Il dilemma è se ci si debba indignare di più per la lista truffaldina che ha condotto Cota a governare il Piemonte senza averne titolo o perché la democrazia sia stata ingannata per 3 anni e mezzo in balia di una giustizia lenta. Penso che il secondo aspetto sia ancor più grave del primo.

Il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso principale (anche se al momento è noto solo il dispositivo) promosso da Mercedes Bresso contro il risultato delle elezioni regionali del 2010, per la presenza di una lista denominata i “Pensionati per Cota”, la cui presentazione era viziata da gravi irregolarità quali la presenza di firme false. E’ stata dunque annullata  “la proclamazione degli eletti” al consiglio regionale “ai fini della rinnovazione della competizione elettorale”. Ciò significa che la regione Piemonte dovrà presto tornare al voto.

Il segretario della Lega Salvini, unitamente a Roberto Cota (notoriamente contraddistinto dall’espressione intelligente e soprattutto sorpresa quando colto su fatti di dubbia liceità), hanno subito parlato di “attacco alla democrazia”. Paradossalmente han proprio ragione: un attacco alla democrazia espressa dagli elettori piemontesi e defraudata da una lista che non avrebbe mai dovuto essere ammessa, però determinante per il governo del Piemonte.

Al riguardo ci son pochi dubbi atteso che il consigliere regionale espresso dai “Pensionati per Cota”, Michele Giovine, è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a due anni e otto mesi. Un buon consigliere per la Lega non c’è che dire. 

La sentenza è immediatamente esecutiva, anche se la Lega, Cota e tutti i soggetti resistenti condannati dai giudici amministrativi hanno già preannunciato appello al Consiglio di Stato. Ai giudici di Palazzo Spada a Roma essi certamente chiederanno la sospensione della sentenza (che sarà rigettata in assenza di fumus juris e periculum) ma al momento la sentenza deve essere applicata.

Cota ha dichiarato infatti “Andrò avanti, chiedo giustizia”. Certo ne ha il diritto. A mio avviso il pudore imporrebbe a Cota e ai suoi ampollosi consiglieri del Po di andare a ritirarsi nell’oblio sui monti del verbanese. Ma si sa quali siano i valori dominanti in questo Paese, opposti a quelli di qualsiasi Paese civile. Un Paese nel quale una certa classe politica e alcuni soggetti in particolare ci hanno abituati a sentire dichiarazioni quali “tutti i magistrati sono politicizzati / tutti di sinistra / sono un perseguitato etc.”Ed infatti anche ieri il copione è stato ripetuto dal segretario Matteo Salvini.

La principale gravità di tutto ciò risiede nella endemica lentezza della giustizia italiana che ha nella specie de facto legittimato una maggioranza palesemente illegittima (io spesso uso la locuzione “illegalità di Stato”) per quasi 4 anni fa. Possibile che il Tar Piemonte (ma la discussione investe genericamente tutti i giudici amministrativi di merito, nonché lo stesso Consiglio di Stato) non potesse arrivare a decidere nel merito con sentenza in pochi mesi invece che in 3,5 anni? Chi risarcirà gli interessi (secondo me ancor più il diritto al buon Governo e il diritto ad avere un Governo espresso democraticamente e legittimamente)? Chi riuscirà ad opporsi a tutte le decisioni significative e importanti (anche rimuovendole) assunte dal governo Cota in questi anni, che pure hanno inciso significativamente sulla vita dei piemontesi?

E’ evidente come tale sentenza di fatto non abbia alcun effetto retroattivo, così legittimando il passato. E ciò è gravissimo, poiché in Italia grazie ad una giustizia lenta, farraginosa, irragionevole nei modi e nei tempi, certo anche condizionata pesantemente da gravi scelte della politica (che difatti non intende occuparsi seriamente di una riforma della giustizia, anzi adoperandosi per ostacolarla sempre di più), ma anche frutto di gravi errori della stessa magistratura (tanto del suo organo di autogoverno quanto dei dirigenti che la organizzano ogni giorno), abbiamo uno stato di illegalità conclamato. Uno stato che condiziona pesantemente i ritmi di ripresa della società civile e ostacola interamente la ripresa anche economica.

La lentezza della giustizia è determinata da scelte politiche, scelte della magistratura e solo in parte dal pesante carico giudiziario. Mentre spesso si usa tale argomentazione quale alibi per ingannare l’opinione pubblica, peraltro invocando l’avvocatura quale capro espiatorio di tutto ciò.

Chi restituirà la democrazia sottratta ai piemontesi in questi anni?