Non ci fu estorsione dietro la consegna di 500 mila euro fatta da Silvio Berlusconi a Giampaolo Tarantini nel periodo marzo-luglio 2011. Lo ha stabilito la procura di Roma che ha chiesto l’archiviazione delle posizioni dell’imprenditore barese e di Valter Lavitola.

L’ex presidente del Consiglio era stato sentito lo scorso maggio. In una memoria il leader del Pdl aveva ribadito la propria tesi difensiva: nessuna estorsione, ma un finanziamento spontaneo a “un amico in difficoltà”. Il Cavaliere, ascoltato nella veste di testimone indagato in procedimento connesso a Bari, era stato interrogato per circa tre ore dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal pm Simona Marazza.  

Lo stesso Tarantini ha sempre sostenuto che quel denaro era stato a lui destinato per riprendere la sua attività. Il sospetto degli inquirenti romani era che dietro quel regalo, risalente al periodo marzo-luglio del 2011, in realtà ci fosse un ricatto nei confronti di Berlusconi. Per questo episodio procede anche la Procura di Bari ma con riferimento all’ipotesi che i 500 mila euro fossero destinati all’imprenditore che portava escort a Palazzo Grazioli per indurlo a rendere una falsa testimonianza. I pm pugliesi hanno fatto slittare la richiesta di rinvio a giudizio perché hanno delegato nuovi accertamenti ai Carabinieri come richiesto dalla difesa di Lavitola. Le nuove indagini si concentreranno su tre telefonate. Nell’interrogatorio reso agli inquirenti baresi, il 4 giugno 2012, Lavitola ha prodotto i tabulati telefonici della sua utenza argentina risalenti al 17 luglio 2011. Dai tabulati risulterebbero tre telefonate consecutive fatte alle 16.33, 16.37, 16.38 (rispettivamente 21.33, 21.37, 21.38 ora italiana) dal suo telefono argentino alla residenza di Arcore. Telefonate della durata di 2 minuti, 1 minuto e 9 minuti. Nell’ultima Lavitola – stando a quanto lui stesso ha dichiarato – avrebbe parlato con Berlusconi del ‘prestito’ da 500mila euro in favore di Tarantini. Telefonate delle quali – secondo la procura di Bari – “la polizia di Napoli che stava intercettando non trova traccia”.