“Vogliamo vedere la lista degli interventi del ministro Cancellieri”. I senatori del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia al Senato depositeranno nelle prossime ora un’interrogazione per chiedere che i nomi e i cognomi delle persone “aiutate” dalla ministra possano essere consultati dal gruppo parlamentare. Dopo il caso politico scatenato dall’interessamento per la scarcerazione di Giulia Ligresti, continuano le polemiche. “Lo ha detto lei stessa”, ha commentato al fattoquotidiano.it il primo firmatario Enrico Cappelletti, “la lista può essere resa pubblica su richiesta. Bene, noi siamo qui a fare quelle richiesta e a chiedere di capire modalità e tempi di questi famosi interventi. E speriamo di avere risposta in breve tempo. Da quando sono in Parlamento ho depositato 12 interrogazioni e per ora sono stato ascoltato una sola volta”.

Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha garantito che la sua presa di posizione non è stata un caso eccezionale. E così si è difesa in Aula davanti ai colleghi: “Non ho bisogno di fare l’elenco delle persone che ho aiutato, sono tanti ed anonimi, più di cento solo negli ultimi mesi; sono tutti agli atti degli uffici a disposizione per chi li volesse visionare”, ha dichiarato la titolare al dicastero della giustizia. Per questo Cappelletti e i senatori del Movimento 5 Stelle Alberto Airola, Maurizio Buccarella e Mario Giarrusso chiedono: “con puntuale esattezza, in quali singole situazioni soggettive è intervenuta, con le medesime modalità, l’azione ministeriale, compreso l’autore della segnalazione effettuata”. E non solo: “Chiediamo quali iniziative urgenti, nell’ambito delle sue competenze, il Ministro della Giustizia abbia messo in atto al fine di procedere all’esecuzione dell’ordine di custodia cautelare del Signor Paolo Ligresti, tuttora in stato di latitanza”.

Nell’informativa in Aula, il ministro Cancellieri non ha citato alcun caso specifico, ma si è detta disponibile a rendere noti i casi per chi fosse interessato. Così è arrivata la richiesta da parte del Movimento 5 Stelle e i senatori che fanno parte della Commissione giustizia. “Noi pensiamo”, ha continuato Enrico Cappelletti, “che sia un dovere dei parlamentari quello di chiedere quali siano questi interventi specifici. Non possiamo stare a guardare. Vogliamo capire in quali casi il ministro si è permesso di far valere la sua parola”. In maniera informale, il presidente della Commissione giustizia Nitto Palma ha già fatto sapere che potrebbe essere difficoltoso avere i singoli nomi per motivi di “privacy”. “Sarebbe una spiegazione assurda”, ha aggiunto Alberto Airola, “considerato il fatto che siamo parlamentari, almeno noi avremmo il diritto di vedere quei nomi per capire secondo quale criterio il ministero della Giustizia ha ritenuto necessario muoversi per una persona piuttosto che per un’altra”. 

Circa 110, secondo quanto dichiarato da Cancellieri, i casi in cui avrebbe sollecitato i vertici del Dap. Tanti i casi singoli, ma non esiste un catalogo ufficiale che le censisca. Le segnalazioni possono arrivare da familiari, associazioni, parlamentari o dal ministro stesso e poi vengono vagliate con un’istruttoria delle autorità competenti. Nei giorni successivi lo scoppio del caso politico era stato il giornale “Avvenire” a cercare di individuare alcune delle situazioni più significative. Ad esempio, il detenuto al San Cataldo di Caltanissetta, che raccontava di essere in un grave stato di prostrazione perché dopo il trasferimento dal carcere di Siracusa, non poteva più lavorare né ricevere visite dei familiari vista la distanza. Oppure una detenuta a Lecce con tre figli a carico di cui una con gravi problemi psicologici che ha chiesto al ministro di essere trasferita in un altro istituto. 

“Vogliamo solo sapere come e quando il ministro si è interessata”, ha continuato Cappelletti, “anche se questo non influisce sulla nostra mozione di sfiducia. Siamo di fronte ad una situazione incredibile per un Paese civile. Io sarei in imbarazzo come cittadino se avessi un amicizia trentennale con un pregiudicato, figuriamoci come parlamentare e figuriamoci come ministro della Giustizia. Per questo restiamo convinti della necessità che Cancellieri si dimetta. Ammesso e non concesso che fosse una telefonata di carattere umano, con quanta gente non ha potuto fare lo stesso? E’ l’ennesimo caso di sopraffazione delle istituzioni sui cittadini”.