L’articolo è comparso in piena notte. Un post a firma di un attivista di Genova e un titolo con un punto di domanda alla fine: “Fuoco amico(?)“. Beppe Grillo risponde alle critiche di quattro senatori (Battista, Orellana, Bocchino e Campanella) che, dopo la proiezione in streaming dell’incontro con Matteo Renzi, hanno criticato il comportamento del leader del Movimento 5 Stelle: “Un’occasione persa”. Al mini pezzo sul blog, seguiva un post scriptum (di solito usato per annunciare le procedure di espulsione) che elencava semplicemente i nomi dei parlamentari al centro delle polemiche. Un ritorno all’epoca delle cacciate in pubblica piazza stile Gambaro e Marino? Il clima è cambiato. Che i quattro fossero critici si sapeva già da tempo ed era attesa una messa in stato d’accusa pubblica. Ma Grillo e Casaleggio sanno che ora sarebbe un boomerang troppo grande e quindi aspettano che al massimo l’iniziativa parta dai parlamentari (che potrebbero chiedere l’espulsione in riunione congiunta): un’ipotesi che per ora nessuno conferma e che forse non arriverà mai. “Caro Beppe Grillo”, ha scritto Battista su Twitter, “grazie di avermi dato spazio sul tuo blog. Pensi di risolvere così i problemi? Mi aspettavo qualcosa di più…”. Il senatore ha anche scritto un messaggio a Casaleggio e Grillo per chiedere un incontro.

Lo streaming Grillo-Renzi ha messo in difficoltà molti all’interno. Sia i dissidenti ormai storici che non esitano a prendere posizioni “contro” ogni volta, sia quelli silenziosi che da tempo nutrono perplessità sulla “deriva” del Movimento. Nessuno si aspettava alleanze programmatiche o cambi di strategia dall’incontro con Renzi, ma molti avrebbero preferito parlare. Si aggiunge il sondaggio online per decidere se andare alle consultazioni, nel momento esatto in cui i parlamentari erano in assemblea per decidere la stessa cosa. In più di un eletto si è sentito scavalcato e questo ha creato malumori. A ricompattare c’è stata la crociata contro il nuovo premier incaricato, anche se l’amaro in bocca potrebbe tornare fuori ora.  “Serve un chiarimento”, ha detto Vito Crimi, “è urgente, da chi ormai si muove come un gruppo autonomo unitario, come una corrente organizzata. Le loro non sono singole esternazioni – rimarca l’ex capogruppo – ma una organizzata contestazione. Un chiarimento non è più rinviabile“. Della stessa opinione Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera: “Quanto avvenuto ieri è stato solo espressione di sincerità. Abbiamo solo detto quello che pensavamo. Negli ultimi 10 mesi ho avuto modo di vedere questi politici al lavoro e dico che non ci si può fidare”.

Tante però anche le nuove riflessioni di deputati fino a questo momento rimasti in silenzio. Ad esempio, Cristian Iannuzzi ha affidato a Facebook una riflessione: “È andata bene o male, poteva andare meglio o forse peggio, io questo non so dirlo con certezza. Le mie personali sensazioni, guardando l’incontro in streaming, sono state negative. Saputo prima, che avremmo adottato questa modalità, avrei votato per non andare. Ma a parte l’incontro in se, in questi giorni qualcosa di poco lineare e di poco coordinato, nei nostri processi democratici, c’è stato ed è sotto gli occhi di tutti. Mi sento per questo, personalmente, di chiedere scusa alle tante persone – e sempre di più per fortuna – che scoprono il MoVimento, cominciano a partecipare, a seguirci, ci sostengono ed hanno fiducia in noi e nel progetto di riVoluzione a 5 Stelle. Nei loro confronti è forte la nostra responsabilità. Non possiamo deluderli. Non dobbiamo”.