In attesa dell’approdo in Aula della legge di stabilità, previsto per martedì, proseguono le reazioni alla manovra di ottobre. I tre sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, hanno indetto uno sciopero di 4 ore da tenere da qui alla metà di novembre per chiedere di modificare il provvedimento, su cui hanno ribadito il giudizio negativo. E il presidente di ConfindustriaGiorgio Squinzi, manifesta le sue preoccupazioni sulla manovra: “C’è il forte timore che nel passaggio da decreto a legge saltino fuori le solite porcate, porcherie, di cui abbiamo larga esperienza nel passato: mi auguro che questo non avvenga”. Intanto la discussione politica si sposta subito sull’Europa. Il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, si dice pronto a modifiche della legge di stabilità. “Siamo disponibili a migliorare la manovra“, spiega ai microfoni di Radio24. “Dopo di che il punto fondamentale riguarda la politica europea“. Intanto, a quanto riporta il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn, la Commissione europea ha ricevuto “tutte le informazioni di cui aveva bisogno” sulla legge di stabilità e “ora può partire l’analisi”, anche se il testo formale è atteso nel pomeriggio.

La decisione dello sciopero è stata presa in un incontro tra i segretari dei sindacati confederali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Per la leader Cgil, la legge di stabilità non determina “un cambiamento di segno” e il Paese “rischia di perdere ancora una volta”: “Dopo tutti gli annunci del governo, si è mostrata solo una mancanza di convinzione”. Dello stesso avviso è Luigi Angeletti, con questa legge di stabilità “abbiamo condannato il Paese alla stagnazione” quando la “crescita dove essere la priorità”: il segretario Uil ritiene impossibile recuperare posti di lavoro e frenare l’impennata del tasso di disoccupazione giovanile. Sulla stessa linea, Raffaele Bonanni, leader della Cisl: “Non si è voluto mettere mano sugli sprechi, le ruberie e gli assetti di potere. Ha vinto il partito della spesa pubblica”. Ma le critiche alla manovra arrivano anche dagli industriali. Per Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, “da parte del governo gli interventi sono assolutamente insufficienti“. Il leader degli imprenditori, in particolare, si dice profondamente deluso per “l’entità degli stanziamenti, ben lontana da quella che secondo noi garantirebbe un impatto sull’economia”. In particolare, “sul cuneo fiscale le risorse non sono assolutamente in grado di produrre alcuno stimolo sulla domanda”.

Arriva a stretto giro la replica del viceministro dell’Economia. “Lo sciopero generale non è utile“, ha commentato Stefano Fassina. “Il presidente Letta ha una grande attenzione per le domande delle forze sociali. Ci saranno occasioni per confrontarsi e speriamo che attraverso i miglioramenti della legge in Parlamento ci siano le condizioni per evitare lo sciopero”. L’esponente Pd, però, ha voluto precisare: “Le chiavi per far ripartire l’economia sono a Bruxelles. La partita fondamentale si gioca lì ed è lì che dobbiamo combattere per un radicale cambiamento di rotta della politica economica”. E chiarisce le sue perplessità nei confronti del rigore imposto dalle autorità comunitarie: “Ho posto un problema politico, l’insostenibilità della linea economica dell’Eurozona, e ho trovato il premier disponibile ad affrontarlo”. Per il “giovane turco”, è necessario “intervenire negli spazi che ci sono, al di sotto della soglia del 3%, con gli investimenti che sono la leva più efficace per sostenere la ripresa e generare occupazione”. Fassina nega che la legge contenga alcun “maxi sconto alle banche“, nonostante il testo preveda un’anticipazione delle detrazioni fiscali per gli istituti di credito. E lancia una frecciata a Matteo Renzi: “Fare i pierini è facile ma non consente di dare risposte. Se si cavalca il malcontento in modo demagogico e con soluzioni fantasiose tipo il taglio del cuneo fiscale di 20 miliardi da finanziare con le pensioni d’oro, dalle quali si può ricavare qualche centinaio di milioni, si danneggia non solo il governo, ma l’Italia”.

Il cammino della legge di stabilità, secondo il segretario Pd Guglielmo Epifani, sarà “molto complicato, come sempre”, ma “bisogna evitare la somma delle richieste e l’inconcludenza dei risultati e scegliere le cose che fanno bene al Paese”. Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, risponde alle parole del presidente di Confindustria: “Stasera sono a cena con Squinzi. Secondo me non succederà niente di grave in parlamento, soltanto un miglioramento della legge”. E insiste sull’importanza di rispettare gli impegni presi nei confronti dell’Ue: ”Chi critica la legge di Stabilità ignora i vincoli europei. Abbiamo fatto quello che potevamo, non tagliando la spesa sociale e non aumentando le tasse. La manovra è equilibrata e imposta una programmazione triennale delle risorse. Abbiamo trovato i fondi per tagliare le tasse, la pressione fiscale calerà di un punto il prossimo anno. Ci sono le risorse per finanziare la Cig così come quelle per tagliare il cuneo fiscale, e poi i soldi per l’ecobonus”, afferma Zanonato, che si dice “aperto alle modifiche del Parlamento” purché “a saldi invariati”. I tagli alla spesa, assicura il ministro, “ci saranno”, anche se “serve tempo”, e “dovranno essere affiancati da misure per stimolare la crescita, dal taglio del costo dell’ energia per imprese e famiglie all’accesso al credito, alle norme per il digitale, a quelle per ricerca e innovazione”. Inoltre, aggiunge, “stiamo lavorando a nuovi strumenti per favorire le aziende che esportano”. 

Un altro affondo nei confronti della manovra arriva da Renato Brunetta, capogruppo alla Camera del Pdl. “Non è una legge coraggiosa, mancano le riforme necessarie. Credo che il passaggio parlamentare potrà migliorarla ma solo se c’è un accordo nella maggioranza”. E ancora: “Nessuno ancora conosce il testo definitivo, perché deve ancora arrivare alle Camere: è indecente. Son cambiate sette, otto, nove versioni, i conti non sono ancora chiari. Non so cosa abbia mandato il governo in Europa, questo è poco serio da parte del ministero dell’Economia”. Altro obiettivo polemico dell’ex ministro della Pubblica amministrazione, la pressione fiscale: “L’Imu di Monti ammontava a 24 mld, compreso l’extra gettito degli Enti Locali; l’Imu di Letta dovrebbe essere intorno a 20. Ma nel 2014 dovrebbe l’Imu dovrebbe salire a 24 miliardi, senza la parte aggiuntiva dovuta ai Comuni che, complessivamente, potrebbe diventare 30 miliardi. Questo si potrà sapere solo a consuntivo nel 2015 ma già oggi mi chiedo: dov’è la riduzione della pressione fiscale, se solo sull’Imu noi abbiamo 10 miliardi in più rispetto a quello che è stato pagato quest’anno?” Se non funziona l’accordo di maggioranza, ha infine avvertito Brunetta, “in Parlamento temo l’assalto alla diligenza e che i saldi di bilancio non vengano rispettati”.

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico sotto il governo Berlusconi, si dimostra invece critico nei confronti del ruolo del nostro Paese in ambito coimunitario. ”L’Italia in Europa non sa farsi rispettare. Basti pensare al comportamento di Saccomanni che ha preferito fare una manovra da 11,6 miliardi per rimettere a posto le cifre e correggere quel 3,1 al 3,0. Questo la dice lunga sullo stato di soggezione del nostro Paese nei confronti dell’Ue. Un governo delle larghe intese dovrebbe servire anche a questo: a farci rispettare in Europa. Un esempio da seguire? La Germania”. In un’intervista al Mattino, Romani mantiene un “giudizio sospeso” sulla manovra d’ottobre, perché “ci sono in campo una serie di misure che non hanno ancora preso una direzione chiara”. Sulle critiche in merito alla mancanza di interventi strutturali per la ripresa, “il nostro sistema industriale malgrado le bordate della crisi è riuscito a restare a galla grazie all’export che ha continuato a reggere. La crescita però non si fa certo per decreto”, rileva l’ex ministro, secondo cui “occorrono misure in grado di attivare la ripresa dei consumi interni. E non c’è dubbio che il governo debba insistere rendendo più leggero il carico fiscale sul lavoro. Giovani e neo-assunti innanzitutto”.