshenko lascia la cella di Kharkiv e arriva in piazza Maidan a Kiev per parlare ai manifestanti. E l’accoglienza è trionfale: l’ex premier arringa la folla seduta su una sedia a rotelle. “Ucraina libera!” grida.”Se qualcuno vi dice che avete finito il vostro lavoro e dovete andare a casa non gli credete: dobbiamo andare avanti fino alla fine. Oggi l’intero nostro Paese può vedere il sole e il cielo perché la dittatura è caduta, non grazie ai politici e ai diplomatici, ma grazie a coloro che sono scesi in strada riuscendo a proteggere le loro famiglie e il loro Paese”. La leader omaggia i morti di questi giorni di proteste chiamandoli “eroi”. “Ora – aggiunge – dobbiamo fare di tutto per assicurare che i manifestanti non siano morti invano”. Annuncia di candidarsi alla guida del Paese e l’appuntamento per le urne è già stato fissato al 25 maggio dal Parlamento. Ma Yanukovich ai microfoni di una tv locale grida al golpe e dichiara: “Non mi dimetto. La crisi politica a Kiev è come l’ascesa dei nazisti“. Intanto si concretizza il rischio che la crisi di questi mesi porti il paese a una frattura netta tra l’est (filorusso) e l’ovest (filoeuropeo). I deputati orientali e meridionali fedeli a Yanukovich, riuniti a Kharkiv, città al confine con la Russia, affermano: “Il Parlamento di Kiev non è legittimo”. 

 

Una rapida successione di eventi, a partire da sabato mattina, ha fatto saltare in poche ore a Kiev i vertici del potere. Il Parlamento ha eletto premier ad interim il braccio destro di Timoshenko, l’ex capo dei servizi segreti Oleksandr Turcinov (segui la diretta Twitter da Kiev di Stefano Citati) che ha denunciato il tentativo di fuga di Yanukovich, bloccato mentre cercava di imbarcarsi su un aereo diretto in Russia. Ora si trova a Donetsk, nell’Ucraina orientale. L’assemblea lo ha destituito nel pomeriggio, approvando l’impeachment per avere violato i diritti dell’uomo. Il provvedimento precisa che il presidente non è costituzionalmente in grado di assicurare l’adempimento delle sue funzioni. 

Intanto spopolano sui social network le foto della sua villa faraonica di Mezhyhyria, occupata dai manifestanti anti-governativi. Nelle immagini si vedono un intero zoo, un galeone, un campo da golf sterminato. E ancora allevamenti di pecore, maiali e struzzi e un eliporto. La maestosa residenza, a 20 chilometri da Kiev, si estende per 140 ettari. I leader dell’opposizione che adesso controllano la residenza affermano di aver pescato dei documenti dal Kyiv Sea che porta al fiume Dnipro e che stanno cercando di asciugarli in un hangar. Secondo il Kyev Post si tratta di documenti di cui evidentemente il presidente ha cercato di sbarazzarsi. Alcuni riguardano la giornalista Tetyana Chornovol, che lo accusa di aver ordinato il suo pestaggio del 25 dicembre, come vendetta per il suo lavoro investigativo riguardo alla sua presunta corruzione. I documenti ritrovati includerebbero anche fatture per le spese di costruzione di Mezhyhyria e una lista nera di reporter. Trovato nella casa anche un water con mosaico in oro, che sembra un trono, con i braccioli decorati da teste di leone.

La “fuga” di Yanukovich da Kiev
In mattinata si era diffusa la notizia della fuga di
 Yanukovich verso “l’est dell’Ucraina, a Kharkiv“, vicino al confine con la Russia. Una città dove ci sono anche i suoi più forti sostenitori. Tuttavia, per un funzionario del Dipartimento americano, avrebbe lasciato la capitale per partecipare a una riunione politica. “Non è inusuale – ha aggiunto – dopo aver preso un’importante decisione politica che visiti l’est del paese dove si trova la sua base”. La situazione però, ha assunto col passare delle ore contorni sempre più dubbi: secondo Itar-Tass, infatti, l’aereo di Yanukovich non sarebbe mai atterrato a Kharkiv. A confermare i sospetti sulla fuga si aggiunge anche Oleksandr Turcinov, ex capo dei servizi segreti e braccio destro dell’ex premier Iulia Timoshenko. Turcinov dichiara infatti che la maggior parte dei ministri del governo fedele al presidente “sono spariti”. In serata, le guardie di frontiera ucraine hanno impedito a Vitaly Zakharchenko, ministro dell’Interno del governo Yanukovych, di lasciare il Paese. E più tardi il nuovo capo del Parlamento ha spiegato che il presidente ha tentato, senza riuscirci, di fuggire in Russia.

Premier ad interim braccio destro di Timoshenko
Lascia la presidenza della Rada, il Parlamento ucraino, il fedelissimo di Yanukovich Volodymyr Rybak, che ha annunciato il passo indietro per motivi di salute. Una poltrona che non è rimasta vacante neanche un giorno perché Turcinov, prima dell’elezione a premier, è stato eletto dai parlamentari per prendere il suo posto. Arsen Avakov, è invece stato eletto nuovo ministro dell’Interno ad interim. Perde pezzi anche il partito delle Regioni di Yanukovich, con 41 i deputati che lasciano. Ai 28 di ieri se ne sarebbero infatti aggiunti 13 oggi. Il gruppo parlamentare fedele al presidente contava prima 205 deputati su 450. 

La capitale in mano all’opposizione
Da sabato mattina la capitale è in mano all’opposizione. Senza che sia stato sparato nemmeno un colpo di arma da fuoco, gruppi dell’opposizione hanno circondato e preso il controllo del parlamento, della sede del Consiglio dei ministri e di quella dell’amministrazione, quando hanno scoperto che i poliziotti anti-sommossa a guardia dei siti erano spariti. L’opposizione, ha detto Andriy Parubiy, comandante delle forze dell’opposizione a migliaia di persone a piazza dell’Indipendenza, “oggi controlla tutta Kiev visto che abbiamo preso il controllo di tutte le sedi del governo”. Parubiy, secondo cui unità del ministero dell’Interno stazionate a Kiev avevano precedentemente promesso fedeltà alla opposizione, ha poi consigliato ai poliziotti che vogliono schierarsi dalla loro parte di mettere dei nastri gialli e blu, simbolo dell’opposizione ucraina, sulle loro uniformi. Dietrofront anche della polizia: il ministero degli Interni ha scritto sul suo sito internet che “la polizia serve il popolo dell’Ucraina e condivide il desiderio del popolo di cambiamenti. Chiniamo il capo in memoria dei morti”. Il messaggio chiede al pubblico di collaborare con la polizia per mantenere l’ordine.

Le reazioni internazionali
C’è grande preoccupazione a livello internazionale per i rapidi mutamenti ai vertici del potere ucraino. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha rivolto un appello al governo e all’opposizione in Ucraina affinché rispettino l’accordo raggiunto per uscire dalla crisi. “Spetta alle due parti in conflitto, in ugual misura, di attenersi a quanto convenuto e di cominciare a costruire un rapporto di fiducia – ha detto – 
In Ucraina non c’è nessun colpo di stato”, afferma su Twitter il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski“Questo non è un colpo di Stato. Gli edifici governativi sono stati abbandonati. Il presidente del Consiglio è stato legittimamente eletto. Il presidente Yanukovich ha 24 ore per firmare l’entrata in vigore della Costituzione del 2004″, ha scritto Sikorski. Sul fronte opposto, il ministro degli esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov denuncia: “L’opposizione ucraina non ha tenuto fede a nessuno degli impegni presi, ma avanza nuove richieste piegandosi a estremisti armati le cui azioni costituiscono una minaccia diretta alla sovranità della Ucraina”.