Ci sono immagini decisamente più forti delle parole, persino delle parole di una direzione Pd quando parla Renzi. Ecco, giusto Renzi. Chissà se il buon Matteo ci darà soddisfazione come ci ha dato lui. Lui non ci ha mai deluso. Ciò che prometteva, ha mantenuto. Parliamoci chiaro, non ci fosse stato lui con questa sinistra ci saremmo annoiati a morte. Con lui ogni giorno c’era da sbellicarsi dal ridere e mentre si rideva si pensava anche a come eravamo ridotti. Attraverso se stesso, lui ci ha fatto riflettere sullo stato pietoso del nostro Paese. Un sociologo sopraffino e soprattutto impietoso sui suoi stessi concittadini che a milionate di milionate lo hanno votato, identificandosi.

Guardate la foto a sinistra. Memorabile. Lui, alle Bermuda una ventina di anni fa, guida il gruppo dei suoi ragazzi Fininvest/Publitalia, lo vedi che è tonico da bestia, già un filo irrequieto perché, come urlava Sacchi in allenamento, i suoi non sono “intensi, intensi!”.

Intanto sono tutti bianchi, pinti e lindi come le mammolette che trovi solo sui prati di Milano 2, ci sono – teneri – Confa e Galliani che tirano il gruppo, Fidel ha un passo un filino goffo e si ispira a Van Basten con scarso successo, Galliani sembra Roberto Bolle tra vent’anni. Dietro lo “zio”, purtroppo per lui e per noi non lo zio Bergomi, ma lo zio Letta, che per l’occasione ha cementato il capello biondo pallido con un chilo di brillantina Linetti. A fianco, brillantemente voltato su un fianco, come a dimostrare che di loro non gli frega una cippa, Carletto Bernasconi, l’uomo del cinema, l’unico che oggi non c’è più. Chiude il gruppo con l’occhialetto americano anni ’60 Marcellino Dell’Utri, al quale pochi giorni fa, dai ceppi ai quali è costretto, il caro Riina ha dedicato un pensierino allargato anche al Cav.: “Ma come è possibile – ha sussurrato Totò a un amico galeotto nel cortile del carcere di Opera – che vi siete messi in casa quella bella persona di Mangano?” Già, com’è possibile?

Certo, vent’anni non sono passati invano. Lui ci ha fatto scompisciare incessantemente, sino al momento in cui giudici poco sensibili hanno pensato di mettere la parola fine al nostro divertimento. E lo hanno condannato (definitivamente). Adesso gira voce che possano piazzarlo persino ai servizi sociali, un autentico sfregio per un benefattore come lui. Per fortuna, un uomo probo come Matteo Renzi ce lo ha restituito alla vita, ne ha resuscitato l’amore per il Paese, per il suo Paese, ci ha fatto dire: abbiamo di nuovo uno statista.

Ma il tempo che scorre è inevitabilmente crudele. I segni si vedono sul volto e nell’anima. Quell’anima tonica e combattiva delle Bermuda ha lasciato spazio a un gattone imbolsito e anche un filo rincoglionito dalle chiacchiere spente di Verdini e Santanchè. Si è dovuto rifugiare in una Spa sul Garda per buttare giù 7/8 chili. Già il Garda è depressivo di suo, figuriamoci poi se ti devi portare appresso cane e fidanzata. Tra l’altro è un quattro stelle, segno evidente che sta sulle spese. Brutta storia. Ma ciò che veicola immediatamente un soffio di inarrestabile e malinconica depressione è la foto a destra. Guardatela con attenzione.

Al balcone ci sono lui e Giovanni Toti, quello che nei piani sarebbe il delfino. Toti è addirittura in pigiama (sotto avrà anche le cioce ai piedi), versione 2.0 di Gloria Swanson in Viale del Tramonto. Non si possono guardare e guardandoli, comunque, un dubbio sale: che fare le riforme con B. forse è stata una cazzata.