La vicenda del regolamento Agcom sul diritto d’autore che in pochi giorni dovrebbe vedere la luce si arricchisce di giorno in giorno di colpi di scena degni di un feuilletton di altri tempi. Come è ormai noto ai lettori di questo blog, l’Agcom, impassibile di fronte alle critiche di mezzo mondo accademico e alla presentazione di disegni di legge di riordino del diritto d’autore, ha deciso di avere i poteri regolamentari, legislativi, di indagine e di repressione sul web.

Deve essere successo qualcosa che non capiamo all’Agcom, una sorta di mutazione genetica che ha trasformato le comunicazioni elettroniche in una grande televisione da proteggere a tutti costi, e i funzionari in sacerdoti solerti di questa visione.

Non si comprende infatti come possa essere successo che garbati signori, con alle spalle anni di onorata attività nelle istituzioni, stiano dando l’impressione di non aver altro scopo nella vita se non quello di varare un contestatissimo regolamento sulla repressione in rete. Tutto ciò a fronte di temi fondamentali per il presente e futuro assetto del sistema delle telecomunicazioni e televisivo italiano, sui quali l’immobilismo dell’Autorità, a un anno e otto mesi dall’insediamento, appare invece evidente.

Prendiamo Francesco Posteraro, già vicesegretario generale della Camera, un signore garbato e di grande cultura, molto apprezzato in Parlamento e dalle indiscutibili conoscenze della macchina statale, che, diventato commissario dell’Agcom, ha deciso ad un certo punto di divenire il più acceso supporter della regolamentazione amministrativa di rimozione dei contenuti sul web.

Posteraro comincia a recarsi presso i convegni, preferendo quelli dove si discute di copyright, e rilascia dichiarazioni nelle quali inneggia al futuro regolamento, senza mai domandarsi se vi sia qualcosa di sbagliato nello stesso o se alcune persone possano non pensarla come lui. Ieri lo stesso Commissario ha dichiarato: “Noi non saremo gli sceriffi della rete ma non vogliamo che vada avanti il Far West dell’illegalità dove scorazzano i fuorilegge”.

Gli accenti adottati per mostrare la necessità di procedere, ancorché senza dubbio argomentati come lo possono essere da un uomo che ha passato la vita in Parlamento, ma mai uditi in precedenza nelle ovattate sale dell’Agcom, richiamano tutto l’armamentario dialettico, basato principalmente sulla fine del mondo della cultura a seguito dell’incipiente orda di pirati informatici armati di mouse e tastiera, che ha visto contrapposti in tutto il mondo le associazioni del diritto d’autore e quelle di tutela dei diritti civili.

Ma, appunto le associazioni contrapposte e non i regolatori, cioè gli arbitri.

Peraltro, a quindici anni dall’inizio di questa battaglia “planetaria”, nessun mondo è finito, men che meno la cultura, anzi gli introiti cinematografici e musicali sono in fortissima ascesa, come dimostra anche il caso del film di Checco Zalone, campione assoluto di incassi.

In una di queste dichiarazioni il Commissario afferma di essere certo che l’Agcom ha il potere di censurare il web perché autorevolissimi giuristi legittimano l’intervento dell’Autorità. Quando però le associazioni critiche rispetto all’Agcom chiedono di rendere conto di questi dieci pareri, gli stessi non si trovano, anzi durante l’audizione prevista dalla Consultazione viene categoricamente smentito che siano presenti nel fascicolo.

Eppure questi pareri ci sono, come confermato da alcuni docenti (nominati in numero di dieci, a quanto sembra per parare qualsiasi dubbio sulla legittimità formale della scelta e senza emolumenti per dare un crisma formale ad una scelta totalmente discrezionale dell’Agcom) che addirittura pubblicano i pareri su internet.

Perché però negarne l’esistenza e la visibilità ai soggetti parti in causa durante il procedimento diretto a mettere a conoscenza delle parti la documentazione raccolta e riceverne le osservazioni?

Il trend prosegue: il 3 dicembre, giorno di scadenza dello standstill limit, ovvero del periodo di attesa che l’Agcom deve attendere in base alle norme europee, prima di varare il regolamento, il Commissario Posteraro, ad un convegno delle Associazioni di tutela del diritto d’autore, esterna di nuovo. Battono le agenzie: “All’incontro è intervenuto il Commissario Agcom, Francesco Posteraro, che ha confermato l’approvazione del regolamento prima di Natale, così come ha annunciato il parere positivo espresso sul provvedimento da parte della Commissione Europea”.

Tutto ciò, si badi bene, quando ancora non è stato nemmeno varato il testo.

Ma i funzionari della DG responsabile (della Commissione Europea, ndr) interpellati il 3 dicembre stesso della Commissione, dicono attraverso una email alle stesse associazioni – testualmente – che la procedura di notificazione non si è ancora conclusa e quindi non è possibile nemmeno sapere se vi siano osservazioni della Commissione.

Da dove trae il Commissario le sue convinzioni, dal momento che secondo la Commissione la procedura non è conclusa e perché per effettuare tale affermazioni il Commissario non sceglie una strada istituzionale pubblicando da un lato i pareri che avrebbero legittimato Agcom e al contempo il parere, che lui mostra di conoscere, della Commissione?