Mantenere in ordine la scrivania, non prendere il caffè al bar (piuttosto alle macchinette del Comune) e non accettare regali. Ma soprattutto non parlare male dell’amministrazione (su Facebook o in privato) e non parlare con i giornalisti. Sono alcune delle regole integrate al codice di comportamento dei dipendenti pubblici e applicate per l’ente della città ducale. Decisioni che fanno discutere molti, ma che sono molto simili a quelle di altre città.

Uno dei punti più criticati riguarda le interviste con i cronisti. Il sindaco Federico Pizzarotti impone ai 1300 dipendenti del suo Comune di Parma il silenzio con gli organi di stampa. Tra le integrazioni apportate , c’è anche un passaggio dedicato al rapporto tra gli impiegati in Comune e gli organi di stampa. Nel testo si esplicita che il personale in servizio, “nell’esercizio delle proprie funzioni, non è autorizzato ad intrattenere rapporti diretti con i mezzi di comunicazione, a rilasciare dichiarazioni o interviste, in quanto tali rapporti sono intrattenuti dalla struttura funzionalmente preposta”.

Un diktat che vale anche per altre pubbliche amministrazioni, che possono più o meno esplicitarlo nei propri regolamenti interni, anche se è ogni Comune a declinare il tema a seconda delle esigenze con nuove disposizioni. E la giunta Cinque stelle, in questo caso, ha voluto marcare in rosso il confine tra dipendenti pubblici e giornalisti, senza margini di contrattazione, come invece avviene in altre amministrazioni. Se Pizzarotti impone che i suoi dipendenti non parlino con i media, nel codice adottato nella vicina Reggio Emilia, per esempio, si chiarisce che i contatti con la stampa sono di competenza dell’ufficio stampa, ma che “se le richieste di informazione vertono su aspetti tecnici e/o specialistici, i dipendenti possono rispondere negli ambiti di specifica competenza previo concerto con l’ufficio stampa”. Di tutt’altro avviso invece Bologna, che dà soltanto un indirizzo, senza imporre divieti: nel capoluogo di Regione i dipendenti pubblici sono chiamati a “curare la relazione con l’esterno e/o con i media, avendo cura di distinguere le proprie opinioni personali dalla funzione di rappresentanza dell’ente”.

Il giro di vite di Pizzarotti sui rapporti con i giornalisti si aggiunge a una serie di dettami più o meno restrittivi che sono stati adottati in molti altri comuni d’Italia e che vanno dal conflitto d’interesse alla corruzione, fino ai doppi incarichi. Tra queste, quella che impone ai dipendenti di non accettare soldi né regali che superino i 150 euro di valore, o di non assumere incarichi in società che siano legate ad attività del Comune.

Ci sono poi indirizzi che ogni amministrazione pubblica impone per salvaguardare la propria reputazione. Tra questi, a Parma c’è il divieto per i dipendenti di criticare le scelte del Comune, anche al di fuori dell’orario di lavoro, per non arrecare un danno di immagine all’ente. Nessun commento dunque sull’attività lavorativa dell’amministrazione Cinque stelle nemmeno nei rapporti privati, e soprattutto sui social network: “Il personale – si legge nel testo pubblicato sul sito del Comune – si astiene dall’esprimere, anche nell’ambito dei social network, giudizi sull’operato dell’ente derivanti da informazioni assunte nell’esercizio delle proprie funzioni, che possano recare danno o nocumento allo stesso”. Un divieto che nel Comune di Parma viene specificatamente esplicitato anche per il personale educativo, che secondo il codice “nel rapporto con i genitori deve astenersi dal fare commenti o esprimere giudizi sulle scelte dell’amministrazione nell’ambito delle politiche educative”, che è una delle tematiche che fin dall’inizio del mandato di Pizzarotti è stata oggetto di critiche e polemiche tra cittadini e associazioni. Tra le sanzioni in cui si può incorrere per il mancato rispetto di queste indicazioni, ci sono multe pari a 4 ore di retribuzione fino alla sospensione dal servizio con privazione dello stipendio fino a un massimo di dieci giorni.

Tra le altre regole, ci sono quelle che riguardano il rispetto dell’orario di lavoro o l’utilizzo del telefono: quello in dotazione, controllato ogni mese con un report sulle chiamate, non può essere usato per scopi personali, mentre il cellulare è consentito solo per casi di urgenza. Infine, la giunta Cinque stelle invita i dipendenti a fare le pause caffè all’interno degli uffici comunali e non al bar, a mantenere in ordine la scrivania e a evitare “sprechi ed inutili consumi di energia e materiali”, fino a rispettare dell’ambiente, impegnandosi attivamente “nella raccolta differenziata del materiale di scarto della propria attività lavorativa”.