“E’ un vero peccato che questa giusta protesta dei lavoratori in nero e dei disagiati venga uccisa dai loro stessi capibastone”. Stefano Milano allarga le braccia. E’ dispiaciuto, non tanto, non solo per quello che gli è appena successo. Milano è il titolare della libreria Ubik, che a Savona è diventata simbolo della battaglia civile contro i fumi della centrale a carbone di Vado. E proprio la Ubik, con la sua insegna rossa, ieri pomeriggio è stata assalita dalla protesta dei forconi

Siamo in corso Italia, pieno centro. Mancano pochi minuti alle 17 di ieri quando iniziano ad echeggiare gli slogan. La gente si allontana, la strada si fa vuota. Scura, nonostante le insegne, le luci di Natale. Ma è un buio diverso. “Abbassate le serrande” urlano i manifestanti a gran voce ai commercianti. Volano insulti. I manifestanti sfilano in corteo davanti alla libreria. “Ragazzi normali, di vent’anni o poco più. Sciarpe, cappelli calati su gli occhi ma nulla a che vedere con i black block” racconta Giacomo, uno dei librai. All’improvviso quattro – cinque ragazzi urlanti si staccano dal corteo. Sono sulla soglia del negozio quando iniziano a gridare “Bruciate i libri”. Ne nasce un accesa discussione con i giovani manifestanti: “Bruciate i libri”, urlano quelli. E i librai, Alex, Giacomo e Francesco che difendono gli scaffali colmi di volumi: “Studiateli, piuttosto”.

Il direttore in quel momento sente le urla e si precipita alla cassa. Lo scontro, fortunatamente solo verbale, pare finito, quand’ecco che un altro manifestante si affaccia per ribadire fragorosamente “l’ordine” di bruciare i libri, accolto da una salva di improperi. Sembra che basti una scintilla per accendere le fiamme, non solo metaforicamente. Ma l’istante passa, i libri sono salvi.

Intanto, a poche centinaia di metri, accanto al simbolo della città, la torretta che si affaccia sul porto, un assembramento che non sfugge alle forze dell’ordine e alla gente di Savona, città operaia, portuale. Ecco volti dell’estrema destra e insieme nomi presenti negli schedari della polizia, vicini ad ambienti della malavita. La Digos nota e annota per sapere se ci sono legami. Se a muovere i manifestanti siano capibastone che si muovono nell’ombra.